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Old! #296 – Marzo 1989

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Il 7 marzo del 1989, Capcom lancia in sala giochi Strider, gioco d’azione e piattaforme futuristico ambientato in un 2048 completamente fuori di testa. Strider si presenta come progetto crossmediale before it was cool, segnando l’esordio di una mitologia sfruttata anche nel manga Strider Hiryu. Inoltre, contemporaneamente allo sviluppo del gioco da sala, un team diverso si occupa di uno Strider indipendente che vedrà la luce su NES nell’estate dello stesso anno. Questo, ovviamente, non impedirà la genesi della solita pletora di conversioni casalinghe dello Strider arcade, con Sega in persona a occuparsi di quella, molto buona, per Mega Drive. Nel corso dei decenni, poi, arriveranno numerose conversioni “arcade perfect” o giù di lì per i sistemi moderni. E si vedranno anche un paio di seguiti. Tiertex, responsabile delle conversioni su computer assortiti, svilupperà un mediocre Strider II sugli stessi formati, mentre un vero e proprio Strider 2 targato Capcom arriverà su PlayStation nel 2000. Nel 2014, invece, dopo l’aborto del progetto di rilancio targato Grin (già responsabile per il nuovo Bionic Commando) arriverà il reboot firmato Double Helix.

Abbiamo già parlato di Strider in passato: trovate il pezzo del polemico Alez a questo indirizzo qui e il Racconto dall’ospizio di Peduzzi, inserito nell’attuale Cover Story, a quest’altro indirizzo qua.

Lo stesso mese vede l’uscita di Rock Star Ate My Hamster, raro esempio di produzione non a basso budget per Codemasters. Pubblicato sulla canonica pletora di formati computer, il gioco di Chris Graham (con le musiche di Allister Brimble) è sostanzialmente un gestionale che ci vede impiegati come manager di una rock star emergente, posti quindi a gestire sessioni di prova, concerti, equipaggiamento e via dicendo. Caratterizzato da un forte senso dell’umorismo e da un taglio a tratti surreale, Rock Star Ate My Hamster viene accolto con moderazione dalla critica ma diventerà in fretta un gioco di culto.

Sempre a marzo del 1989, giunge nei negozi Chaos Strikes Back, attesa espansione (ma giocabile in maniera indipendente) per il GdR Dungeon Master, pubblicato poco più di un anno prima. Uscito inizialmente su Atari ST, con la versione Amiga promessa per il futuro, Chaos Strikes Back porta avanti la storia del gioco originale proponendo cinque nuovi livelli da esplorare e un tasso di difficoltà non banale. Da sottolineare, poi, l’inclusione di un editor, che permette di modificare i nomi e i ritratti dei personaggi. L’espansione verrà ricordata anche per la presenza di qualche puzzle impossibile da risolvere, probabilmente traccia di elementi del gioco inizialmente previsti ma non inclusi. Nota a margine: negli stessi giorni, FTL Games annuncia di stare lavorando su Dungeon Master II, inquadrandolo come gioco di fantascienza e promettendolo per fine anno. Uscirà solo sei anni dopo e l’ambientazione sarà ancora una volta fantasy.

Il mese si chiude con un po’ di guerra da sala giochi. SNK lancia Ikari III: The Rescue, capitolo conclusivo della serie nata tre anni prima con Ikari Warriors. Ancora una volta, stiamo parlando di uno sparatutto a scorrimento verticale il cui sistema di controllo si appoggia sull’utilizzo di un joystick rotante. Rispetto al passato, però, il gioco propone una visuale più ravvicinata, sprite decisamente più grossi e una maggior enfasi sul combattimento corpo a corpo.

E l’altro sequel guerresco del mese è Operation Thunderbolt, seguito di Operation Wolf. Lo sparatutto con pistola ottica targato Taito ripropone le mitragliette agganciate al cabinato come controller, ambienta l’azione di recupero ostaggi (anche qui necessaria per ottenere il finale migliore) in una nazione africana fittizia e aggiunge al pacchetto il multiplayer cooperativo per due giocatori. Il gioco riscuote ancora grande successo, viene convertito su tutti i formati possibili e godrà di altri due seguiti.