Westworld e la sensazione di déjà-vu

Westworld e la sensazione di déjà-vu

Come si diceva nell’ultimo Outcast Popcorn, credo vivamente che LOST abbia cambiato la serialità televisiva come mai era successo, e come raramente ho visto accadere di lì in avanti. Non fraintendetemi, nel corso degli anni sono uscite una valanga di serie migliori di quella firmata da Lindelof e Cuse, ma quel modo di portare avanti una trama arzigogolata, folle, piena di misteri e non detti, per di più legata a doppio filo a un cast più o meno infinito nel corso di sette stagioni, ha alimentato un sottobosco di fan e di teorie che ancora oggi viene ricordato con passione da chi, tra il 2004 e il 2010, ha seguito le sventure di Jack e compagni di settimana in settimana. LOST è riuscito a cavalcare perfettamente il meglio e il peggio di internet, con gli sciamannati che si alzavano alle quattro del mattino per scaricare gli episodi dai torrent e guardarli prima degli altri, per poi riversarsi sulle comunità, sui forum e sulle prime wiki tematiche (che, sbaglierò, ma voglio credere essere un fenomeno nato proprio grazie a LOST) e lanciare teorie che potessero illuminarci un minimo su quel mondo costruito episodio dopo episodio, linea narrativa inspiegabile dopo linea narrativa inspiegabile, easter egg dopo easter egg. Io stesso, col senno di poi, apprezzo molto più il ricordo di essere stato dietro a internet mentre guardavo LOST che LOST stesso, e non tanto perché non mi sia piaciuto il finale o perché alla fine mi piacessero davvero una manciata di personaggi su seicento, quanto più perché, probabilmente, mi è sempre piaciuta l’idea secondo la quale lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore è meglio che dare tutte le risposte. Poi, certo, qualche risposta in più non avrebbe fatto schifo e, in generale, dio solo sa quanto non avrei voluto vedermi le puntate di Paulo e Nikki o quella dei due vecchi interracial, ma insomma, per tanta merda random che capitava, poi c’erano episodi come The Constant o Greatest Hits che ti rimettevano al mondo. E, di nuovo, il punto di LOST era “analizzare” la domanda, l’episodio, il suggerimento, piuttosto che darle una risposta.

Westworld è probabilmente la cosa che più si avvicina a LOST dopo tutti questi anni, e lo fa con tutto un altro dispiegamento di mezzi e risorse, oltre che con un cast che può vantare tra le sue fila Anthony Hopkins e Ed Harris, attoroni tali che, pensate un po’, non sono mai stati protagonisti di un meme a causa delle loro faccette di cazzo. Scritto da Jonathan “ho scritto tutti i film incasinati di mio fratello” Nolan e Lisa Joy e prodotto da HBO, Westworld riprende il canovaccio narrativo dall’omonimo film di Michael Crichton, e vede protagonista questo gigantesco parco divertimenti/zoo safari in cui, proprio come in un videogioco multiplayer online, i partecipanti umani possono interagire e vivere ogni tipo di avventure in questo scorcio del vecchio west abitato da ignari cyborg, programmati per agire come locali del tempo.

Un concept pazzesco e ricco di potenzialità già di per sé, a cui, con l’andare degli episodi, si aggiungono elementi che vanno ad attingere dai pool tematici più interessanti e ricchi di spunti che la narrativa sci-fi (e non solo) ci ha offerto nella sua lunga storia. Dieci settimane di corsa all’Ovest, verso il centro di un labirinto che avrebbe consegnato tanto a noi quanto ai protagonisti della storia delle risposte, un qual certo senso di chiusura, anche a fronte della consapevolezza di una seconda stagione in arrivo nel 2018, con buona pace dei cliffhangeroni di LOST, che ti tenevano appeso da un anno all’altro con dei dubbi a cui non avrebbe saputo rispondere neanche Aranzulla.

Teddy e Dolores, due dei simpatici cyborg protagonisti. Sì, si chiamano davvero "Teddy" e "Dolores".

Dieci episodi di scoperta, di misteri che si infittiscono e nodi che si sciolgono, ma anche di acquisizione costante di nuove consapevolezze, di una nuova dimensione che coinvolge tanto i personaggi umani, che entrano a Westworld per divertirsi, ammazzare, bere e scopare, tanto per quegli ignari androidi che dal parco escono solo per venire ripristinati e continuare con le loro routine. Anche grazie a una narrazione attenta, un utilizzo subdolo del montaggio e un abile sfruttamento di tutti gli aspetti del racconto, compreso quello più amministrativo e gestionale di un parco con questo tipo di risorse e possibilità, arrivati alla fine di Westworld risulta evidente come questa prima stagione abbia davvero rappresentato il viaggio verso il confine tipico del western, seppur immerso in una sorta di metafora esistenziale che vedeva la libertà come ultimo traguardo… e poco importa che si tratti di una libertà letterale, metaforica o, perché no, creativa.

Un viaggio, come dicevo, anche questo vissuto come ai bei vecchi tempi di LOST, spalla a spalla con quell’internet foriero di teorie, analisi e argomentazioni che potessero gettare luce su un intreccio profondo, stratificato e all’inizio anche piuttosto convulso un po’ caratteristico della produzione Nolaniana. Complice anche una concezione piuttosto cinematografica dell’opera, soprattutto il blocco centrale della narrazione si ritrova spesso rallentato da momenti di spiega, solitamente affidati ai due grandi vecchi e alla loro straordinaria bravura nello stare seduti a parlare, e riporta alla luce quei momenti di inizio millennio in cui cercavi conforto online per capirci qualcosa. E poco male se la curiosità tende inevitabilmente ad ammazzare il plot twist o - come dice Ugo - se quello stesso plot twist l’avevi già capito da solo e ti tocca subire un quarto d’ora di spiega supplementare: alla fine Westworld è una grande serie dal fascino passée, che grazie a una risma di personaggi grigi, misteriosi e senza apparente redenzione ha saputo tenerci incollati in questi ultimi mesi di 2016.

Ciao, sono giopep e qui direi che è ormai tradizionale il mio scrivere questa parte in corsivo al posto di Nabbacchio. Non che per le serie TV sia obbligatorio scriverla, in fondo la si mette solo se serve e, voglio dire, qua che vuoi scrivere? Che la serie l'hanno trasmessa su Sky Atlantic e bona così. Toh, vi butto il momento accattonaggio col link per acquistare il blu-ray del film originale su Amazon Italia e su Amazon UK.

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