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Spider-Man: Far From Home è tipo Vacanze in America, con i superpoteri

Attenzione, la seguente recensione non contiene spoiler su Spider-Man: Far From Home, ma non ho potuto (né voluto) schivare un paio di faccende legate ad Avengers: Endgame. È anche vero che il film dei Russo è uscito da un po’, e statisticamente ci sono pochissime probabilità che ancora non lo abbiate visto. Però, insomma, lascio qui.

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Evangelion e Spider-Man in Europa | Outcast Popcorn Outcast Staff

Per circa un anno e mezzo, ovvero fino alla calata di quella roba totalmente fuori scala che risponde al nome di Spider-Man: Un nuovo universo, Homecoming è stato il mio Uomo Ragno preferito al cinema. Non che lo trovassi necessariamente migliore rispetto, toh, al primo film di Raimi, che probabilmente vanta una personalità più spiccata. Ma senz’altro mi è calzato meglio per costruzione generale, equilibrio tra dramma e caciara, scelte di casting.

Una bella parte di merito va al clamoroso “working class villain” di Michael Keaton, sì, ma è giusto riconoscere a Tom Holland un Peter Parker capace di farsi strada tra quello trasognato di Tobey Maguire e l’altro, più strafottente, di Andrew Garfield. Con quel suo parlare schizzato e l’andirivieni tra umorismo, freschezza e goffaggine adolescenziale, l’attore calza perfettamente sia la tuta, che la dimensione scolastica in odore di teen-drama di Spider-Man: Homecoming.

In via di questo taglio spensierato, sì, eppure diverso da quello dei Marvel più cazzoni, non sorprende che il compito di far prendere aria alla baracca MCU dopo la gravità di Endgame, e gestire il passaggio verso la prossima fase, sia stato affidato al nostro amichevole Spider-Man di quartiere. Meno scontata (per quanto premessa dalla gita a Washington del precedente episodio) ma decisamente azzeccata, la trovata della vacanza studio all’estero, che fa scendere su tutto il film un’atmosfera piacevolmente camp, dà il cinque alto a un sacco di gag fighe, e soprattutto permette al regista (Jon Watts), e agli sceneggiatori (Chris McKenna e Erik Sommers) di sfogare al massimo la vena scolastico-giovanile.

Se almeno una volta in vita vostra avete sperimentato una gita di classe (o avete visto Vacanze in America), in Spider-Man: Far From Home ritroverete tutte le situazioni del caso: le grandi speranze del pre-partenza, gli escamotage per sedersi accanto alla tipa carina, l’invidia per le coppiette già decollate, eccetera eccetera. C’è persino la versione 3.0 del walkman condiviso, pensa te.

Queste robe in stile Il tempo delle mele vengono portate in scena con grazia e un certo realismo, al netto di supertizi e supercriminali vari che tagliano la strada a Peter. Ci sono quei due o tre momenti col magone in ricordo del caro estinto, ma senza esagerare, senza le facce tese di Avengers: Endgame. Watts non va mai troppo al largo e si diverte, semmai, a rispondere alle domande più sfiziose e meno gravi del mondo post Thanos.

Per dare un’idea, i toni mi hanno ricordato le sequenze meno pese di Iron Man 3, anche per come vengono gestite un paio di pieghe e per tutto il discorsetto “meta” attorno ai rischi della manipolazione della verità, alle fake news eccetera, che oggi riesce a essere persino più attuale rispetto al 2013 (tipo che, di questi tempi, uno come il Mandarino potrebbe essere tranquillamente Presidente eletto).

*Sottofondo segaiolo di Marco Esposto*

La struttura che tiene su la baracca, di contro, a parte un paio di twist ricalca quella di Homecoming (e almeno una mezza dozzina di altri film del MCU?), opera rispetto alla quale Far From Home ha meno personalità, una messa in scena un pelo più banale, e soprattutto non ha Keaton nel cast, per quanto Jake Gyllenhaal si muova piuttosto bene tra diversi registri, modellando un Mysterio interessante.

Friend or foe?

Detto questo, ribadisco che il cuore del film batte soprattutto nelle parti scolastiche, nella costruzione del rapporto tra Peter e l’ottima MJ di Zendaya, oltre che nel passaggio di consegne tra Iron Man e Spider-Man che conferisce alla sfida di fondo il valore di una prova iniziatica, più che di una minaccia reale. Ma è OK, siamo in estate. È tempo di vacanze, e un filo di leggerezza dopo tutti gli sbattoni di Endgame ci sta alla grandissima.

Ho visto Spider-Man: Far From Home in anteprima, e in lingua originale, grazie a una proiezione stampa tenutasi in Svizzera, dove il film esce oggi come in buona parte del mondo civile. Per vederlo nelle sale italiane, tuttavia, bisognerà aspettare fino al 10 luglio.