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Mortal Kombat e Mortal Kombat - Distruzione Totale: come fare un buon film e rovinarlo subito dopo

Mortal Kombat e Mortal Kombat - Distruzione Totale: come fare un buon film e rovinarlo subito dopo

Siamo nell’autunno del 1995, poco meno di una trentina d’anni fa, e se ci penso mi vengono i brividi realizzando quanto tempo sia passato. Siamo negli anni delle medie, periodo in cui, a fine giornata, prima che la cena fosse pronta, ci scappava sempre almeno un’oretta davanti a Mortal Kombat II.

Nonostante non fossi particolarmente abile nei picchiaduro (fortunatamente le cose sarebbero cambiate negli anni a venire, anche grazie a una maggiore accessibilità di buona parte dei titoli del genere) avevo imparato ad usare abbastanza bene Scorpion, forse perché – almeno così ricordo – mi sembrava un filo meno complicato da maneggiare rispetto agli altri, tant’è che quando riuscii finalmente a effettuare la sua fatality, mi ero quasi commosso. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’aiuto delle tanto amate e mai dimenticate riviste cartacee, indispensabili quando si aveva necessità di utilizzare trucchi e soluzioni di un determinato titolo.

Fu proprio grazie a una rivista – Game Power nello specifico – che venni a conoscenza dell’esistenza del film di Mortal Kombat. Infatti, il numero di novembre del 1995 dedicava ampio spazio al noto picchiaduro, con un’approfondita recensione di Mortal Kombat III e uno speciale sulla serie, in particolar modo sul film in questione. L’unico attore che conoscevo fra i protagonisti era Christopher Lambert, ai tempi considerato ancora una star di primo livello, mentre gli altri erano dei perfetti sconosciuti, Scorpion e Sub-Zero compresi, i quali, probabilmente con la scusante della maschera che copriva il volto, vennero interpretati da due maestri di arti marziali e non da attori professionisti.

Lo speciale sul film di Mortal Kombat pubblicato su Game Power.

Ovviamente dovevo assolutamente vedere il film, e all’epoca ero già abbastanza grandicello per pensare di andare senza la supervisione di un adulto responsabile. Così, organizzai una domenica, con alcuni compagni di scuola, una trasferta al cinema più vicino tramite pullman. Ricordo ancora che la sola visione della locandina del film, dove capeggiava il leggendario logo della serie, bastò a far salire l’eccitazione a livelli epocali. Eccitazione che sarebbe completamente esplosa non appena si spensero le luci in sala e partì il famoso motivo techno della serie.

D’altronde, l’allora giovane regista Paul W.S. Anderson e lo sceneggiatore Kevin Droney avevano perfettamente capito una cosa molto semplice: se devi adattare un videogame in cui la trama è praticamente ridotta all’osso e hai solo dei combattenti che lottano fra di loro, perché mai non dovresti riproporre le stesse identiche cose nel film?

Ed è per questo che il primo film della serie funzionava. Perché offriva allo spettatore le stesse identiche cose del gioco. Cruenti combattimenti fra guerrieri, né più, né meno.

Lord Raiden, interpretato appunto da un Christopher Lambert con una capigliatura improponibile, recluta tre guerrieri considerati fra i più forti della Terra – Johnny Cage, Liu Kang e Sonya Blade – per partecipare al Mortal Kombat, torneo che si svolge una volta ogni generazione. I guerrieri del regno di Outworld, governato dal malvagio imperatore Shao Khan, hanno già vinto nove tornei, dovessero vincere il decimo, avrebbero libero accesso per invadere la Terra.

Shang Tsung (interpretato da un bravissimo Cary-Hiroyuki Tagawa, che ha recitato in una miriade di film ma lo ricordo solo per questa pellicola e per Resa dei conti a Little Tokyo), potente stregone nonché braccio destro di Shao Khan, dal canto suo non sembra minimamente preoccupato perché può contare su nerboruti guerrieri pronti a tutto per lui, anche perché pare li abbia schiavizzati grazie al suo potere e ne detiene le anime, avendo in pratica dentro di sé poteri e abilità di un intero esercito.

Dal momento dell’approdo dei nostri eroi sull’isola dove si svolgerà il torneo in poi, il film prende la piega che deve prendere, cioè si parte con le mazzate e si va avanti così fino alla fine.

Pur non essendo presente la stessa violenza del videogioco (per non parlare del sangue, praticamente pari a zero), i combattimenti di Mortal Kombat potevano contare su discrete coreografie e un buon livello di tensione, in particolar modo ricordo piacevolmente quello fra Johnny Cage e Scorpion, con tanto di friendship finale.

