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Dark Souls III: ricordati che devi morire!

Dark Souls III: ricordati che devi morire!

L'uscita di Dark Souls III è stata una vera e propria manna per i fan del genere. Eppure, nella sua torbida perfezione, il titolo From Software ha suscitato qualche sparuta ma vigorosa lamentela, principalmente per la struttura di gioco fin troppo simile a sé stessa. Se chiedete al sottoscritto, parlare di saturazione del genere soulslike mi fa solo sorridere. In un panorama videoludico dove sette giochi su dieci sono sparatutto online (lasciatemi passare l'iperbole) e i rimanenti appartengono al genere indie (con generazione randomica di qualcosa) un capolavoro come Dark Souls III non satura un bel niente, anzi. Col ritorno in sella di Hidetaka Miyazaki, la saga ha ripreso quel percorso leggermente deviato col secondo capitolo - sul quale il maestro non ha lavorato - riportandolo sui binari che ben conosciamo.

"Chi è senza peccato scocchi la prima..." SEI MORTO.
"Chi è senza peccato scocchi la prima..." SEI MORTO.

Dopo la straordinaria parentesi di Bloodborne, Dark Souls III ripropone in pompa magna le varie classi tra cui scegliere - non vincolanti ma assai differenziate - il peso dell'equipaggiamento da gestire e, non ultimo, l'uso dei poteri magici; ma ci arriveremo presto. Il sistema di controllo è sempre il medesimo, perfettamente funzionale nella disposizione dei tasti, pronto a fornire ogni strumento per sopravvivere. Questo fondamentalismo ludico, che si ripercuote in ogni aspetto del gioco, potrebbe effettivamente sfiancare chi venisse or ora da un precedente capitolo. Ma questo, a mio avviso, è un problema del fruitore: non puoi prendertela con la lasagna per la troppa carne, se ne hai già mangiato due porzioni. La lasagna quella è, ed è sempre una squisitezza. Se poi si vuol cambiare ricetta, la scelta, come già detto, è nelle mani di chi sceglie. Ora che ci siamo tolti il dente della metafora gastronomica (anche se in teoria ci sarebbe ancora quella sessuale), possiamo tornare a discutere serenamente di Dark Souls III. L'universo di gioco si perde nelle nebbie dei ricordi, scrutando attraverso il tempo, fino a un passato mistico e dai contorni indistinti.

"Accendiamo un fuoco di speanza".
"Accendiamo un fuoco di speanza".

Le meravigliose lande di Lothric sono cadute lentamente in disgrazia, trascinate nell'ombra e ricoperte da coltri di cenere. I Signori dei Tizzoni, mistici sovrani uniti dal vincolo della fiamma, hanno regnato saggiamente su tutte le terre, fin dove arrivava lo sguardo. Tuttavia, l’oscurità ha presto prevalso: nonostante la forza del suggello, quattro dei cinque imperatori hanno ripudiato il loro divino incarico, causando lo spegnimento della fiamma. I regni, sotto il giogo dei Signori della Cenere, hanno visto letteralmente andare in fumo ogni speranza. Il protagonista di Dark Solus III è solo una fiammella insignificante, costretta a vagare nel limbo della (non) morte agognando invano il tiepido abbraccio della cenere. Come potrà un singolo granello di polvere alimentare nuovamente il fuoco dei quattro sovrani?

Quelli che appaiono come semplici spunti narrativi vengono gettati in pasto al videogiocatore, che deve metterli insieme tramite la descrizione degli oggetti e il cincischiare dei NPC. Anche questa caratteristica, per alcuni vista come un difetto, è in realtà uno fra gli elementi più fascinosi dell'intera saga.

La perigliosa danza contro i boss.
La perigliosa danza contro i boss.

Tornando alla struttura ludica, un importante ritorno è rappresentato dalla barra degli incantesimi. Facendo eco direttamente al primo Dark Souls, le magie, tra le altre cose, riconducono la serie sui variegati binari della personalizzazione. Quelle dinamiche sfoltite in Bloodborne (volte ad offrire un'azione più diretta e concitata) ritornano in tutta la loro complessità: il carico degli item nell'inventario, l’immenso numero di oggetti da equipaggiare, la gestione del proprio credo e l'iniziazione ad altre affiliazioni, che non ho certo intenzione di spoilerarvi. In più di un’occasione, non posso esimermi dal sottolinearlo, la conoscenza della saga può portare a sensazioni di leggera ripetitività, sia ambientale che ludica. From Software, tuttavia, ha lavorato molto su quest’aspetto, puntando su una struttura di gioco profonda e una cura nella creazione degli ambienti davvero fuori dal comune.

