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Street Fighter II, provaci ancora U.S. Gold! | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

L'anno era il 1992, e come tutti i possessori di Amiga 500 attendevo con grande eccitazione la conversione di Street Fighter II, “il” picchiaduro che stava spopolando in tutte le sale giochi del mondo, compresa la mia di fiducia. Il capolavoro di Capcom sfoggiò in effetti delle conversioni clamorose per le console a 16 bit dell’epoca (Super Nintendo e Sega Mega Drive), a differenza di quelle destinate ai personal computer, e in particolare all’Amiga.

Affidata alla solita U.S. Gold, che con l'altra compagna di merende, Ocean, si divideva la maggior parte delle conversioni e dei tie-in, Street Fighter II arrivava annunciato da un bel carico di speranze. 

In effetti, il mio approccio col gioco fu accompagnato da grande esaltazione e da un ottimismo per certi versi ingiustificati, perché nel giro di mezz’ora, dopo giusto un paio di partite con i miei lottatori preferiti, Guile e Ryu, il mood era già passato da “Cazzo, questo è Street Fighter II” a un “Fanculo, fa davvero schifo, che conversione penosa.”

Eppure, come ho detto, le prime impressioni erano state incoraggianti, tra intro, menù e musiche abbastanza simili alle controparti arcade. Il problema era il gioco in sé. La grafica non era così distante da quella ammirata in sala giochi, e gli sprite, per quanto meno colorati, ricordavano parecchio gli originali. Gli effetti di parallasse erano tuttavia assenti, così come le animazioni della folla, evidentemente per guadagnare qualche frame in più.

Nonostante ciò, nemmeno i tagli alla grafica (era richiesto un Amiga 500 espanso) rappresentavano il problema più grosso della conversione. Il dramma vero era vedere Ryu, Guile, Ken e compagnia bella muoversi malamente da una parte all'altra dello schermo. Le animazioni, purtroppo, erano qualcosa di pietoso e mancavano totalmente di fluidità. Lo scrolling a dir poco anarchico, mentre le collisioni parevano frutto più della casualità, che di una qualche combinazione di tasti esercitata dal giocatore, soprattutto durante i voli a mezz'aria.

Va anche detto che il sistema di controllo delle versioni Amiga e PC cercava di fare qualcosa di impossibile: simulare con uno o due tasti quello che il coin-op e le console facevano con sei. la scelta tra un attacco debole, medio o forte con un joystick era quasi sempre frutto del caso, così come la realizzazione delle mosse speciali.

Vabbè, dai, almeno i bonus stage c’erano.

Per quanto riguarda il comparto sonoro la situazione era leggermente migliore. La maggior parte degli effetti e delle voci digitalizzate della versione arcade erano presenti, anche se di qualità inferiore, mentre alcune tracce erano state sostituite da un paio di brani generici.

Insomma, un disastro totale. U.S. Gold per certi versi ci aveva provato davvero, a catturare lo spirito di Street Fighter II, ma aveva finito per seppellirlo sotto una conversione scialba e deludente. E la scusa di un hardware non all'altezza non reggeva, considerata l’eccellente conversione Amiga del primo Mortal Kombat, tanto per restare in tema.

L’unica consolazione è che nel giro di pochi mesi procedetti con l’acquisto di un Super Nintendo con Street Fighter II annesso: tutta un'altra storia!

“Deve essere grandloso per potersi chiamare Gold!”

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata alle esclusive, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.