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Requiem per John Wick

I Re Magi.

Omar Sharif.

Il Flatiron Building.

Yakuza, anche se sarebbe meno razzista chiamarlo Like a Dragon.

Akira Kurosawa.

Honda, con tutti e due i costumi.

Zatoichi e Furia cieca.

Michelangelo, quello delle Tartarughe Ninja.

Taiko no Tatsujin.

Le ragazze del centralino.

I chambara, di nuovo.

Dio perdona, io no.

I Casamonica.

The Whale, però bello.

Climax! Casino Royale, ma anche Regalo di Natale.

L’ MDMA.

Boyka.

Géricault e Delacroix.

La luna nera.

I guerrieri della notte.

Hotline Miami.

Justice.

Le nuove scale di Peter Griffin.

Sergio Leone e Barry Lyndon.

John Wick 4 (ne abbiamo parlato qui) è un film che sulla carta non mi sarebbe dovuto piacere, eppure è il miglior film della saga, dopo il primo. Come se tutti i film precedenti fossero stati iterazioni imperfette, tentativi mutuati al solo scopo del suo definitivo cambio di forma così che, nel suo atto finale, John Wick compia il suo tradimento definitivo all’idea che lo ha generato. Non a caso, il cattivo e la sua rappresentazione sono l’incarnazione della parte più “barocca” della saga, ma sarebbe più corretto dire Rococò, che in un vecchio pezzo definivo “Sacro Kitsch”.

Quell’idea, quell’assunto cristallino di purezza nel disordine della battaglia è andato via, e già comunque era un prodotto “derivativo”, uno spettacolo messo su da quelli che un certo tipo di cinema, in occidente, aveva contribuito a crearlo. Più di The Expendables, meglio di The Expendables, la mappa delle stelle del cinema d’azione. Un Live Aid dove tutti suonano i pezzi di qualcun altro, e facendolo ognuno si diverte tantissimo.

Non ha niente di originale, John Wick 4, non inventa e non vuole inventare niente, se non offrire allo spettatore “il più grosso show di cinema di menare possibile” nel miglior modo che i soldi e i limiti umani possono offrire.

E lo fa.

Il mio personaggio preferito.

Ci riesce mantenendo uno strano equilibrio per tutta la durata dei suoi spaventosi 170 minuti, dosando le pause, dilatando il tempo, mettendolo al centro della vicenda, in modo tale da alterare il nostro orologio interno e, una volta deformato, farci quello che vuole. Sono tre grosse sequenze d’azione, una per ogni atto, come vuole la regola del cinema di genere, e sono tutte memorabili e ambiziose, per mole di “roba” messa a schermo e per l’assoluto disprezzo per i limiti del corpo umano che mostrano a schermo.

John Wick 4 è un film mondo che vuole essere più grande del suo genere. In questo, la cosa più simile a lui è Babylon, ma più equilibrato.

In più, il più grande merito della saga prima e del film dopo, è quello di aver portato nel mainstream un genere e delle facce che la Hollywood di quelli che contano tengono relegate al margine del discorso cinema. John Wick 4 è lo stato dell’arte del cinema d’azione occidentale contemporaneo, come Matrix prima di lui, che sommava in un unico film vent’anni di cinema precedente che andavano da Bruce Lee a John Woo, con tutte quelle menate filosofiche in mezzo.

Ci mancherà, John Wick, ci mancherà per il suo modo di fare le cose, ci mancheranno le sue esagerazioni, i suoi silenzi, la sua andatura dolente, il suo cast, le sue scenografie belle, così belle che vanno distrutte. E soprattutto, ci mancherà il modo eroico con cui portava il “vero” cinema d’azione ad un pubblico che mangia pane e Marvel.