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Quando Wii U mi insegnò ad amare (Nintendo) | Racconti dall’ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Questa è la storia di un normalissimo sabato di giugno dell’anno 2015; di un ragazzo un po’ annoiato dalla piega che avevano preso i videogiochi, e di una console che ha ricevuto sputi e insulti da tutti rispondendo con la line-up dell’amore e della gioia, esattamente come farebbe un puro di cuore.

Soprattutto, però è il racconto di un colpo di fulmine tra i neuroni del suddetto ragazzo e le esclusive di quella macchina, nascosta da Nintendo stessa sotto il tappeto rosso su cui sfila oggi Switch.

Reggie e il PADDONE in scala 1:1

È strano l’impatto che può avere una console casalinga made in Kyoto su una mente abituata ai ritmi di Sony, al suo modo di intendere il videogioco come blockbuster; dettando mode virtuali e imponendo regole di game design che durano una generazione (ma anche oltre). È, a modo suo, un approccio molto matematico, schematico; tagliato sui desideri del pubblico pagante e che, alla lunga, se sei uno che divora videogiochi come fossero film, va diluito. Magari attraverso una consolina portatile di Nintendo, tanto per evitare bruciori di stomaco.

Poi, per carità, avercene di esclusive come quelle che ha PlayStation, ma nel suddetto 2015 ero un po’ saturo, e stavo raschiando il fondo del (ricco) barile indie su PlayStation 3. La 4, infatti, non aveva ancora ingranato, men che meno Xbox One. ergo, era il momento giusto per mettersi finalmente in casa una macchina griffata Nintendo, nonostante le brutte intenzioni e la maleducazione di chi già la dava per morta. BOOM!. Fu come se in quel momento avessi scoperto di non aver mai assunto zuccheri in vita mia; l’esclusiva che si manifesta sotto forma di carenze alimentari che non ho mai pensato di avere, cercando negli anni placebo a desideri fomentati dalle riviste multipiattaforma, elevando stoicamente Ratchet & Clank: Armi di Distruzione (che gli voglio comunque un gran bene, eh!) a degna alternativa di un Super Mario Galaxy. La volpe e i funghi tutti matti. Poi succede che arrivo a casa tutto sudato da una mattinata al Mediaworld, attacco Wii U, configuro il bizzarro e comodissimo paddone, metto su Mario Kart 8 e MACCOSA CAZZO MI SONO PERSO FINORA?

Killer instinct o killer application?

Wii U rappresentò la conferma di quello che avevo solo letto e cercato di negare per mitigare l’invidia; parole al miele di redattori navigati bollate con il classico “mah, roba da ragazzini” (detto da un quindicenne), o con un “mah, roba di muovere il pad in giro per casa anche no” (detto da uno che poi si ammazzava di Wii Sports a casa dell’amico). La conferma che quando a Nintendo serve un action, non va a copiare un Uncharted a caso, ma preferisce salvare Bayonetta dal cestone delle figate.

È una percezione abbastanza pura e innocente la mia, perché arrivavo dalla presunzione di poter fare a meno di certe cose, ché tanto mi bastava un 3DS (e DS, GBA, GBC…) per spremere tutta la creatività di cui erano capaci dalle parti di Kyoto. E invece ero regredito di botto a uno stato di beatitudine e gioia videoludica che avevo quasi dimenticato. Il giocattolo in mano al bimbo. In quel momento mi è sembrato di vivere qualcosa di realmente esclusivo, come se dietro alle cose di Nintendo ci fosse qualche occulto segreto industriale, una “formula della Coca-Cola” capace di dare forma alla giocabilità di Dio. Inimitabile nei sapori e nelle consistenze, in grado di trasformare anche il più distratto dei giocatori in un sommelier capace di distinguere ogni nota botanica, e invogliarlo a cercare ossessivamente ogni collezionabile con le papille gustative.

Non è che il Super Nintendo World sembra Super Mario nella vita reale, è proprio un livello di 3D World che ci ha creduto fortissimo (e non è un caso che si sia voluto trasformare in realtà questo level design folle).

L’esperienza folgorante di Wii U è stata anche parecchio educativa a livello personale, perché dall’entusiasmo esagerato e senza mezze misure, quasi becero, da stadio, sono poi riuscito a mettere tutto quanto in prospettiva, creandomi una solida base critica - si spera - per quella che sarebbe stata la mia seconda vita da “appassionato che parla di giochini sui siti online”. Senza contare che riaccese il mio amore per il medium. Quindi, esclusiva anche come confine da valicare, imparando nuove lingue di gameplay in un’estate torrida che rimarrà per sempre nel mio cuore come solo le vacanze più belle. Il defaticamento post-lavorativo colorato da cose come Pikmin 3, The Wonderful 101, Super Mario 3D World, Mario Kart 8 (con quella recensione di Fotone che rimane una pietra miliare di giornalismo videoludico), The Legend of Zelda: The Wind Waker e Splatoon (e pensare che detestavo gli sparattutto online, prima), scavando poi nel filone dei classici Wii grazie alla retrocompatibilità (soprattutto quando le novità presero a uscire col contagocce, mentre in segreto si preparava già la strada a Switch). Sulla scia della riscoperta su televisore dei miei amatissimi capolavori Game Boy Advance, finii addirittura per recuperare un GameCube su eBay con tanto di Eternal Darkness.

Madonna che ricordi, praticamente un ritorno all’oratorio estivo e ai gavettoni pieni di tutte quelle sostanze che non fossero acqua.

Studio matto e disperatissimo di leopardiana memoria, talmente intenso che riesco quasi a ricordare ogni singola partita, talmente alta era l’attenzione verso la novità. Fu, quello, un periodo profumatissimo, sereno, che mi spinse a iscrivermi a un forum per la prima volta in venticinque anni, per condividere la mia passione. Per cercare un confronto, da esclusivo a inclusivo, da escluso a incluso, con quella volontà che riconosco soprattutto in Nintendo di tirare dentro la gente senza alcuna distinzione, facendo lei il primo passo verso gli scettici, mano tesa e sorriso da televendita.

Wii U mi ha insegnato ad amare ancora di più i videogiochi, ma la cosa meravigliosa è che si può sostituire la bizzarra console Nintendo con mille altre, ché ognuno in fondo ha le proprie esclusive e le proprie storie.

E sapete cosa? Da qualche giorno Wii U l’ho pure riattaccato, e devo dire che sta proprio bene di fianco a PS4 e Xbox One, in un tripudio di amore per un’ottava generazione che ho adorato come forse nessun’altra. Perché alla fine, soprattutto nel videogioco, l’amore trionfa sempre.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata alle esclusive, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.