Bloodborne - La morte ti fa bestia

Bloodborne - La morte ti fa bestia

Hidetaka Miyazaki è un genio. Un fottuto genio, per essere precisi. Quest’uomo ha dato vita a una fra le saghe più infide, bastarde ed esigenti nell’intero panorama degli action RPG, creando- di fatto - un sottogenere a sé: quello dei souls game. Demon's Souls è stato il primo vagito di un figlio capace di lasciarci svegli per notti intere, ma che alla fine non si poteva non amare. Da quel momento, From Software ha sdoganato la sua creatura, convertendola al multipiattaforma. Dark Souls  e Dark Souls II hanno seguito il suo illustre capostipite, tracciando nuovamente la via del dolore e spingendo il giocatore sul baratro della sanità mentale. Ovviamente sto parafrasando, ma mai come in questo caso ogni metafora ha un certo peso, soprattutto quando si parla di genio e follia. Bloodborne si colloca pertanto come seguito spirituale dell’intera serie, terminologia magari abusata ma quanto mai corretta per descrivere al meglio il gioco di From Software. Esclusiva per PS4, Bloodborne vira verso una direzione artistica più barocca e un sistema di combattimento maggiormente votato all’azione.

Il pallore della luna accarezza anche gli impuri.

Il pallore della luna accarezza anche gli impuri.

Nell'ultima creatura di From Software sono assenti gli scudi e le classi. Le armi da fuoco sostituiscono le “vecchie” coperture e la versatilità del protagonista sopperisce in parte alla presenza del solo cacciatore. Il taglio netto col passato, comunque, c’è e sarebbe sciocco non sottolinearlo. Il Regain System è quindi il cuore vivo e pulsante di Bloodborne, una dinamica brutale e intensa che pone l’enfasi su un attacco furioso e frenetico, anche se mai dissennato. Cerco di spiegarmi meglio: di fatto, se si subisce un colpo, bisogna restituire subito pan per focaccia. Se lo si fa con sufficiente tempismo, è possibile recuperare parte dell'energia perduta. Uno stratagemma lodevole, che spinge il giocatore ad osare, affondare il colpo e fuggire solo se necessario. Ciò non si traduce, però, in un combattimento sconsiderato e incauto: schivare e badare alla stamina è ancora necessario.

L'eterno riposo è una chimera degli stolti.

Per rendere il nostro alter ego più potente, bisogna accedere al Sogno del Cacciatore, ovvero il Nexus di Bloodborne. L’unica valuta nell'universo From Software è rappresentata dagli Echi del Sangue. In realtà ci sarebbero anche i punti follia, ma magari ci arriviamo più tardi. Utilizzando i suddetti Echi, saremo in grado di livellare il buon cacciatore secondo i soliti parametri del genere ruolistico, acquistando, inoltre, oggetti ed equipaggiamento. Ogni arma, oltre ad avere una doppia versione veloce-media, lenta-forte attivabile in combattimento con un semplice tasto, può essere potenziata tramite determinati oggetti, con l’incastonamento – non permanente – di preziose gemme. Lascio a voi il piacere di ulteriori scoperte: non mancheranno di certo.

L'odore del fuoco non può coprire il fetore della morte.

L’indole aggressiva del gioco, ritornando tra le torbide strade di Yharnam, emerge dalla già citata assenza di scudi. In Bloodborne le armi da fuoco, equipaggiabili nello slot della mano sinistra, sono l’unico modo per stordire gli avversari, boss compresi. Ovviamente la finestra temporale per un blocco perfetto è ridottissima, costringendo a leggere e imparare ogni azione del nemico. Le altre regole, seppur con succose varianti, sono quelle degli altri souls. Morite e perderete tutti gli echi di sangue. Tornate sul luogo della dipartita e potrete recuperarli. Fallite nell'intento e perderete definitivamente il vostro tesoro. Giocate online per leggere o lasciare messaggi agli altri cacciatori, aiutateli o affrontateli, secondo le vostre più sfrenate e pruriginose voglie.

Una novità su cui è necessario spendere più di una parola sono i Labirinti del Calice, sotterranei popolati da mostri e boss inediti. Questi dungeon sono generati in modo procedurale, e pur non potendo avere (ovviamente) lo stesso, sontuoso level design dei mondi base, garantiscono una sfida enorme, aprendo - di fatto - una parentesi infinita nella longevità del gioco.  Insomma, le dinamiche di Bloodborne, se snocciolate in maniera didascalica, non renderebbero giustizia al gioco di From Software, e io non voglio certo scrivere un pedante surrogato di un manuale di istruzioni.

Stolto è il cacciatore che non sa quando chinare il capo.

Forse in questo caso servirebbe, vista l’omertà del gioco in tal senso, ma pazienza: è un fardello che porterete assieme a me. Molto più interessante soffermarsi sul meraviglioso mondo creato dagli sviluppatori nipponici: Bloodborne è un sontuoso dedalo che affonda le radici nell’architettura gotica e barocca, mescolando splendore e decadimento. Un crocevia torbido e palpitante, abitato da nemici deformi, mutevoli e spaventosi. Lo spettro della follia riecheggia in ogni vicolo di Yharnam, al servizio di un level design perfetto: torri arroccate come denti guasti delimitano funesti villaggi fumosi, cimiteri putrescenti e cattedrali barocche. Ogni anfratto può contenere una preziosa scorciatoia o una trappola mortale e l'esperienza di gioco è quasi più importante di quella accumulata in forma di Echi. Anzi, probabilmente lo è molto di più.

Colpevoli e colpe si mescolano nel sangue.

Cosa sono, dunque, dei tentennamenti nel frame rate, a fronte di tanta meraviglia visiva? Con l'ultima patch pubblicata, poi, spariscono anche i caricamenti biblici, croce che ha caratterizzato le avventure dei primissimi cacciatori di Yharnam. Un vero peccato. Ma al netto delle sue imperfezioni, Bloodborne è un gioco eccezionale. La dedizione e la pazienza richieste appaiono forse eccessive, soprattutto nella parte iniziale di gioco, ma tutto convoglia nella creazione di un'esperienza unica. Il peso della morte, al pari delle armi che brandirete con fervore, si avverte in ogni affondo.

La danza mortale contro gli estenuanti boss, le corse verso angoli apparentemente sicuri, le scoperte di piccoli anfratti... sono tutte gemme di una splendida corona. Cercate di non soccombere sotto il suo peso: inizialmente parrà insormontabile, ma solo così potrete ambire ad ergervi come imperatori. E per quanto il regno di Bloodborne anneghi nella melma, la putredine, la paura e l'odore della morte, non c'è mondo videoludico più degno di essere conquistato.

Ho acquistato Bloodborne il day one, senza sapere che uno scintillante codice review fosse a mia disposizione. Ma per From Software si fa questo ed altro.  Ho terminato il gioco in 80 ore circa. Pur conoscendo il "trucco" per vedere i tre finali senza ricominciare tutto daccapo, ho preferito lasciarmi uno spiraglio per un'eventuale "nuova partita +". Tutto questo senza contare i difficilissimi livelli dei calici. Un autentico splendore.

Voto: 9,5

Ludophìlia #39 – Tutta la verità su Paolo, Paolo Giacci Composer, Paolo Giacci

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Sonic Boom fissa un record (negativo ovviamente)