Outcazzari

Perché lo Spider-Man di Insomniac sarà una ficata

Perché lo Spider-Man di Insomniac sarà una ficata

L’avete sentito? L’avete sentito quel suono in lontananza, come se un minuscolo dito avesse preso in pieno un gigantesco spigolo di LEGO? Ero io che scoprivo che Spider-Man di Neversoft è del 2000: «Beh, pensavo più vecchio… no, aspé, il 2000 vuol dire che sono passati diciotto anni». Se parlo dello Spider-Man di Neversoft è semplicemente perché, da quando è stato annunciato, il nuovo Spider-Man di Insomniac mi ha sempre trasmesso un po’ di quella grandeur che - forse sbagliando o forse no - mi ricordo di quel gioco ormai maggiorenne. Il perché è presto detto, più o meno.

La Neversoft del 2000 era una Eldorado del gameplay, una setta di sottoni del divertimento capaci di inanellare, a un paio di mesi di distanza l’uno dall’altro, il miglior gioco dell’Uomo Ragno che la storia ricordi e il secondo miglior gioco di sempre secondo Metacritic™, Tony Hawk’s Pro Skater 2. Una doppietta e, col senno di poi, un viaggio perfettamente sensato, che in un certo senso porta anche a suggerirci perché lo Spider-Man di Insomniac potrebbe essere il miglior videogioco nascosto tra le grandi produzioni in bella mostra di questo 2018.

Antesignano degli open world moderni, lo Spider-Man del 2000 mascherava alla perfezione tutte le limitazioni dell’hardware PlayStation, mettendo, tra quattro muri invisibili, una New York come mai l’avevamo giocata prima. Erosi da uno smog tanto funzionale quanto scenografico, i grattacieli della città erano un campo di gioco vario, credibile, e soprattutto ricco di elementi di gameplay che lo facevano sembrare vivo, con scagnozzi da pestare e agognati extra, come copertine e gli infiniti costumi sbloccabili da indossare, nascosti in ogni anfratto.

La fisica degli swing e i movimenti del ragno erano perfetti per il gameplay, e non è difficile immaginare come questo incredibile connubio fosse anche figlio di Tony Hawk's Pro Skater, che tra il primo e il secondo capitolo fu graziato da quella quadratura del cerchio arcade/sim che ha garantito alla serie un posto nel cuore degli appassionati. Così come evidente appare lo scambio di favori circolare tra l’arrampicamuri e il falco di San Diego in termini di gestione degli spazi: se il primo ha beneficiato subito della cura, della varietà e della ricchezza (in termini di sbloccabili ma non solo) degli ambienti di gioco, in grado di mettere in scena una verticalità particolarmente spettacolare in un titolo con protagonista Spider-Man, è anche facile immaginare come l’esperienza maturata nell’abbattere i muri e le restrizioni hardware abbia consentito a Neversoft di allargare i confini dei giochi di Tony Hawk, fino al culmine visto nei due Underground.

Per non parlare poi del combattimento, capace di rendere tanto la straordinaria forza di Peter Parker (in grado di scagliare più o meno qualunque cosa gli capitasse a tiro) senza mortificarlo a terra, sacrificandone l'agilità o le capacità superumane: sparare ragnatele o, semplicemente, menare le mani a gran velocità era gustoso e appagante anche contro l'intelligenza artificiale dell'epoca.

Incredibile a dirsi, ma le cutscene di Spider-Man, diciotto anni fa, erano perfette: là dove oggi vediamo Michael Jackson in versione Donna Gatto, all'epoca c'era l'uomo ragno che avevamo sempre sognato.

Oggi che Neversoft è morta e Tony Hawk non si sente tanto bene, però, è giusto che il testimone venga raccolto dai gioiosi giullari di Insomniac. Da sempre impegnato con produzioni tra lo sparacchino e l’action adventure, lo studio californiano ha probabilmente raggiunto l’apice della sua produzione con il sottovalutatissimo (o forse semplicemente sfigatissimo) Sunset Overdrive, gioco uscito nel primo anno di vita di Xbox One e che, già all’epoca della recensione su queste pagine, indicavo come uno dei più divertenti di questa generazione di console. Purtroppo, come detto più di una volta, la scelta di legarsi in esclusiva all’ultima console di Microsoft non ha premiato (anche perché a Redmond non sembrano sentirci, quando si tratta di spingere il gioco con i nuovi servizi di streaming e di fruizione su PC), ma Sunset Overdrive ha saputo guadagnarsi da subito lo stesso amore che accende tutti quelli che vi parlano dello Spider-Man del 2000.

Sunset City era un playground divertentissimo, gigantesco e verticale in cui rimbalzare gioiosamente, in grado di mettere in scena con mezzi attuali quello che, con nostalgia, tanto noi quanto i ragazzi di Insomniac ci ricordiamo dei pomeriggi passati su Pro Skater 2 (o, volendo, Jet Set Radio). Un open world tutto da percorrere a mo’ di skater, densissimo di cose da fare e collezionabili da sbloccare per abbellire il nostro personaggio, che in fin dei conti era solo un Uomo-Ragno sotto mentite spoglie, in grado di svolazzare qua e là menando cattivi con agilità e, soprattutto, un arsenale di armi senza senso, come da tradizione per lo studio di Burbank.

A questo proposito, tra l’altro, va detto che non ho mai creduto a chi ha identificato in questo Spider-Man un ennesimo clone del menare ritmico che ha fatto la fortuna dei Rocksteady. Avendo giocato a Sunset Overdrive, guardando i filmati di gameplay, o anche solo banalmente conoscendo l’arrampicamuri, era semplicemente impensabile che un gameplay così pesante e impostato, capace di caratterizzare così bene le asperità dell’uomo pipistrello, venisse riproposto per l’agile alter ego di Peter Parker. Lo Spider-Man di Insomniac è veloce, fluido e vario, spettacolare e pirotecnico come dovrebbe essere e come, soprattutto, vi immaginate dovrebbe essere un gioco dell’Uomo-Ragno nel 2018.

Insomma, datemi del pazzo ma, in cuor mio, tra lo Spider-Man di Neversoft e Sunset Overdrive, so di aver già giocato allo Spider-Man del 2018, e ne sono già felicissimo. Per un attimo sarà come tornare all’estate di diciotto anni fa, quando i giochi di skate erano belli e i Millencolin significavano ancora qualcosa nell’industria discografica. Se c’è una software house in grado di restituirci un divertimento cristallino e ipercinetico, senza abusare di QTE ma puntando tutto su gameplay e design nostalgicamente perfetti, quella è sicuramente Insomniac.

O magari sono diventato un vecchio rincoglionito, l’estate della giovinezza è finita e ci toccherà giocare a Fuse.

Questo articolo fa parte dell'amichevole Cover Story di quartiere su Spider-Man, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

Planet Alpha: Bello senz’anima

Planet Alpha: Bello senz’anima

Spider-Man e i suoi superamici

Spider-Man e i suoi superamici