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eXistenZ #9 – Ralph Spaccatutto

eXistenZ #9 – Ralph Spaccatutto

eXistenZ è la nostra rubrica in cui si chiacchiera del rapporto fra videogiochi e cinema, infilandoci in mezzo anche po' qualsiasi altra cosa ci passi per la testa e sia anche solo vagamente attinente. Si chiama eXistenZ perché quell'altro film di Cronenberg ce lo siamo bruciato e perché a dirla tutta è questo quello che parla proprio di videogiochi.

Per questo episodio di eXistenZ, avrei voluto scrivere di Silent Hill: Revelations. Certo, in abbondante ritardo, ma che ci posso fare, ogni tanto capita che in Germania i film arrivino dopo. Il problema è che 'sto benedetto secondo film di Silent Hill, uscito qua a fine novembre, sembra proprio che non me lo vogliano dare da nessuna parte in lingua originale. E, insomma, in tedesco anche no. Ma poi è arrivata l'illuminazione: ieri è uscito qua in Germania Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph per gli anglofoni ma, insomma, dai, per una volta la traduzione mi sembra azzeccata). E allora, guarda, vedi come ti cambiano le cose, si passa dalla prospettiva di parlare in ritardo di Silent Hill: Revelations al gusto di parlare in anticipo di Ralph Spaccatutto. Che fra l'altro dovrebbe pure essere un film migliore, no? Giusto? Vero? Dai, sì, sicuramente.

Per forza.

Per forza.

Quando a giugno è saltato fuori quel meraviglioso primo trailer di Ralph Spaccatutto, qualcuno ha storto il naso, perché insomma non si toccano i ricordi e gli hipster e via dicendo, ma in linea di massima l'internet è esplosa di gioia nerd. Io ero fra quelli esplosi, perché diciamocelo, sembrava di essere davanti a una roba fatta col cuore, da appassionati che conoscono davvero la materia e vogliono divertirsi coi ricordi dell'infanzia (e non solo), raccontando da dentro il mondo dei videogiochi. E, in effetti, questo in Ralph Spaccatutto c'è abbastanza. Se ne facciamo solo una questione di citazioni azzeccate, omaggi sentiti e padronanza nel maneggiare la materia, c'è davvero poco da criticare. La cura, la passione e, probabilmente, la quantità di brainstorming selvaggio all'insegna del “infiliamoci questo, e questo, e pure quest'altro, e quello ancora... e quello no, che non mi è mai piaciuto” è evidente e adorabile. Sia nel semplice gusto per il citare e infilare, sia nel modo in cui i quattro principali videogiochi inventati dal nulla per il film sono pensati: credibili nei rispettivi contesti, sensati nell'ideazione, con anche al loro interno ulteriori omaggi azzeccati (che so, tipo il pilota che “sbaglia” la partenza in avvio del karting game).

Ma si va anche oltre, per esempio nella maniera adorabile con cui viene messa in scena la differenza fra la natura dei videogiochi vecchi e di quelli nuovi e come si mescolano fra loro. Un esempio evidente? La semplicità caratteriale e “fisica” di chi arriva dagli anni Ottanta e si muove tutto a scattini o con pattern assurdi, anche quando esce dal ruolo e si mescola a personaggi di videogiochi moderni, tridimensionali e più rotondi dal punto di vista caratteriale. Ma anche proprio quel mescolare, il modo in cui i vari personaggi interagiscono fra loro, vanno a visitarsi nei rispettivi ambienti. E poi la valanga di riferimenti da intenditori, dal Konami Code ai personaggi oscuri, dal modo di parlare di Qbert a tante piccole finezze che non sono alla portata di chi saprà riconoscere solo Sonic e il fantasmino di Pac-Man, e magari penserà che quel barista coi baffi sia Mario. Insomma, per tirarci le gomitate ridendo di questa e quella citazione, Ralph Spaccatutto va bene, più o meno dall'inizio alla fine, titoli di coda compresi. Il problema è che oltre a quello non c'è veramente altro.

Cose da appassionati.

Cose da appassionati.

E “quello” può pure bastare, perché in fondo, via, è per quello che noi nerdacchioni andiamo a guardarci 'sto film al cinema, e ha pure senso che se levi “quello” levi il film, però, ecco, è anche un po' il caso di guardare in faccia alla realtà e dircelo in maniera violenta: Ralph Spaccatutto è un filmetto, un “cartone animato” standard che si poggia su un'idea brillante iniziale, la sviluppa per un po' e poi, quando si rende conto che non può andare avanti un'ora e mezza così, gli tocca infilarci una storia, che è la solita storiella ordinaria di questo genere di film, senza particolari guizzi o sorprese, prevedibilissima dal primo all'ultimo minuto e portata avanti a botte di inseguimenti, rincorse, inseguimenti, rincorse, inseguimenti e un paio di rincorse. Io, vi dirò, in tutta franchezza, da quando si smette coi giochini e si comincia con gli inseguimenti, mi sono anche un po' annoiato, ho tirato tre o quattro sbadigli e mi si è risollevato il morale solo in brevi attimi, quando saltava fuori una nuova citazione azzeccata, o sul finale, ché nei film d'animazione all'americana riesce sempre a tirar fuori l'orsacchiottone tenero nascosto in me. Vogliamo poi aggiungere che la fulminante idea iniziale, a conti fatti, è tale e quale a quella di Toy Story, solo declinata in una sala giochi invece che nella stanza di un bambino, e se gli levi per l'appunto la skin diversa (o se sei uno che non conosce a menadito il nerdverso) hai la sensazione di aver già visto quella roba diciassette anni fa (e poi di nuovo tredici anni fa, e poi di nuovo due anni fa)? Aggiungiamolo.

Intendiamoci, non sto dicendo che Ralph Spaccatutto sia brutto, eh, alla fine l'ho guardato volentieri e i suoi bei momenti, soprattutto in quella parte iniziale in cui non si preoccupa di portarci sull'ottovolante, ce li ha di sicuro. Che poi, volendo, si potrebbe fare lo stesso genere di critica “strutturale” a tanti film Pixar. Però, ecco, diciamo che se vogliamo paragonare l'avvio di un Wall-E all'avvio di Ralph Spaccatutto, eh, dai, lasciamo stare, su.

Il film l'ho visto in lingua originale. Mi dicono che il doppiaggio è molto valido e, in effetti, se devo basarmi sul trailer, la scelta delle voci mi pare piuttosto azzeccata (e non era scontato che lo fosse per il personaggio di Vanellope). Però, ecco, Ralph e Felix sono palesemente costruiti attorno alle voci di John C. Reilly e Jack McBrayer, che fanno metà della caratterizzazione, e pure Alan Tudyk nel ruolo del re è delizioso. Quindi, potendo, sappiatelo. Prima del film c'è un cortometraggio il cui stile richiama in maniera adorabile quello dell'animazione tradizionale Disney e che si basa su un'idea davvero carina e romantica. Va a finire che è la cosa migliore.

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