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Ludophìlia #51 - Breve fenomenologia del frechete

Ludophìlia #51 - Breve fenomenologia del frechete

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma un’incomprensibile rubrica di approfondimento videoludico che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Naomi Kyle”. E invece no, basta col Quebec, amo Jessica Lopez.

Di cosa va principalmente alla ricerca un videogiocatore coinvolto pienamente nella sua attività nel mondo virtuale? Lo sappiamo tutti: di segnali, di indicazioni che gli consentano di poter giungere al fregno. In questo processo (spesso doloroso, spesso adorabile), la funzione fondamentale dell'espressione "frechete" - usata qui su Outcast perfino come parametro di massimo giudizio possibile - è con tutta evidenza l'essenza. Una doppia essenza, due facce della stessa medaglia, lo yin e lo yang, lo sticazzi e lo stocazzo.

Addentriamoci meglio, se non nel suo significato, quantomeno nei suoi usi più comuni/consoni, partendo da un dato di fatto: frechete, in abruzzese, vuol dire tutto.

Ad esempio: Paolo Paolo Giacci Composer Paolo Giacci domanda a Fotone: "Fotone, ma dimmi un po', è proprio fregno 'sto Assetto Corsa?". La risposta di Fotone, in tal caso, sarà "Freeechete!", con svariate (almeno 3) "e" (tutte accentate) nella prima sillaba, come a sottolineare il carattere sopralogico del simulatore di Kunos. E se Paolo Paolo Giacci Composer Paolo Giacci chiedesse a Fotone di massaggiargli le sue doloranti caviglie, ma Fotone non ne avesse alcuna intenzione, la sua risposta sarà un secco "Frechete." Qui, chiaramente, la natura totalizzante del frechete concentra in un'unica, bellissima parola stizzita l'esatto concetto del "Non ho alcuna intenzione di massaggiarti le caviglie, amico mio, ma ti sono vicino nel dolore." Se, puta caso, Paolo Paolo Giacci Composer Paolo Giacci si rivolgesse a Fotone dicendogli: "Ciao Fotone, sai che ho appena composto da solo tutta la colonna sonora del nuovo Silent Hill? Un lavoro pazzesco!", Fotone risponderebbe certamente "Freechete!", con tono stupito, per esprimere vivissima gioia per il traguardo raggiunto dal noto composer teatino e, al contempo, anche grande preoccupazione per l'evidente mole di lavoro richiesta da una simile opera. In questo caso, il frechete assumerebbe il significato di "Complimenti vivissimi, ma ora prenditi il tuo meritato riposo, ti vedo sciupato. Ti preparo sagne e ceci, dai."

Spesso e volentieri, frechete da solo non basta. Nasce per cui l'esigenza di rafforzare la parola in svariati modi. I più noti sono frechetinpetto (accezione positiva, da associare al gesto della mano a cuspide che colpisce lo sterno), frechetincùlo (gli occhi si sgranano e il collo si protende in avanti), frechete 'na freca (rafforzativo scemo), fattinculeffrechete (con vena polemica), frechese (anziani), oh-ffrechete! (rafforzativo esclamativo).

Frechete vuol dire tutto: vuol dire fregno, fregnissimo, ben ti sta, c'ho piacere, te l'avevo detto, stupore, gioia, o anche niente. Dunque, usatelo con cognizione di causa, ovvero sempre e dovunque.

Old! #160 – Maggio 1986

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