Dark Souls III affonda quindi le radici in quell'ossatura infida e rodata che ha dato vita a un intero sotto-genere. Chiaramente, col ritorno della mistica barra blu, dovremo decidere quante fiaschette Estus portare con noi, distribuendole tra arancioni (PV) e cineree (PA). Gli slot per il trasporto del liquido andranno via via aumentando, e con essi la strategia da seguire nei vari momenti di gioco. Graditissima la possibilità di usare nuove abilità per armi e scudi, attivabili col trigger sinistro nella modalità a due mani. Rieccoci, quindi, alla ricerca di nuovi luoghi, gettati in un mondo morente e circondati dalla disperazione. Spinti da un level design straordinario, patiremo ad ogni passo, agognando la scoperta, l'antro nascosto, la scorciatoia.

La cornice plumbea e l'atmosfera di dannazione ricorda molto Bloodborne.
La cornice plumbea e l'atmosfera di dannazione ricorda molto Bloodborne.

Quei meccanismi ludici che ben conosciamo riprendono lentamente a girare, scricchiolando - almeno all'inizio - sotto il peso di un leggero déjà vu, ma pronti a prendere piede con subdola precisione. Come accaduto ultimamente in diversi colossal cinematografici, anche in Dark Souls III c'è un marcato auto-citazionismo che dona al gioco dei vaghi contorni da "reboot". Lo stupendo HUB centrale, ad esempio, nella sua maestosa verticalità, riporta alla mente il Nexus di Demon’s Souls, e allo stesso modo ricopre il ruolo di zona franca, antro dove livellare, acquistare item, potenziare armi e riparare oggetti. Il design dei livelli, pur senza giungere ai picchi di Dark e Demon's Souls, è ricco di scorciatoie, collegamenti e segreti: ninnoli insignificanti, armi, personaggi, fino ad arrivare a intere aree. Benché il numero di falò sia forse eccessivo, soprattutto perché collegati dal teletrasporto praticamente da subito, la difficoltà è proprio come la ricordavamo, soprattutto negli scontri con alcuni tra i boss più feroci, spettacolari e galvanizzanti degli ultimi anni.

Visivamente Dark Souls III è un autentico gioiello, una vera gioia per la retina. Un'analisi tecnica esasperata potrebbe affossarlo, tra i cali nel frame rate e una telecamera bizzosa, ma riguardo la direzione artistica, rasentiamo il sublime. L'atmosfera eredita alcune suggestioni horror-gotiche da Bloodborne, allontanandosi leggermente dal fantasy classico, ma la visione d'insieme resta sempre coerente con l'immaginario originale creato dalla saga. L'aria malsana ci opprime fin dai primi momenti di gioco, circondati ora da figure ciondolanti e coperte di stracci, ora da guerrieri giganteschi, le cui logore ma sfarzose armature e i movimenti fieri ne tradiscono le nobili origini.

"Ahi come passata sei..."
"Ahi come passata sei..."

Nel momento in cui scrivo, ho potuto testare solo una delle due patch disponibili per l'ottimizzazione del motore grafico. Già con la prima, le migliorie sono più che evidenti, soprattutto in una zona particolare. Nella giornata di oggi è previsto un nuovo aggiornamento: con un frame rate ancora più costante, il comparto tecnico subirebbe una considerevole impennata. Menzione d'onore, infine, per lo splendido sonoro, con alcune sinfonie degne di un requiem mozartiano. Raramente ho ascoltato arrangiamenti e musiche orchestrali di tale qualità.

Dark Souls III,pur nelsuo essere un semplice "more of the same", pecca un po' di immobilismo e auto-celebrazione, questo è innegabile. Ma quando un gioco raggiunge una tale maturità, sia ludica che artistica, l'unica cosa di cui discutere è solo il "quando", non il "se". Quando ci giocherete, se ne parlerà felicemente tutti insieme. Fatelo vostro, non avrete a pentirvene.

Ho scaricato Dark Souls III su PlayStation 4 grazie ad un codice fornitomi dal distributore. L'ho portato a termine in 85 ore abbondanti, ma questo non ha minato la voglia di prenderne ancora nel New Game +, marchio di fabbrica della serie. Ho provato poco l'online, dove le lande erano tempestate di messaggi perlopiù inutili, divertendomi ad aiutare qualche anima sconsolata contro i boss più difficili. Ah, come al solito, se acquistate il gioco (o qualsiasi altra cosa) su Amazon passando dai seguenti link, una piccola percentuale di quello che spendete andrà a noi, senza alcun sovrapprezzo per voi. Se volete procedere su Amazon Italia dirigetevi qui, se preferite Amazon UK puntate qui.

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