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Racconti dall'ospizio #155: Uno Spider-Man per ogni stagione - I giochi dal 2000 a oggi

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Come si accennava nella prima parte di questo escursus ragnesco videoludico, superato il 2000, Marvel poteva godere di una rinascita di popolarità dovuta all’inizio di un’era di cinecomic che perdura ancora oggi (e che la vede protagonista direttamente anche a livello produttivo, a differenza di allora). Perciò, per un po’, meglio accantonare i fumetti e puntare sulle pellicole.

Nel 2002, a ridosso del film, ecco spuntare Spider-Man: The Movie, che riprende la formula dei due precedenti titoli Activision ma si basa tutto sul primo film di Sam Raimi. Per rinverdire un po’ la trama e offrire qualcosa che duri più di un paio d’ore, ecco spuntare nemici inediti come Shocker o lo Scorpione. Personaggi e fatti principali hanno però le fattezze e i luoghi del film, anche se i protagonisti appaiono un po’ lessati e New York scialba da vedere. Volteggiare nelle sezioni tra i palazzi è semplicemente ignobile ma in generale il gioco resta un tie-in piuttosto dignitoso. Inutile dire che è invecchiato malissimo.

Nel 2004, è il turno di Spider-Man 2: The Game, stavolta tie-in del secondo film Raimico (?). Per la prima volta, ci troviamo di fronte a un vero gioco open world, che ci fa girare in una cubettosa New York. La trama, ovviamente, ruota attorno al Dottor Octopus, ma anche qui non mancano le aggiunte fumettose (la Gatta Nera!) e le missioni extra, figlie della nuova natura aperta della mappa. Poter volteggiare per Manhattan in libertà è qualcosa che ancora oggi in molti si ricordano e il gioco viene sempre indicato come uno fra i migliori dedicati all’arrampicamuri. Per me, non così tanto. Inanzitutto era un tie-in e perdere l’originalità rifacendosi ad altro, un po’, lo ingabbiava. Inoltre, arrivando da Grand Theft Auto III e Vice City, la città appariva fin troppo spenta e immobile per risultare godibile. Certo, andò meglio che con Spider-Man 3, targato 2007 e incarnazione videoludica del capitolo finale zoppicante della prima trilogia di film su Spidey. Un open world sicuramente migliore da vedere, soprattutto nella versione PS2/PS3 e Xbox 360, ma zero anima, zero voglia di vivere.

Poco prima della fine della trilogia, nel 2005, aveva fatto capolino Ultimate Spider-Man, preso direttamente dai fumetti, stavolta, anzi totalmente in continuity (per un po’, poi è stato brasato via) e scritto da Brian Michael Bendis, divinità sceneggiatrice recentemente passata in DC e autore totale di tutti i numeri della lunga serie a fumetti Ultimate Spider-Man. Niente male, graficamente ottimo, grazie allo stile fumettoso. Una New York più viva, la possibilità di utilizzare Venom e terrorizzare i ragazzini, nel complesso un buon gioco.

Finisce la saga di Raimi, lasciando un po’ di malcontento. Per un po’ si brancola nel buio. La Marvel a fumetti parte con una serie di nuovi starting point, tra cui Brand New Day, che offre un Peter Parker più sgargiullo e storie più old school. Dan Slott diventa lo scrittore ufficiale di Spider-Man e resta sulla poltrona per ben dieci anni, dal 2008 al 2018. Proprio nel 2008, ecco arrivare Spider-Man: Il Regno delle Ombre, avventura stavolta inedita e più comic-oriented, con un interessante sistema di punti, tramite cui decidere se essere buono o “malvagio” nell’ottica simbiontica di Spidey. Guest star: Wolverine!

Nel 2010, il sopracitato Dan Slott firma anche la sceneggiatura di Spider-Man Dimensions. Ecco, per me è un grandissimo gioco, che pesca a piene mani dall’universo del Ragno per tirarne fuori una storia nuova, come si dovrebbe fare sempre coi prodotti alla Spider-Man, che hanno decenni di storie alle spalle e sono già stati raccontati in diverse maniere. Il gioco perde l’open world ma guadagna in dettaglio grafico e dona animazioni e uno stile grafico semplicemente fantastici. Quattro Spider-Man provenienti da diverse dimensioni si uniscono per ricostruire la Tavoletta della Vita, distrutta da Mysterio. Spidey classico, quello Ultimate, il Noir anni Trenta e il futuristico Spider-Man 2099. Meglio cento volte un gioco lineare diviso a livelli che un open world vuoto e ripetitivo. Conta l’atmosfera e i ragazzi di Beenox hanno fatto un ottimo lavoro.

Il gioco funziona e arriviamo al 2011 col seguito diretto, Spider-Man: Edge of Time, scritto stavolta da Peter David, l’inventore dell’Uomo-Ragno 2099, qui unico protagonista assieme a quello contemporaneo. I due devono collaborare per impedire il collasso dello spaziotempo. Riferimenti a go-go ai fumetti, comparse di personaggi recentissimi come il bianco Anti-Venom, Spider-Man: Edge of Time non ha il mordente del primo episodio e annoia decisamente di più ma, tutto sommato, porta a casa la partita.

Sony, intanto, si è presa totalmente i diritti di Spider-Man per il cinema e tocca a Marc Webb dirigere un nuovo Uomo Ragno. Nonostante le idee sulla carta ci fossero, va male tutto, perlomeno per gli standard monetari attuali, ma tra il 2012 e il 2014 i ragazzi di Beenox tornano a occuparsi del ragno coi due tie-in The Amazing Spider-Man e The Amazing Spider-Man 2. Pur essendo tutto sommato divertenti, l’ombra dei film di Webb si fa sentire e i due giochi risultano piuttosto dimenticabili. Per dire, possiamo riassumerli mostrando questa sequenza (vera) in-game:

Marvel, intanto, domina il mondo coi suoi film e rientra in possesso dei diritti di sfruttamento di Spidey. Decide quindi di entrare a gamba tesa nel mondo dei video game al grido di “Basta tie-in” e dichiara di voler creare giochi nuovi ispirati più ai fumetti che ad altro, ma sempre inediti. Inoltre, cerca appositi team di sviluppo, secondo lei consoni ai vari personaggi. Per Spider-Man, tocca ad Insomniac, che tira fuori Marvel’s Spider-Man (per tutti Spider-Man PS4, essendo esclusiva Sony, che stavolta non lascia uscire la sua gallina dalle uova d’oro dal recinto). É ora nei negozi e tutti gridano al gioco di Spidey perfetto. Restate su Outcast per leggerne presto la recensione.

E così arrviamo al presente, dopo quarant’anni di giochi sul Ragno, tra alti e bassi (talmente bassi da finire sottoterra), gioie e dolori. Vediamo cosa riserva il futuro del Tessiragnatele, che sembra decisamente roseo, anzi, rosso e blu.

Questo articolo fa parte dell'amichevole Cover Story di quartiere su Spider-Man, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.