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Rifter: bestemmie al neon

Rifter percorre con decisione due filoni abbastanza consolidati. Da un lato c'è il fascino per gli anni Ottanta, che qui si concretizza sotto forma di colori sparati a mille verso le cinquanta sfumature di fucsia, accompagnati da una colonna sonora che recupera con forza un sound quasi più da cinema eighties, che da videogiochi retrò, con dei motivetti talmente accattivanti che mi ritrovo a canticchiarli in testa senza nemmeno rendermene conto, mentre faccio colazione, la doccia, sto sulla tazza, lavo i piatti... oddio, sono stato assimilato! Dall'altro c'è l'incastonarsi nel filone dei platform/puzzle game d'azione duri e puri, stronzi irriducibili, tosti come la sella di un cosacco, che ti prendono a calci in faccia dall'inizio alla fine, ti seppelliscono di sfide sempre varie e interessanti, ti fanno l'occhiolino con tonnellate di contenuti extra da sbloccare e lasciano la porta aperta per la comunità degli speedrunner.

Non a caso, scrivo questa recensione senza ancora aver portato a termine l'avventura principale, incagliato su quello che credo essere l'ultimo livello (toh, penultimo: c'è il boss). Lo faccio non perché sia fondamentale accompagnare il lancio del gioco, anche se certamente mi fa piacere consigliarvelo in maniera tempestiva, piuttosto perché mi rendo conto (1) che superare questo scoglio non cambierà il mio giudizio, (2) penso di potercela fare ma, ehi, vai a sapere e (3) affrontare lo scoglio in questione senza l'ansia di volerci riuscire entro oggi potrebbe risparmiarmi un travaso di bile (plot twist: ho scritto l’articolo ieri, nella notte ho poi finito il gioco e avevo ragione su tutti e tre i punti).

Un elemento chiave di ciò che ho appena scritto sta in “penso di potercela fare”. Rifter è il classico gioco in cui, come dicevo, vieni costantemente preso a calci in culo ma riesci anche costantemente a fare quel passo in più e, anche quando non ci riesci, con ogni fallimento hai l'impressione di aver capito qualcosa, di poter tentare un approccio diverso e più efficace. È anche il classico gioco nel quale, se insisti troppo a testa bassa, finisci per bloccarti senza speranza e non vedere l'ovvio. È un gioco di abilità, certo, ma anche di pianificazione, di minuziosa attenzione per il dettaglio, di precisione, intelligenza, improvvisazione e, beh, perseveranza.

Si controlla un rifter, un tizio che se ne va in giro a distruggere rocce, torri, financo pianeti, prendendo a craniate crepacci preesistenti. Lo fa perché esegue degli ordini, senza sapere il motivo, e la storia raccontata dal gioco ruota attorno all'ormai trito e ritrito tema del libero arbitro, che nel dopo-BioShock, di anno in anno, continua la sua lenta e implacabile trasformazione da argomento perfetto per un videogioco intelligente a “Avete rotto i coglioni, inventatevi qualcos'altro”. Per portare avanti il suo compito, comunque, il rifter ha dalla sua discrete doti atletiche, uno scatto piuttosto rapido e soprattutto una sorta di rampino energetico, con cui può eseguire azioni di vario tipo.

Il rampino, perlomeno se si mantengono le impostazioni di base, viene gestito tramite la levetta analogica destra, attraverso un sistema di controllo che può ricordare quello dei twin-stick shooter. Proiettandolo e direzionandolo, lui va poi ad agganciarsi automaticamente a vari elementi dello scenario, cui possiamo appenderci per penzolare (e controllare l'inerzia regolando il movimento con la levetta analogica di sinistra), essere sparati via, trasportati e altro ancora, senza contare che se si utilizza il rampino come fionda ci si spara addosso ad eventuali nemici per abbatterli. Mano a mano che si procede nel gioco, si sbloccano sempre più opzioni, come per esempio una frustata che permette di attaccare nemici particolari ma anche di proiettarci nella direzione opposta.

Tutte le varie mosse vengono svelate con calma, integrate alla perfezione in un level design che piazza in fila un bel saliscendi di difficoltà, mirando sempre più in alto ma alternando in maniera perfetta picchi di bestemmie a pause defatiganti. Tutto, comunque, dalla struttura dei percorsi, alla composizione delle sfide, passando per il piazzamento dei checkpoint e la natura dei vari potenziamenti con cui è possibile far crescere il protagonista spendendo le varie gemme, trova quel magico equilibrio fra correttezza di design, frustrazione “sana”, voglia di uccidere qualcuno, bestemmie, consapevolezza di potercela fare con un pizzico d’impegno, autoflagellazione tafazziana che ti avvolge quando fallisci a un passo dal traguardo e sai, sai, sai che è colpa tua.

Rifter, insomma, è un gioco straconsigliato all’uomo che non deve chiedere mai, e quasi solo a lui. Non siamo assolutamente dalle parti del “gestibile portarlo a termine, veramente tosto se lo si vuole spolpare”. No no, qua si suda, e parecchio. Rifter è cattivo. Duro. Duro ma giusto. Anche se ogni tanto ti verrebbe voglia di tirargli due ceffoni per la sindrome del passaggio sbagliato. Avete presente, no? Quando in un videogioco sportivo volete passare la palla al compagno là in fondo ma il vostro comando viene male interpretato e la palla finisce nelle mani di un altro uomo a mezzo metro di distanza? Ecco.

In Rifter si fa praticamente tutto direzionando un indicatore con la levetta analogica e, quando le situazioni sono un po’ convulse, capita purtroppo di aggrapparsi al punto sbagliato, spararsi fortissimo dove non si voleva andare e finire per questo gambe all’aria. Non dico che accada di continuo ma succede, e di certo questo non riduce il quantitativo di imprecazioni. È però l’unica vera critica che mi sento di fare, assieme a un’occhiataccia rivolta all’organizzazione impacciatella dei menu delle opzioni, a un gioco divertentissimo, appassionante, profondo e che ti fa davvero spremere sangue, sudore e bestemmie aggrappato al pad.

Ho ricevuto un codice Steam dallo sviluppatore e, dopo undici ore abbondanti di gioco, ho ottenuto il finale che immagino essere quello più sfigato. Mi sono lasciato dietro un sacco di sfide extra e contenuti da sbloccare e ho sbloccato dodici achievement su quattordici (mi mancano, appunto, i due legati agli altri finali). Rifter è disponibile solo tramite download su PC.