The Last Door, il terrore torna nella seconda stagione

The Last Door, il terrore torna nella seconda stagione

Diverso tempo fa, in questo episodio del Tentacolo Viola, il buon giopep parlava in maniera molto appassionata della prima stagione di The Last Door, cosa che mi fece sfrugugliare non poco il mio quinto senso e mezzo e da lì a poco diventò il mio GOTY 2014, Giusto per rinfrescare la memoria, The Last Door è un'avventura grafica in pixel art (tipo International Soccer su Commodore 64, quei pixel), che omaggia ottimamente e in maniera rispettosa la lugubri atmosfere di H.P. Lovecraft e le inquietanti fobie di Edgar Allan Poe. Tutta la serie è stata finanziata direttamente dagli utenti, che anche con pochi euro, potevano provare in anteprima i singoli episodi, pubblicati via browser direttamente sul sito degli sviluppatori.

Lugubre, di cui abbiamo una diapositiva.

Lugubre, di cui abbiamo una diapositiva.

La seconda stagione riprende in toto la formula vincente dei primi quattro capitoli (vi consiglio di leggere, se non l'avete ancora fatto, la recensione di Andrea Maderna), ed è incentrata sulle (dis)avventure del Dottor John Wakefield, psichiatra di Jeremiah Devitt (il protagonista della prima stagione) che, preoccupato della misteriosa scomparsa del suo paziente, inizia un viaggio non solo alla ricerca di Devitt, ma anche e soprattutto alla scoperta di orrori innominabili che si trovano "oltre il velo", in un mondo fatto di oscurità e deliri.

Forse ancora più che nella prima stagione, in questi quattro nuovi capitoli i ragazzi di The Game Kitchen dimostrano una devozione verso Lovecraft che rasenta la perfezione. L'orrore che si percepisce ma non si vede, la follia, i villaggi di pescatori, tutto ricorda lo scrittore di Providence.

Come detto prima The Last Door è un'avventura grafica punta e clicca, e l'interazione con il mondo circostante è facilitata dal fatto che l'icona del cursore del mouse cambia forma quando ci si trova su un oggetto "sensibile". Se possiamo raccogliere o utilizzare un oggetto, il cursore si trasforma in una mano; se possiamo solo analizzarlo, in una lente di ingrandimento. Scelta azzeccata, dato che a volte sarà più la nostra immaginazione a interpretare le immagini che, per la scelta stilistica e la pochezza di pixel, potrebbero a volte essere difficili da comprendere.

Gli enigmi sono mediamente abbastanza abbordabili anche per un giocatore non proprio cresciuto a pane e Monakey Island, ma comunque in alcuni punti è necessario far girare gli ingranaggi nel nostro cranio... soprattutto in quei casi in cui, più che combinare due oggetti insieme, è necessario interpretare una scritta o una pagina di un libro per risolvere l'indovinello e compiere le giuste azioni.

Però quello che continua a stupire ed ad esaltare di The Last Door è l'atmosfera, unica, terrificante (pur con quattro pixel in croce) che il team spagnolo è di nuovo riuscito a creare. È strabiliante come una grafica così volutamente povera stimoli la fantasia, che viene ulteriormente sfamata da un comparto sonoro di prim'ordine. Sia gli effetti sonori e ambientali (veramente azzeccatissimi), sia la colonna sonora (sempre composta da Carlos Viola) rendono tutto il gioco un piccolo gioiello.

Inquietudine a pieni pixel.

Inquietudine a pieni pixel.

Non mancano inoltre momenti in cui la libertà di movimento o decisionale del giocatore è volutamente limitata, in modo da creare momenti di suspance molto tesi in cui si vorrebbe uscire in fretta da quel cunicolo o riaccendere quella dannata torcia, perché quei passi, quei suoni, sono veramente agghiaccianti.

Volendo trovare un appunto in generale al titolo, è necessario dire che a volte (soprattutto nel quarto episodio), la parte più narrativa, dove le possibilità del giocatore sono limitate per permettere che la trama scorra via come vogliono gli autori, risulta eccessiva al punto da far diventare il titolo più un racconto interattivo che un'avventura grafica. Sono però momenti che possono o essere considerati un limite del gameplay, o come nel mio caso, un ottimo modo per raccontare alcuni passaggi chiave della trama.

La seconda stagione di The Last Door quindi ripropone l'ottimo lavoro fatto con quella precedente, confermando The Game Kitchen come un team veramente valido e in grado di creare atmosfere che molti altri sviluppatori, con molti più mezzi, si sognano la notte.

Ho giocato a The Last Door: Season 2 grazie ad un codice Steam gentilmente inviatomi dal publisher. Ho impiegato circa sette ore per giungere negli abissi più terrificanti oltre l'ultima porta, esaminando praticamente ogni oggetto, quadro, libro il gioco proponesse. Le lingue disponibili per ora sono solo solo Inglese e Spagnolo, e dato che in alcuni casi è necessario risolvere degli indovinelli o comunque interpretare certe frasi, è comunque necessario una conoscenza della lingua non proprio base. Curiosa, ma molto a tema, l'opzione per la risoluzione a cui giocare il titolo: è una sola e recita "Lowest-res ever".

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