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Racconti dall'ospizio #215: Gunnm: Martian Memory, Alita e pure di più

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Negli anni, mi sono accorto che la regola del “c’è la parodia porno di qualsiasi cosa” è un concetto piuttosto realistico e buffo, ma che non si avvicina minimamente al “c’è il videogioco di qualsiasi cosa”. Anche qui, forse è un’esagerazione, ma scavando nel torbido, in effetti, è facile trovare vera e propria monnezza che porta magari un nome altisonante, con il grosso del budget usato per pagare la licenza che si sta usando. E che è difficile trovare opere che non abbiano mai visto una trasposizione videoludica, anche se di qualità davvero effimera.

Figuriamoci, poi, se le opere in questione appartengono al Giappone, che ha una sovrapproduzione di manga e anime piuttosto palese. Che nei negozi, ogni volta, vedi il gioco di Akira in bella mostra e ti chiedi perché abbia il bollino dell’usato d’occasione a cinque euro. E guardando il retro scopri che è un simulatore di flipper brandizzato Akira.

Forse vogliono dirci che tutta la vita è come un flipper, scossoni e palle tirate.

Se oggi i costi sempre più alti per produrre i videogiochi hanno in parte mitigato certi livelli infernali raggiunti, immaginate negli anni Ottanta e Novanta che cosa il mercato potesse offrire. Sulla prima PlayStation, la lista di tie-in e derivati è pressoché infinita e il manga Battle Angel Alita non è scampato al trattamento. Anche se, incredibilmente, ne è uscito bene. Benino, dai. Inanzitutto, è bene precisare che il gioco ispirato all’opera porta il suo titolo originale, Gunnm, col sottotitolo Martian Memory. Non è mai uscito per il mercato occidentale, quindi si trova solo con il suo nome completo, Gunnm: Martian Memory, appunto. Il gioco era un action-JRPG, anche se l’azione in sé era piuttosto statica, forse un po’ troppo per il 1998, la data della sua pubblicazione.

Pubblicato da Banpresto, Gunnm: Martian Memory è l’unico gioco sviluppato dalla nata morta Yukito Products, che portava il nome di Yukito Kishiro, il creatore del manga stesso. Egli seguì infatti la produzione del gioco, che narrava tutta la storia dell’opera originale e aggiungeva persino elementi nuovi. Yukito inserì idee che aveva in mente sin dalla stesura del fumetto ma non era riuscito a infilarci, come il viaggio nello spazio di Alita. Tutte queste idee rendevano Gunnm una trasposizione fedele e un sequel allo stesso tempo, oltre a gettare le basi per quello che nel 2001 si concretizzò come vero seguito del manga, Alita: Last Order.

Il gioco faceva discretamente il suo lavoro, proponendo dialoghi, esplorazione, combattimenti (che trasformavano il gioco esplorativo un picchiaduro in arene completamente 3D alla Power Stone, anche se il risultato era più simile al gioco di Spawn, uscito sempre su PlayStation). C’era spazio pure per alcuni circuiti, in cui Alita doveva cimentarsi in gare. C’erano taglie da riscuotere e crediti da accumulare per potenziare equipaggiamenti e armi. Yukito e il suo team infusero un sacco di impegno nel progetto, che subì uno slittamento di un anno per poter essere finito al meglio, visto che il lavoro non era poco, anche perché si decise di puntare a un motore grafico totalmente in 3D, dopo che si era partiti da un’idea che contemplava grafica 2D. Il mangaka volle anche realizzare personalmente molte concept art e la copertina del gioco, che gli richiese un mese intero di lavoro.

È un peccato che il gioco sia rimasto confinato nella Terra del Sol Levante: sarebbe stato interessante poterlo esplorare meglio in una lingua comprensibile ai più e probabilmente avrebbe trovato aficionados anche al di fuori dai fan dell’opera originale. Oggi, da vedere, è un pugno in un occhio, siamo dalle parti del primo Resident Evil ma con meno soldi e ispirazione. Tuttavia, se si guarda con attenzione, si notano qua e là tanti piccoli particolari che emergono da quelle texture slavate e denotano l’amore che Yukito Products infuse nel gioco. Oh, se il film hollywoodiano va bene al botteghino e il franchise prosegue, chissà, magari finiremo col poter giocare ad altre avventure di Alita, al di fuori di questo unicum preistorico.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ad Alita e alla fantascienza giapponese moderna, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.