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Settembre 1990: Wing Commander fra le stelle, il Game Boy in Europa | Old!

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Il 26 settembre del 1990 fa il suo esordio il primo capitolo di quella che diventerà una serie dal grande successo, capace di generare svariati seguiti, spin-off assortiti, una serie animata e un film. Nato dalla testolina matta di Chris Roberts, Wing Commander è un simulatore spaziale fantascientifico che si allontana dal modello "aperto" di un Elite (filone che comunque andrà ad esplorare con la divagazione Wing Commander: Privateer) e punta invece moltissimo sulla spettacolarità dei combattimenti, su una struttura delle missioni lineare e sul taglio cinematografico del racconto, che a partire dal terzo episodio si farà "letterale", con l'utilizzo di attori e set virtuali. Fra i lasciti del gioco c'è anche un primo, corposo, balzo in avanti nella spettacolarizzazione di budget e videogiochi: Wing Commander è costato ampiamente più della media dell'epoca, alzando probabilmente le aspettative su un certo tipo di produzione, ha richieste hardware non banali per il periodo e il suo approccio alla narrazione farà scuola, nel bene e nel male. Lo abbiamo celebrato tempo fa in questo Racconto dall'ospizio di Simone Soletta.

Due giorni dopo, arriva dalle nostre parti il Game Boy, secondo esperimento di Nintendo nell'ambito del videogioco portatile, che giunge dopo il successone dei Game & Watch, ne porta avanti l'idea "yokoiana" di non inseguire per forza la tecnologia più sborona disponibile (anzi) e sbaraglierà qualsiasi concorrenza senza batter ciglio, sancendo definitivamente l'impero portatile di Nintendo che, nel corso dei decenni, farà costantemente ricordare come fallimenti, nello scomodo paragone, anche macchine dalle vendite solidissime. E pure qui abbiamo un bel Racconto dall'ospizio, di Fabio Bortolotti.

Il Game Boy si presenta al lancio con quattro giochi: Alleyway, vale a dire un clone di Breakout, Baseball, il cui titolo è abbastanza autoesplicativo, quella che forse rimarrà per sempre la versione più popolare di Tetris e Super Mario Land, deliziosa rilettura portatile del classico Super Mario Bros., qui al suo esordio tascabile. Primo Super Mario sviluppato senza il coinvolgimento di Shigeru Miyamoto, il gioco è ambientato nell'inedito mondo di Sarasaland, presenta un paio di bizzarri (per la serie) livelli in stile sparatutto e segna un altro esordio, quello della principessa Daisy come damigella da salvare. Il successo è fuori scala: oltre diciotto milioni di copie, perfino più di Super Mario Bros. 3, e nasce inevitabilmente una serie, con un secondo episodio che segnerà un clamoroso passo in avanti dal punto di vista grafico e vedrà l'esordio di un certo Wario. Nessun Mario portatile venderà mai altrettanto, però.