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Planet Alpha: Bello senz’anima

Planet Alpha: Bello senz’anima

Quando ho giocato a Planet Alpha la prima volta, era una creatura completamente differente da quella che mi sono trovato fra le mani alla sua uscita ufficiale. Come avevo scritto in un articolo di racconti e giochi random dalla GDC ‘17, avevo adocchiato Planet Alpha in un angolino un po’ dimenticato di uno dei tanti eventi che nei giorni della conferenza si propongono di far incontrare stampa e produttori con sviluppatori indipendenti. Ed era una meraviglia da vedere! Un pianeta alieno realizzato con uno stile basato sull’utilizzo di pochi poligoni che si intersecano a formare strutture complesse e insolite: archi di pietra che si innalzano non rispettando alcuna legge della fisica, foreste lussureggianti a cui lo stile grafico poligonale dà quel tocco di extraterrestre, caverne buie illuminate solo dalla luce di cristalli dai colori assurdi e dagli occhi delle creature che vi si nascondono.

C’è poco da criticare sotto questo punto di vista. Planet Alpha era e rimane prima di tutto uno spettacolo per gli occhi, un complesso diorama alieno ricolmo di dettagli, soprattutto nei maestosi fondali in cui si dipana una guerra galattica fra misteriosi robot invasori e la multiforme fauna e flora del pianeta. La scelta di uno stile Raypunk, che si rifà alla fantascienza anni Cinquanta e Sessanta, è davvero azzeccata e oltre a tenere lontano l’impatto visivo da facili cliché, contribuisce notevolmente all’atmosfera surreale e psichedelica, soprattutto per quel che riguarda la tecnologia.

I robot e la tecnologia hanno un design molto vicino a quello dei film fantascientifici anni Sessanta.

Peccato, però, che il gioco non riesca a mantenere la stessa incisività anche nel suo aspetto strettamente ludico. Planet Alpha è un gioco molto differente da quello che mi era stato mostrato un anno e mezzo fa, avendo abbandonato ogni velleità non lineare ed esplorativa in favore di un’esperienza da puzzle-platformer narrativo, non molto dissimile dai vari Limbo e Inside, titoli con i quali il paragone è obbligato. Quindi movimento bidimensionale e interazione con oggetti e cubotti vari, utili per raggiungere piattaforme inaccessibili o per nascondersi nelle sezioni più furtive. A questo si aggiunge la meccanica più caratteristica del gioco, ovvero la possibilità di controllare lo scorrere del tempo del pianeta, alterando a piacimento il ciclo giorno/notte in un tripudio di effetti di luce fighissimi. In questo modo, il giocatore può interagire ulteriormente con l’ambiente, spostando piattaforme o creandone di nuove, aprendo passaggi o svegliando la fauna e la flora del luogo. Il controllo del ciclo circadiano permette anche di risolvere alcuni puzzle legati agli strani artefatti sparsi per la mappa (in questo caso linea) di gioco, che spesso hanno a che fare con l’allineamento di astri nel cielo e altre robe bellissime, molto affascinanti ma purtroppo non così frequenti come mi sarebbe piaciuto.

I panorami surreali che si susseguono costituiscono la parte migliore di  Planet Alpha.

I panorami surreali che si susseguono costituiscono la parte migliore di Planet Alpha.

Il risultato totale è un gameplay purtroppo davvero poco interessante, molto ripetitivo e a tratti noioso e frustrante, nonostante la buona volontà che traspare. I creatori di Planet Alpha non hanno avuto la stessa creatività di quelli di Playdead (sviluppatori dei succitati Limbo e Inside) nel cercare di costruire situazioni stimolanti e varie, o quantomeno una narrazione coinvolgente che possa invogliare il giocatore. Il più delle volte, le meccaniche più interessanti sono usate male e poco, abusando invece di meccanismi più banali quali stealth e mero “trial and error”, qui elevato ad arte, in senso negativo. Lo stesso si può dire della narrazione che fa da sfondo al tutto: carina, abbozzata, mostrata e mai raccontata eppure così poco incisiva emotivamente, spesso surclassata dalla grandeur grafica del tutto, e in fondo totalmente inutile ai fini dell’economia del gioco.

Forse è difficile per me staccarmi da quelle prime impressioni di un gioco sostanzialmente diverso, più energico, dinamico e non lineare, ma non nascondo la mia delusione di fronte al risultato finale. Planet Alpha proprio non mi ha preso, anzi, a tratti mi ha veramente annoiato, mentre il callo sul mio pollice cresceva a furia di tenere lo stick analogico inclinato verso destra, senza che nulla di particolarmente stimolante o interessante succedesse a schermo. Visivamente è unico e grandioso, ha un paio di momenti che Inside levati, però c’è poca ciccia sotto tanta potenza artistica ed è un po’ un peccato.

Ho giocato a Planet Alpha su PC grazie a un codice fornito da Team17, completando la storia in circa sei ore secondo il timer di Steam. Il gioco è disponibile su PC, su Playstation 4, su Switch e su Xbox One.

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