Corsi e ricorsi storici del geometrico Wizorb

Nonostante la sua matrice tennistica e il gameplay ripetitivo fino allo sfinimento, Arkanoid non "mi rimbalza", espressione gergale quantomai pertinente. Il perfido Doh, gigantesco moai fluttuante nello spazio siderale, è un elemento che ancor mi turba, enigmatico portatore sano del genio Taito. Cosa desidera dall'umanità? Perché ha abbandonato l'isola di Pasqua per rifugiarsi fra le stelle? Che gusto ci prova a farsi prendere a pallonate d'acciaio sulle marmoree gengive? Quesiti esistenziali, a cui è impossibile dare risposta. Doh

Wizorb, titolo indipendente che conclude il tour delle piattaforme digitali sullo store Sony, rispolvera quella struttura di gioco apparentemente logora, cercando di migliorarla con piccoli e mirati interventi. Con la sua ambientazione fantasy all'acqua di rose, ci racconta la storia del canuto Cyrus, sulle cui stanche spalle pesa il destino del regno di Gorudo. L'arzillo mago non ne vuole sapere di andare in pensione e combatte il maligno utilizzando metodi poco ortodossi, quasi autolesionistici. Niente incantesimi, roba da giovinastri: meglio trasfigurare in un barra d'acciaio fluttuante e lanciare un'enorme sfera contro gli sgherri del male, cercando di non farla cadere nel vuoto. Surreale è dire poco.

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L'operazione nostalgia di Wizorb ribadisce a chiare lettere la sostanza della formula ludica, essenziale ma comunque d'impatto. Dopo una decina di rimbalzi del globo di acciaio e pixel sullo schermo, una scheggia impazzita che può assumere delle traiettorie imprevedibili, ci si annulla letteralmente, come Chaplin nella catena di montaggio. A spezzare il logorio della ripetitività, destinata prima o poi a fare capolino, ci pensa un innesto "giocodiruolistico", gradevole pur essendo effimero. L'interazione con gli abitanti di Gorudo si limita purtroppo ad una manciata di brevi dialoghi, piccole richieste che il buon Cyrus non può che soddisfare con cordialità: un intermezzo apprezzabile, ma dalla durata trascurabile.

Ogni livello si compone di dodici tappe, al termine delle quali ci si trova al cospetto del boss finale, un bestio solitamente poco incline al dialogo e molto minaccioso, ma ricondubile alla ragione a suon di pallonate in faccia. Per procedere sono necessarie due doti: la pazienza e la capacità di gestire al meglio le traiettorie della sfera, in modo da indirizzarla velocemente sui tasselli che compongono le allambiccate costruzioni. Le fortezze, spesso geometricamente originali, sono destinate a scomparire a suon di rimbalzi, ma per quanto la curva d'apprendimento sia dosata con cura, non sono rari i momenti di frustrazione. Un blocco solitario, all'apparenza irraggiungibile, può creare più grattacapi di un'intero plotone di mattoni, l'importante è mantenere sempre i nervi saldi e non lasciarsi scoraggiare.

Soppesare le forze magiche, utili incantesimi spesso in grado di fare la differenza, è più di una necessità, una misura di cautela per evitare grattacapi: le sfere di fuoco sono un ottimo attacco contro i nemici, ma possono anche aprire una breccia in una fortezza, una crepa in cui indirizzare la sfera. Cyrus ha a disposizione pochi ma efficaci trucchi, l'importante è capire quale di questi si adatti meglio alla situazione e sfruttarne le potenzialità. Come potete ben intuire, nonostante la struttura ludica piuttosto rigida, si lascia una certa libertà d'approccio all'utente.

Tecnicamente Wizorb esprime il massimo del suo potenziale nella sua incarnazione portatile, mentre su PlayStation 3 ci troviamo al cospetto di un quadro che alterna luci e ombre. Nel salotto di casa, la resa dell'apprezzabile sagra del pixel è a dir poco lacunosa, l'immagine viene spalmata in alta risoluzione senza l'intervento di alcun filtro. Il risultato fa storcere il naso e lascia l'amaro in bocca, con un minimo di attenzione si potevano limare le asperità senza compromettere l'estetica vintage. Anche il comparto audio non è esente da critiche: i temi musicali sono apprezzabili nelle loro sonorità malinconiche se presi a piccole dosi, ma l'ascolto in loop è una tortura per i timpani.

Per quanto piacevole, Wizorb è un titolo acerbo, troppo impegnato a specchiarsi nel passato per concentrarsi sul futuro, segue la scia di Arkanoid ma non accenna un sorpasso, come se fosse spaventato dal confronto. Per quanto il classico Taito meriti rispetto, sono passati più di cinque lustri dalla sua uscita, è giunto il momento di lasciarlo alle spalle senza troppi rimpianti. La mancanza di ambizione alla fine pesa come un macigno e non permette alle avventure di Cyrus di raggiungere vette qualitative più lusinghiere. Wizorb è vittima delle sue molteplici contraddizioni: diverte ma non esalta, ha una struttura ludica collaudata ma fin troppo vetusta, possiede personalità ma manca della scintilla, di quel quid in grado di fare la differenza. Non ci si può crogiolare all'infinito nei ricordi, questo è poco ma sicuro.

Ho giocato a Wizorb grazie ad un codice fornitomi dallo sviluppatore e ho completato il gioco prima di stilare la mia analisi, un viaggio durato circa cinque ore. Visto che il titolo viene offerto al pubblico ad un prezzo di circa 3 euro, posso tranquillamente affermare che la longevità sia più che soddisfacente.

Voto: 7

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