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Goodbye Deponia e grazie di tutto

Goodbye Deponia e grazie di tutto

Con il calar del sipario e i titoli di coda alle spalle, posso finalmente riprendere il discorso interrotto in sede di anteprima, esprimendo il mio personale e ben ponderato giudizio su Goodbye Deponia, ultimo capitolo di quella che, con buona probabilità, si può considerare la saga più conosciuta e amata di casa Daedalic. Per ovvi motivi, tale epilogo non può che risultare agrodolce e, con un velo di malinconia, non resta che salutare la compagnia capitanata da Rufus, nella speranza che il loro non sia altro che un arrivederci. È ineluttabile: tutto, prima o poi, deve concludersi. E allora val bene ritirarsi in gloria, piuttosto che trascinarsi a passo lento lungo il viale del tramonto.

Diario di Steam alla mano, ho impiegato circa dodici ore per giungere alla fine del racconto: gran parte di queste si sono perse nella sezione centrale dell'avventura, in assoluto quella più stimolante e complessa a livello enigmistico. Per una serie di bizzarre vicissitudini, surreali come l'umorismo che pervade l'intero gioco, nella mediana Rufus si fa trino e la linea narrativa si spezza di conseguenza, seguendo le alterne fortune di ogni parte. Ogni clone, e non potrebbe essere altrimenti, si trova invischiato in una situazione problematica e non può avere ragione delle avversità senza ricorrere all'aiuto delle controparti. I vicoli ciechi abbondano e di fronte a questi ostacoli, all'apparenza invalicabili, non resta che sintonizzarsi su un'altra frequenza: le onde radio si intrecciano più volte, in maniera coerente, contribuendo a creare un universo coeso. I tre non condividono l'inventario, ma possono, non dal principio, scambiarsi gli oggetti, pescando nel cappotto altrui. E così, lo scarto di Tizio si tramuta in un tesoro, prezioso, per Caio. Sempronio? Si attacca.

Dieta variegata, quella di Goodbye Deponia, che al classico arrovellamento cerebrale alterna piccole prove d'abilità, pietanze a tratti troppo condite e, in tali occasioni, pesanti da digerire. Rufus si improvvisa ballerino, corista, massaia e allegro (ma non troppo) chirurgo, con risultati non sempre esilaranti. Nulla vieta di saltare a piè pari questi intermezzi, riprendendo il racconto, improvvisamente interrotto, con un semplice click. A parte tali sbavature, Daedalic dirige un'avventura divertente e priva di tempi morti, un racconto i cui enigmi, per quanto assurdi, rispondono sempre a una precisa logica. La difficoltà, come accennato nel precedente paragrafo, raggiunge il suo picco al centro della parabola, salvo poi scendere dolcemente. Spesso, per avere ragione di un rompicapo, ci vuole tanta pazienza e altrettanta perseveranza, ma l'illuminazione non tarda a giungere, prima o poi.

L'interfaccia utente, essenziale, si muove in punta di mouse e il cursore multiforme sottolinea, senza lasciare adito a dubbi, i punti d'interesse, gli elementi con cui è possibile interagire. L'inventario, come nelle precedenti avventure dello sviluppatore teutonico, è a scomparsa e si affaccia se e solo quando necessario. Soluzioni di design, queste, che non sovraccaricano inutilmente l'immagine di icone e riquadri, evitando così un'inutile babele di simboli. Risaltano, anche per merito della dieta, le grazie di un pregevole aspetto grafico, forte di tavole bidimensionali ricche di particolari e dai toni solari. Con il suo tratto cartoonesco, il cast dimostra una spiccata personalità e ogni caratterista, anche l'ultima delle comparse, risulta a suo modo memorabile. L'unica nota dolente riguarda le animazioni, in alcune occasioni zoppicanti: i frame intermedi sembrano svanire in corso d'opera, lasciando campo libero a scatti e movimenti sincopati. Il doppiaggio, in inglese, è lodevole e si affianca a una colonna sonora sempre puntuale, precisa nel sottolineare i momenti seri e faceti.

Goodbye Deponia è un gioco eccellente, l'ennesima prova maiuscola di Daedalic, una delle realtà più interessanti in un genere che, caduto al tappeto, sta lentamente rialzando la testa. Rufus si congeda dal suo pubblico fra gli applausi e la chiosa della trilogia, spiazzante, non mancherà di far discutere i fan della serie. Chiudere con il passato, per quanto recente, non è mai facile: oggi inizia un nuovo percorso per lo sviluppatore teutonico, coraggioso nell'allontanarsi dalla sua migliore creazione, preservandola. Passione, alla base di questo difficile sacrificio, verso la quale nutro rispetto e, non lo nascondo, anche ammirazione.

Ho scaricato il gioco da Steam, grazie a un codice fornito dallo sviluppatore. Il test è stato condotto su un PC dotato di processore AMD FX-8320, 8 GB di Ram e scheda video AMD Radeon HD 7750.

 Voto: 8

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Stregato da Bayonetta 2