Paperback #9: La Progenie (sì, ancora de vampiribus)

Paperback è la nostra rubrica quindicinale in cui parliamo di libri non strettamente legati al mondo dei videogiochi. Visto che per quelli legati al mondo dei videogiochi c’è quell’altra. Siamo nell’era del Vampiro. Si sa, facciamocene una ragione. Ma, dopo il Passaggio di Cronin, è ora il turno di Guillermo del Toro e Chuck Hogan di portare queste creature bistrattate dal troppo kajal (un saluto ad Anne e Stephenie) verso una dimensione più cupa e animalesca. Sto parlando della trilogia composta da La Progenie, La Caduta e Notte Eterna.

Ancora una volta ci troviamo davanti ad un horror ben scritto, con il giusto grado di suspence, i personaggi giusti e tutte le cosine a posto. Devo dire che considero ancora il Passaggio un qualche punto al di sopra, per qualità e stile, ma forse è solo una questione di affinità. Non sono una grande amante dell’horror classico, il post apocalittico mi gusta molto di più. E difatti i libri della saga in questione che mi sono piaciuti maggiormente sono La Caduta e Notte Eterna, dove, per non farci mancare nulla, ci sono la “fine ti monto” e vari e succulenti disastri nucleari di contorno stile fuochi artificiali di Ferragosto. Ma l’angoscia di Cronin... eh, quella è un altro pianeta, va detto. Ciò che però apprezzo di questa piccola saga è l’originalità dell’idea di base sull’origine dei vampiri. Da dove sono sbucati fuori i succhia sangue? Tra le varie spiegazioni più o meno scientifiche o più o meno esoterico/religiose, questa è quella che ha stuzzicato di più il mio intelletto. Forse non la più convincente (ha ancora diversi “se” e “ma” da chiarire) però, di sicuro, quella che più... come posso spiegare... che più solletica le mie corde di lettrice del genere fantastico. Oltretutto, proprio l’origine dei vampiri, e di un vampiro in particolare, sta alla base della trama. Trama che, diciamolo subito, parte a bomba già dalle prime pagine del romanzo, un po’ in stile thriller psico-medico-terrorista.

Un aereo atterra a New York regolarmente e poi cessa di dare segni di vita, anche solo elettrica o meccanica. Si ferma in fondo alla pista e là giace. L’aereo è un corpo inerte che aspetta. Da quel momento in poi è l’inizio della fine. Vengono mandate sul posto le autorità, polizia, pompieri, esperti in tenuta anti sommossa e anche team di medici ed epidemiologi. Too little, too late, come si suol dire. Ma d’altronde nulla potevano poveri inermi esseri umani di fronte a una mente preparata, organizzata e soprattutto, potente. Superiore. Così inizia la storia. Che poi... lascio a voi il piacere di scoprire dove vada a parare.

Tutto qui? Sì, tutto qui. Come si è capito, la serie a me è piaciuta, pur con i limiti di cui sopra: a parte pochi sprazzi di originalità, niente di nuovo sul fronte occidentale. Ma a volte, a noi lettori, basta poco per essere soddisfatti. Una trama sensata, ben architettata e strutturata, una prosa scorrevole ed efficace. Per il resto, nessuna grande sorpresa, ma qualche bel personaggio, anche insospettabile.

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