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Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter - genio e sregolatezza

Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter - genio e sregolatezza

Sherlock Holmes, come tutti quei personaggi che per fama hanno superato i propri creatori, è una figura fascinosa, elegante ed eclettica. Nonostante le apparenze, non deve essere stato semplice creare un videogioco attorno a un protagonista simile. Lo sanno bene i ragazzi di Frogwares, che con una serie di avventure grafiche al loro attivo – molte proprio con il famigerato investigatore – hanno saputo ritagliarsi una decorosa porzione di appassionati.

Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è il primo gioco dedicato al personaggio ad essere concepito esclusivamente per PC e console attuali. Liberatosi dalle le zavorre old gen, il progetto dei Frogwares ha fatto un piccolo passo avanti per impostazione ludica e prestanza tecnica. 

Una Londra liberamente esplorabile. Più o meno.

Una Londra liberamente esplorabile. Più o meno.

The Devil’s Daughter presenta cinque casi indipendenti, nei quali svettano le famigerate scelte morali e la possibilità di concludere le fasi investigative condannando anche la persona sbagliata. Nonostante le velleità dell’avventura lascino presagire l’assenza di un “guinzaglio logistico” entro il quale muoversi, in realtà gli sviluppatori ci hanno legato solo con una corda più lunga. Questo non costituisce un difetto vero e proprio, ma approfondiremo il concetto più avanti.

Ritornando alla storia, il canovaccio che sorregge ogni caso fa capo a una singola vicenda, che tocca il privato di Sherlock Holmes e ne sviscera impietosamente il lato umano. Il gioco riesce a cambiare registro con un sapiente uso della sceneggiatura, mai ridondante e in grado di regalare inaspettati guizzi narrativi. I misteri da risolvere sono allestiti con cura, e spesso dovremo fare attenzione a non farci trascinare sulle facili strade dell’ovvio. La trama si rivela assai intrigante, srotolandosi lentamente lungo l’arco dei cinque casi. 

Un "umanissimo" investigatore  in fuga.

Un "umanissimo" investigatore  in fuga.

Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è strutturato in maniera assai didascalica, con appunti, profili, file, deduzioni, da leggere, spulciare e confrontare. Al tempo stesso, il gioco riesce a farci respirare una certa libertà d’azione, tra ambienti aperti – non troppo, ma quanto basta – enigmi e interrogatori, fino ad arrivare a vere e proprie fasi d’azione, appesantite, però, da una struttura spesso semplicistica e farraginosa.  Il cuore del gioco, per fortuna, rimane ben saldo sull'elemento investigativo, e non poteva essere altrimenti, visto che stiamo parlando pur sempre di Sherlock Holmes.

Grande enfasi è posta proprio sulle eccezionali doti dell’investigatore, che in game si traducono in una sorta di “poteri visivi” da fare invidia al miglior Batman. Nello stilare i profili di tutti i personaggi, proseguendo con le varie ricerche, dovremo fare valutazioni ben precise in base agli eventi e al nostro spirito d'osservazione. Non è detto che il risultato finale sia sempre corretto, ma l’avventura ci consente di reinquadrare in corso d’opera ogni individuo in base alle evoluzioni della vicenda.

Sono le intriganti fasi investigative a rendere il gioco degno di essere giocato.

Sono le intriganti fasi investigative a rendere il gioco degno di essere giocato.

Per l’avanzamento delle indagini, l’impianto ludico presenta un’intrigante struttura ad albero, con la possibilità di passare da due o più indizi ad altrettante deduzioni e giungere, infine, a vere e proprie scelte. Il costrutto narrativo prosegue anche se si prendendo decisioni “sbagliate”, insinuando nel giocatore un senso d'ineluttabilità del fato che si sposa egregiamente con la natura aperta e investigativa del titolo. 

Tecnicamente, Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è fiaccato da un frame rate a dir poco ballerino (almeno nella versione Xbox One), non riuscendo praticamente mai a mantenere stabili i 30 fps. Le cose migliorano utilizzando la visuale in prima persona, ma mai tanto da liberarsi da un senso di grezzo e poco rifinito che aleggia per l’intera produzione.  Per fortuna i modelli poligonali sono ben rifiniti e l’estetica generale riesce a creare una discreta atmosfera.

Artisticamente il gioco è ispirato, peccato per il frame rate agghiacciante.

Artisticamente il gioco è ispirato, peccato per il frame rate agghiacciante.

Il doppiaggio si fregia di un cast davvero azzeccato, mettendo un’ulteriore pezza su un comparto tecnico non certo esaltante. Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è un titolo dignitoso, un’avventura grafica rivista in chiave moderna capace di offrire un ottimo livello di intrattenimento. La trama è ben scritta, i dialoghi e gli interrogatori sono sempre stimolanti e la Londra vittoriana teatro degli eventi è ricreata con grande effetto scenico.

Nel caso voleste soprassedere sui cali di ritmo, gli oziosi caricamenti e le fasi action/stealth alquanto grossolane, il gioco è in grado di offrire un’esperienza ricca, stimolante e ben scritta, in perfetta sintonia con gli illustri padri cui si ispira.

Ho giocato Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter su Xbox One grazie a un codice fornitomi da Ubisoft. Ho concluso l'avventura in una quindicina di ore e, pur volendo rivedere qualche scelta, non me la sono sentita di ripercorrere certi passaggi, fin troppo oziosi. In ogni caso, per i fan del giallo classico è un piccolo must. Come al solito, se acquistate il gioco su Amazon partendo dai seguenti link, una piccola percentuale di quello che spendete andrà a noi, senza alcun sovrapprezzo per voi. Se volete acquistarlo su Amazon Italia, cliccate qui, se invece preferite Amazon UK, cliccate qua.

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Videopep #131 – I miei giochi di luglio 2016

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