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Quando Metroid Prime Hunters fece l'impossibile | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

A ripensarci, per certi versi Metroid Prime Hunters pare una specie di piccola, grande allucinazione collettiva. Pensateci bene: nella primavera del 2006, esattamente quindici anni or sono, giocavamo a un FPS multiplayer ambientato nell’universo di Metroid. Basterebbe già solo e soltanto questo per rendere come minimo speciale il tutto, ma c’è molto, molto di più.

Perché il fulcro di Metroid Prime Hunters era senza dubbio alcuno il suo comparto multiplayer, ma in particolare il suo multiplayer <i>online</i>. Ebbene sì Signore e Signori, parliamo di uno sparatutto competitivo in Rete a marchio Nintendo, sviluppato su una console portatile. E, udite udite, con addirittura la voice chat integrata: apoteosi totale. Roba che per la Grande N ancora oggi è letteralmente fantascienza, visto che nel 2021 siamo ancora ridotti alla disperazione dei Codici Amico e ben lontani dalla voice chat di sistema come standard consolidato.

Ma tant’è, e forse Hunters ce lo ricordiamo (mediamente in pochi, a dirla tutta…) anche per questo suo essere di fatto un precursore, alfiere sostanzialmente unico di una deriva isolata – fatta eccezione per Splatoon, che comunque per visuale e dinamiche si dimostra uno sparatutto assai diverso. In realtà Hunters non incarnerebbe il debutto assoluto di Samus in un contesto multigiocatore, poiché Nintendo aveva già fatto esperimenti un paio di anni prima con una non esattamente memorabile modalità multiplayer locale in Metroid Prime 2: Echoes. È tuttavia la convinzione con cui NST ha strutturato Hunters a cambiare e di molto la situazione: in questo caso è il trascurabile single player a diventare una sorta di extra, un ricco tutorial per metabolizzare un sistema di controllo particolarissimo e non proprio user friendly, nell’attesa di buttarsi a testa bassa sulle sfide di gruppo sia in locale che via Internet.

Già, a proposito dell’online: la pubblicazione del gioco viene ritardata di un anno proprio per aggiungere il supporto alla Nintendo Wi-Fi Connection, il servizio gratuito inaugurato nel 2005 con Mario Kart DS, in maniera tale da spingere sia Hunters che il servizio stesso. La deriva della bionda cacciatrice di taglie in un contesto da shooter effettivo (perché la serie Prime era sempre stata intesa come un’avventura in prima persona, che con gli FPS aveva in comune la visuale e quasi nient’altro) non lascia ad ogni modo il segno sperato: Hunters si distingue più come curiosità, come bizzarria un po’ sopra le righe – sono dopotutto gli anni di Metroid Prime: Pinball – che non come precedente di successo da cui ripartire per un eventuale nuovo corso della saga.

Intendiamoci: io a dirla tutta con questo improbabile sparatutto da passeggio mi sono divertito parecchio, e ricordo leggendarie sfide con gli utenti di Nextgame (non a caso se ripenso a Tmo con il suo fottuto Trace, il cecchino insettoide colorato di rosso col potere dell’invisibilità, ancora mi vengono gli incubi). Resta però, oggi come allora, la netta impressione di un esperimento estemporaneo e senza chissà quale convinzione, rimasto forse anche per cause di forza maggiore un po’ confinato a sé stesso.

Al di là del gameplay rifinito e per nulla banale, reso meno alla portata di chiunque da comandi via pennino a metà strada tra l’esigente e il crampo dietro l’angolo, l’elemento per cui non ci si dimentica di Hunters sono gli stessi cacciatori del titolo: un originale manipolo di strane creature aliene che cercano di ostacolare Samus. Ciascuna col suo design piuttosto iconico (opera degli artisti di Retro Studios e non di quelli meno blasonati di NST), nonché con un colore e una specifica arma di riferimento. Uno dei sei, Sylux, fa la sua comparsa nel finale segreto di Metroid Prime 3: Corruption e pure in Metroid Federation Force; per un certo periodo di tempo si è persino parlato di lui come di un possibile antagonista in Prime 4 – aspetta e spera! – o protagonista in uno spin-off di cui Nintendo si deve essere dimenticata otto secondi dopo quelle dichiarazioni.

A prescindere da tutto, il bello di Hunters sta probabilmente però proprio in questo suo essere passato senza lasciare altro che una flebile traccia in qualche wiki, oltre a qualcosa di decisamente più concreto nei cuori di chi c’era all’epoca: per quei pochi cultori le battaglie online di Samus, Spire e Noxus rimangono l’estemporanea testimonianza di una Grande N capace di osare, sfidando i pesi massimi del genere sul loro stesso territorio.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a Metroid e ai metroidvania, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.