Old! #160 – Maggio 1986

Old! #160 – Maggio 1986

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]". Il 5 maggio del 1986 esce nei negozi un gioco che ai tempi assume in fretta uno status mitologico, fosse anche solo perché si tratta del primo videogioco ufficiale della storia dedicato a Batman. Come si intitola? Batman. Pubblicato su Amstrad CPC, ZX Spectrum ed MSX assortiti, Batman è un arcade adventure con visuale isometrica, come va di moda all'epoca, e pone come obiettivo il salvataggio del povero Robin, rapito dal cattivone di turno.

A firmare il gioco sono il programmatore John Ritman e il grafico Bernie Drummond, che un anno dopo pubblicheranno quello che probabilmente rimarrà il loro capolavoro, oltre che il gioco ricordato con più amore in questo filone: Head Over Heels. Ma Batman, che tra l'altro vanta tra le sue innovazioni l'introduzione di un sistema di checkpoint all'interno dei livelli da utilizzare in caso di perdita di tutte le vite, riscuote comunque un gran successo di critica e di pubblico, tanto da generare, due anni dopo, un seguito intitolato Batman: The Caped Crusader.

Sempre a maggio del 1986 fa il suo esordio nelle edicole italiane Zzap!, edizione italiana targata Studio Vit della rivista britannica Zzap! 64. Mentre la versione originale si occupa esclusivamente di Commodore 64, la pubblicazione italiana apre le porte a tutti i sistemi a 8 bit e sdogana forse definitivamente le pubblicazioni dedicate ai videogiochi nelle nostre edicole, aprendo le porte per tutto quel che verrà poi, via via fino al tripudio internettiano dei giorni nostri e all'esistenza stessa di Outcast, nonché di voi che mi state leggendo.

La prima foto che ho trovato cercando su Google "Zzap! Italia".
La prima foto che ho trovato cercando su Google "Zzap! Italia".

Nel corso degli anni, Zzap! Cambierà editore un paio di volte, passando per le mani di Edizioni Hobby e poi Xenia Edizioni, che la condurrà fino alla chiusura delle pubblicazioni con il numero 73 e la sopravvivenza per un altra decina di mesi grazie all'aiuto della struttura ospedaliera chiamata The Games Machine, rivista dedicata ai 16 bit che ospiterà Zzap! come inserto. Su Zzap! Faranno il loro esordio tanti nomi storici del settore e perfino qualcuno che trent'anni dopo continua a scribacchiare. Per un lampo di nostalgia, potete gustarvi le scansioni della rivista su Progetto Zzap! Italia.

Il 27 maggio 1986 esce in Giappone il primo Dragon Quest, sviluppato da Chunsoft e pubblicato da Enix su Nintendo Famicom. Ispirato a classici occidentali come Wizardry e Ultima, Dragon Quest è il parto del designer Yuji Hori, che fra l'altro, oltre ad avere creato uno tra i primi JRPG, è pure il babbo delle visual novel, sostanzialmente inventate da lui con Portopia Serial Murder Case. L'ìdea alla base di Dragon Quest, comunque, è quella dell'apertura del genere verso un pubblico più ampio, grazie a una certa semplificazione delle meccaniche e a una grande enfasi posta sulla narrazione.

Aiutato dal talento di Akira Toriyama sul fronte visivo, Hori tira fuori un gioco fondamentale per la definizione del genere e centra il suo obiettivo riscuotendo un successo clamoroso, roba da oltre due milioni di copie nel solo Giappone. Il gioco verrà anche portato in America, tre anni dopo, col titolo Dragon Warrior, senza però riscuotere lo stesso successo. Ma la sua importanza fondamentale rimane, anche al di là del fatto che andrà a generare una serie da undici capitoli principali, più innumerevoli spin-off e adattamenti a fumetti, cartoni animati e [aggiungere a piacere].

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