Librodrome #61: Pong e la mondializzazione

Librodrome #61: Pong e la mondializzazione

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Qualche tempo fa, chiacchieravo con Fotone del fatto che in questa rubrica, fra i miei libri in francese e i suoi in universitarese, non parliamo mai di roba scritta in italiano. Che poi abbiamo spesso trattato pure libri scritti in inglese, ma insomma, quella è comunque una lingua che in qualche modo risulta comprensibile per un sacco di italiani, specie poi per gli appassionati di videogiochi a cui interessa questo genere di approfondimenti e/o per chi è abituato a guardarsi tonnellate di film e telefilm recuperati per vie discutibili. Lo so che ci leggete, brutti pirati cattivi. Ammettetelo! Tutto questo per dire che forse dovremmo rendere un po' meno elitaria 'sta rubrica. O forse no. Tanto checcefrega, il pallone è nostro, decidiamo noi.

E infatti questa settimana ho deciso di proporvi il boss finale: un libro in francese universitarese. Pong et la mondialisation – L'histoire économique des consoles de 1976 à 1980 nasce infatti come tesi universitaria realizzata dall'autore William Audureau presso l'istituto di storia economica e sociale della Sorbona. La tesi, chiaramente, è stata poi rimaneggiata e alleggerita, per renderla adatta alla pubblicazione da parte di quel delizioso editore che è Pix'n Love Editions, ma è ovvio che la base di partenza, a tratti, può essere un po' tosta da affrontare. Però, sarà che - nonostante io mi atteggi sempre da vecchio scoreggione del videogioco - si tratta di un'epoca che non ho vissuto, l'argomento m'è parso davvero interessante.

Inizialmente, l'intenzione di Audureau era di concentrarsi sull'evoluzione del mercato giapponese dal 1977 in poi, ma l'indagine si è pian piano allargata e ha finito per abbracciare un periodo storico e, soprattutto, un'estensione territoriale un po' più ampi. Nella sostanza, viene analizzata l'esplosione della prima ondata di console casalinge, la valanga di macchine da gioco più o meno ispirate a Pong, o comunque alla meccanica delle due stanghette, che per una manciata di anni diede vita al mercato che oggi ancora amiamo così tanto. L'analisi alterna sezioni fortemente incentrate sulla lettura dei dati e sull'approfondimento delle logiche di settore con altre di stampo più tipicamente giornalistico, in cui viene raccontata l'evoluzione del mercato in maniera discorsiva. E chiaramente sono soprattutto le prime ad essere un po' complesse da assimilare per chi non ha grande dimestichezza con la materia. Ma il quadro generale emerge comunque in maniera abbastanza chiara.

Al di là di introduzione e conclusione, il libro è diviso in tre sezioni principali. Nella prima viene analizzata l'esplosione del fenomeno in America, partendo ovviamente dalla comparsa di Pong nel 1972, ma andando anche più indietro, con i primi esperimenti, e osservando l'evoluzione del mercato, fra giochi da sala, macchine casalinghe, esportazione su scala globale e via dicendo. Fra gli aspetti più importanti trattati, che chiaramente tornano anche nel resto del libro, c'è un'analisi sullo sviluppo tecnologico parallelo, legato anche agli avanzamenti in altri settori. Gli Stati Uniti ne vengono fuori come la locomotiva commerciale, culturale e tecnologica del settore, alla base della nascita di un fenomeno che, nel giro di pochissimi anni, vedrà apparire sul mercato centinaia di console, prodotte da praticamente qualsiasi azienda si occupi di elettronica in tutto il pianeta.

La copertina del libro.

La copertina del libro.

Nella sezione centrale si analizza l'esplosione del fenomeno a Hong Kong, talmente forte da arrivare a produrre una tale mole di esportazione prodotti da ricoprire il secondo posto assoluto per quanto riguarda quel territorio. E le conseguenze saranno evidenti su tutti e tre i mercati principali (USA, Europa, Giappone), ma soprattutto nel vecchio continente. Proprio sul raccontare le difficoltà del mercato europeo, penalizzato dall'abbondanza di sotto marche, dall'assenza di politiche industriali comuni e dalla concorrenza dell'import asiatico, si apre la terza e ultima sezione del libro di Audureau, che va a raccontare dei diversi mercati (compreso quello italiano!) e, per ovvi motivi, si concentra poi su quello francese. Ma il gran finale è nelle mani dell'industria nipponica, che sul finire degli anni Settanta, pur non essendo ancora particolarmente forte in termini di esportazione, si imporrà come una tra le meglio protette, organizzate e reattive. Fra barriere doganali, costri di produzione competitivi, avanguardia tecnologica e altre politiche molto vantaggiose per aziende come Nintendo, il Giappone sfrutterà quel periodo per crescere moltissimo in questo settore e, beh, sappiamo bene cosa accadrà poi negli anni Ottanta.

Insomma, Pong et la mondialisation – L'histoire économique des consoles de 1976 à 1980 è un libro magari dalla lettura non agilissima, anche per chi conosce il francese meglio di me, ma contiene un sacco di informazioni interessanti e, soprattutto, apre una finestra su un periodo del videogioco fondamentale, a modo suo molto intrigante e del quale, per diversi motivi, non si parla mai molto. Se ne avete occasione, dategli una chance. Tanto più che in coda c'è una bibliografia molto ricca di spunti, che segnala diversi testi e siti anche in inglese.

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