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Lo Spider-Man giapponese con il robot gigante, eroe dei due mondi

Si fa presto a ridere dello Spider-Man giapponese. Di Supaidaman, del tizio con la macchina volante e il robot, protagonista di mille meme, con o senza mitragliatrice. Si fa presto e sostanzialmente non si sbaglia, perché la serie televisiva creata dalla Toei nel ’78 è talmente ridicola da diventare capolavoro e poi fare nuovamente il giro e tornare risibile. Però. C’è un però? Sì. Perché il mondo dell’entertainment giapponese non sarebbe stato lo stesso senza Supaidaman. No, davvero.

Siamo a metà degli anni Settanta. Toei e Marvel stringono un accordo della durata di tre anni: il colosso nipponico può usare i personaggi della Casa delle Idee nelle sue produzioni televisive come gli pare, Marvel può fare altrettanto con le IP Toei. La prima idea messa giù dai giapponesi è quella di una serie su Yamato Takeru, il principe dell’omonima dinastia, che arriva nel presente e ha come amico l’Uomo-Ragno. Se vi state chiedendo “Che cazzo c’entra?”, non guardate da questa parte. Poi si decide di incentrare direttamente la serie su Spider-Man, rifilando al principe il ruolo del cavaliere alieno moribondo che dona i suoi poteri all’Uomo-Ragno. Sì, origini e contesto sono LEGGERMENTE diversi rispetto al canone Marvel. Leggermente nel senso che, costume e nome a parte, è tutto completamente diverso.

Questa è la storia non di uno di noi, ma del motociclista Takuya Yamashiro, che dopo aver visto un UFO precipitare sulla Terra e suo padre morire perché investigava su quanto accaduto, scopre il cavaliere di cui sopra. Si chiama Garia, è l’ultimo sopravvissuto del pianeta Ragno, dove fanno i pigiami, e con il suo sangue dona a Takuya i suoi poteri. E una macchina volante, la Spider Machine GP-7. E la sua astronave, il Marveller, che ha una testa di leopardo, per una qualche ragione. Il Marveller si trasforma nel robot Leopaldon/Leopardon, con cui Takuya, agitando le braccia, può affrontare i suoi nemici giganti in tutina di gomma, mandati dal Professor Mostro e dal suo esercito della Croce di Ferro. Ché l’esercito della Croce del Sud, come nome, l’aveva prenotato Shin di Ken il Guerriero.

È un eroe diverso da tutti gli eroi dei tokusatsu precedenti, Spider-Man, perché non fa esplodere i suoi nemici con una mossa finale in stile Kamen Rider, deve usare ogni volta il suo robot gigante. E questa cosa di introdurre un robot in una serie tokusatsu, per cavalcare la moda del momento (siamo in piena febbre da robottoni a Tokyo e dintorni, del resto), diventerà uno standard nelle serie sentai, cioè quelle con un gruppo di eroi. Se, in pratica, nei Power Rangers ci sono da decenni i Megazord, è tutto merito di Supaidaman e Leopaldon.

La serie dura 41 puntate, andate in onda tra il maggio del ’78 e il marzo del ’79, in cui succede di tutto. In particolare, Takuya scala malissimo tutta una serie di palazzi senza motivo, si spenzola con la sua corda più volte, in rapida sequenza, in stile videoclip vintage, smarmitta in casa per uccidere con il monossido di carbonio i familiari. Il costume, però, braccialetto multiuso con il nome a parte, resta bellissimo.

L’accordo con la Marvel porta anche a una trasposizione MOLTO libera degli Avengers e di Capitan America, la serie Battle Fever J (c’entra con l’originale ancor più una mazza), e a un film anime su Dracula, ispirato al fumetto Tomb of Dracula. Gli americani, dal canto loro, importano alcuni robottoni nella serie Shogun Warriors (Raideen, Combattler V, Danguard), trasformandoli di fatto in personaggi del mondo di Daredevil, Hulk e Thor. Per chiudere il cerchio, Takuya e Leopaldon sono apparsi nel Marvel Universe, durante la saga Spider-Verse (2014), che pescava ragni da tutte le dimensioni, i luoghi, i laghi. Leopaldon è diventato nel frattempo uno dei simboli e dei tormentoni del mio blog, e non ho mai capito bene il perché. Minchia, però, se sarebbe utile, nel traffico, una Spider Machine GP-7.

Quando non piove.

Questo articolo fa parte dell'amichevole Cover Story di quartiere su Spider-Man, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.