Al di là dei combattimenti, ovviamente fondamentali in un film di questo tipo, non mancavano momenti decisamente da brivido, come l’entrata in scena di Scorpion e Sub-Zero sulla nave di Shang Tsung e quella di Goro, che all’epoca trovai anche abbastanza spaventoso e dava davvero l’impressione di essere un guerriero imbattibile.

E poi, beh, erano presenti tante piccole chicche legate al gioco, come l’utilizzo dei termini Fatality e Flawless Victory, mosse speciali come il bicycle kick di Liu Kang, il pugno ai testicoli dell’avversario di Johnny Cage e l’arpione di Scorpion.

Insomma, la pellicola funzionava perché era, di base, un film d’arti marziali degli anni Novanta come tanti, ma con la skin di Mortal Kombat. Prendete un qualunque film con Jean–Claude Van Damme (che tra l’altro aveva rifiutato la parte di Johnny Cage), inseriteci i personaggi di Mortal Kombat che combattono come nel videogame e il gioco è fatto. E poi, beh, c’è anche da dire che, pur non essendo certamente un film “filosofico”, venivano affrontati concetti come il destino, cammini da compiere e aspettare il momento giusto per affrontare le avversità. Il tutto in maniera molto semplice. Insomma, il film di Mortal Kombat era ciò che ci si aspettava, laddove il film di Street Fighter, uscito l’anno prima, aveva fallito.

Peccato che poi uscì il seguito.

Infatti, gli incassi del primo Mortal Kombat furono talmente buoni che venne prodotto, due anni più tardi, il seguito ufficiale: Mortal Kombat - Distruzione Totale.

Del seguito lessi qualche trafiletto su una rivista dell’epoca e mi dimenticai della sua esistenza fino a quando, credo nel 1999, lo vidi da Blockbuster mentre cercavo qualcosa da vedere durante le vacanze di Natale.

Ora, Distruzione Totale iniziava esattamente dove finiva il primo film, e aveva una trama che potevi scrivere sul foglietto di un block notes: Shao Kahn, arrabbiatosi a morte perché i suoi hanno perso il torneo, decide comunque di invadere la Terra e dare il via alla fusione con il suo regno. Ma non è questo il problema del film – d’altronde la trama è solo un pretesto per i combattimenti – quanto il fatto che a qualcuno, chissà chi e per quale motivo, dev’essere saltato in mente che infilare in un film di un’ora e mezza ventitré lottatori sarebbe stata una buona idea. Praticamente tutto il roster di Ultimate Mortal Kombat III.

Infatti il film è tutta una sequela di combattimenti uno dietro l’altro, neanche tanto belli esteticamente, conditi con un uso massiccio di pessima computer grafica, tant’è che il combattimento finale fra Liu Kang e Shao Khan, che vede i due trasformarsi rispettivamente in un Drago e un Hydra, era inguardabile già all’epoca. Del primo film rimasero solo gli attori di Liu Kang e Kitana, mentre Raiden venne sostituito da James Remar (sicuramente noto ai più come uno dei protagonisti de I Guerrieri della Notte, ma per me sarà sempre il papà di Dexter nell’omonima serie). Shao Kahn venne invece interpretato da Brian Thompson, attore dal discreto curriculum che all’epoca scambiai erroneamente per Vin Diesel.

Poi, beh, se vogliamo fare le pulci a un film del genere, pensato male già dalle fondamenta, potrei citare più di un errore, come ad esempio Sonya Blade che combatte nel fango contro Mileena e nella scena successiva ha la canottiera bianca completamente pulita. Che sarà mai.

Mortal Kombat - Distruzione Totale fu in realtà un Disastro Totale, bloccando il franchise cinematografico per diversi anni. Nel 2004 fu prodotta una serie TV di una sola stagione, passata di notte su Italia Uno, e poi nulla per un lungo periodo di tempo, fino alla web serie del 2009, prodotta come strumento di marketing per il reboot del gioco, e all’ultimo film di qualche anno fa.

Rivisto oggi, a distanza di quasi trent’anni, il primo film di Mortal Kombat, nonostante alcune ingenuità ed effetti speciali invecchiati malissimo, rimane una pellicola assolutamente godibile, che racchiude in sé tutto lo spirito della serie videoludica, mentre Distruzione Totale rimane un pessimo film a cui comunque voglio bene proprio in virtù dell’affetto che provo nei confronti del gioco.

Vedremo se il nuovo film, in uscita l’anno prossimo, saprà fare di meglio, ma francamente ne dubito.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai ninja, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.

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