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Il delizioso Kelvin and the Infamous Machine

Kelvin and the Infamous Machine è nato quasi due anni fa attraverso una campagna di raccolta fondi su Kickstarter, non particolarmente chiacchierata o ambiziosa, ma che ha superato in scioltezza il traguardo. Il team comprendeva un paio di nomi noti, ma senza grosse fanfare, e l'idea era di realizzare un'avventura grafica classicheggiante nei toni, nell'atmosfera, nell'umorismo e nei temi, ma con un approccio comunque moderno sul piano visivo e dell'interazione. Insomma, una specie di Broken Age dei poveri, se vogliamo metterla giù in maniera un po' acida. O anche un Broken Age meno logorroico, se vogliamo dirigere l'acidità da un'altra parte. Ed essendo il racconto incentrato sui viaggi nel tempo, è quasi inutile dirlo, tra i modelli a cui ci si ispirava non poteva che esserci Day of the Tentacle, anche se nella sostanza se ne vedono le tracce più che altro nell'approccio visivo cartoonesco, per altro stilisticamente piuttosto lontano da quello del gioco di Tim Schafer.

Comunque, mancato come da tradizione l'appuntamento con la possibile uscita ipotizzata nella campagna di raccolta fondi (si parlava di settembre 2015), il gioco ha raggiunto Steam in Accesso Anticipato a inizio marzo, mentre per la versione definitiva, fra patch assortite, piccole modifiche e, soprattutto, l'aggiunta di un ottimo doppiaggio, si è dovuto attendere luglio inoltrato. E oggi abbiamo per le mani una piccola, deliziosa avventura grafica, che ribadisce le sue ambizioni ridotte tanto sul piano produttivo quanto su quello delle dimensioni, ma regala una manciata d'ore divertenti, intelligenti ed estremamente piacevoli, scegliendo una via che potremmo definire “Daedalic Easy”.

Lo stile con cui sono caratterizzati i personaggi e il sarcasmo che impregna ogni pixel dell'avventura, infatti, non possono che far venire in mente diversi giochi della casa a cui dobbiamo e l'esistenza di Deponia, ma rispetto alle spremute di cervella del produttore tedesco, beh, gli argentini dello studio Blyts hanno deciso di andarci più piano. Ed è questo uno fra gli aspetti di Kelvin and the Infamous Machine che fanno venire in mente Broken Age. Nella sostanza, il gioco è un'avventura grafica molto classica, in cui bisogna esplorare ambientazioni alla ricerca di oggetti, chiacchierare con chiunque ci capiti davanti e risolvere enigmi dalla logica contorta. Dove però si distacca dai classicismi spinti è nell'essenzialità dell'interfaccia a singolo clic (con un'opzione secondaria per osservare gli oggetti accumulati nell'inventario) e nella snellezza delle conversazioni, che raramente offrono più di poche frasi tra cui scegliere.

Ne viene fuori un gioco sicuramente semplice nello sviluppo, che fra l'altro si appoggia su una struttura abbastanza lineare. Blyts ha sostanzialmente diviso l'avventura in tre sezioni principali, nelle quali il protagonista visita altrettante epoche per aiutare figure storiche fondamentali a compiere il proprio destino. E queste tre fasi sono del tutto indipendenti fra di loro, con i rispettivi enigmi che non sfociano mai dall'una all'altra, nonostante comunque le singole sezioni possano vantare una discreta libertà di movimento interna, grazie a spostamenti piuttosto liberi fra i vari ambienti e puzzle anche abbastanza articolati. La struttura cambia lievemente nel capitolo finale, che richiede di barcamenarsi fra le epoche in maniera un po' più dinamica, ma si tratta di una porzione talmente breve da non poter pesare sullo spirito complessivo del gioco, che è sicuramente quello della semplificazione.

Tutto questo pone Kelvin and the Infamous Machine in una situazione di mezzo che può respingere. È infatti un gioco che prova a unire la modernità di Broken Age a uno spirito un po' più classico nella costruzione degli enigmi. La semplicità d'approccio va mano nella mano con una sensazione di profondità tutt'altro che notevole, ma allo stesso tempo i puzzle non sfociano quasi mai nel “Mi risolvo da solo” che caratterizzava soprattutto la prima parte del gioco di Double Fine e, anzi, risultano spesso abbastanza ingegnosi, per quanto mai particolarmente difficili. In questa specie di limbo fra le epoche, però, il gioco di Blyts trova una sua identità fatta di ricerca visiva deliziosa, tutta a base di fondali dipinti a mano e animazioni buffe, insegue un umorismo che non sempre centra la risata ma sa farsi voler bene, si appoggia su un doppiaggio di grandissima qualità e regala una manciata di ore assolutamente gradevoli. Insomma, io ci metto il Vai a sapere, ma il Frechete non è molto lontano, eh!

Ho giocato a Kelvin and the Infamous Machine grazie a un codice Steam ricevuto dallo sviluppatore. Ci ho giocato col mio laptop, quindi direi che è sufficiente una configurazione da macchinetta del caffè. Ho impiegato quattro ore abbondanti per portare a termine l'avventura, ma chiaramente il tempo di completamento dipende molto da quanto ci si incaglia sugli enigmi. Ho sbloccato solo gli achievement legati al progresso, lasciandomi dietro tutti quelli basati su segreti e attività extra varie.