Dondolo e gongolo con Flinthook

Dondolo e gongolo con Flinthook

Ve lo devo dire, è giusto che lo confessi: Flinthook ha gli agganci. Sissignore! E li piazza nello strato più superficiale del paralasse, giusto per dare una chance di sopravvivenza al suo protagonista, un pirata spaziale dal cuore puro. Armato di rampino, si dondola da un uncino all'altro come un acrobata, facendosi beffe di punte acuminate, pozze d'acido e laser arroventati. Con calma quasi serafica, passa al setaccio bastimenti e fregate, riducendo a mal partito mozzi e filibustieri, schierati a difesa di preziosi e gioielli. Quando finalmente tutto tace e nella stiva resta solo la polvere, risale a bordo dell'incrociatore e si dilegua nell'iperspazio.

Tribute Games inscena un roguelike a tutto tondo, nato dalla fusione fra uno sparatutto e un platform, rispettivamente braccio e mente. La struttura poggia sull'immancabile algoritmo procedurale, architetto che si occupa di dare forma e sostanza ai livelli. A tratti il professionista si lascia prendere la mano: il pensiero si fa così contorto, con sezioni che sporadicamente sfiorano (con le dovute proporzioni) le vette di sadismo a fin di bene toccate da Super Meat Boy. Il sistema di controllo al bacio, sempre preciso e reattivo, permette alla lunga di avere ragione di ogni avversità. Quando gli ostacoli sembrano insormontabili, ecco che corre in soccorso la cronocintura del protagonista, un meraviglioso meccanismo che per qualche secondo rallenta lo scorrere del tempo. Un bullet time in piena regola, che farebbe la gioia del John Woo prima maniera.

All'inizio di ogni missione, Flinthook si concede una piccola leggerezza e gioca a carte scoperte, convinto in cuor suo di poter spadroneggiare. Come ribadito qualche riga addietro, la struttura dei livelli è sempre un'incognita – anche se alla lunga si nota una certa ricorsività – e qui non c'è margine di trattativa. Si scende a patti sui bonus e i malus che caratterizzano il singolo bastimento, sfumature indicate in maniera chiara e precisa. Una stiva stracolma di dobloni e popolata da sgherri armati fino ai denti è una grandissima tentazione, a cui spesso vale la pena di resistere. Una delle variazioni sul tema più originali è l'effetto distorsione: qui l'immagine a schermo perde di nitidezza e inizia a sfarfallare vistosamente, come se venisse restituita da un monitor a tubo catodico ormai prossimo al ritiro, uno stanco pachiderma collegato alla meno peggio.

Per quanto concerne il protagonista e le sue abilità, Flinthook opta per un sistema di progressione lineare, fondato su livelli d'esperienza e relativi perk. In principio il pirata è davvero gracile e conta su pochi punti ferita, sufficienti per avere ragione del primo boss e poco più. Superato lo scoglio, inizia una lenta ma costante inversione di tendenza: raggiunta quota 50, avrete a disposizione un ricco carnet di power-up, perfetti per creare una build su misura. Dal canto mio, ho optato per una configurazione bilanciata ma votata all'attacco.

Come da manifesto del genere, l'esperienza maturata a suon di game over contribuisce a colmare il gap fra volere e potere. Flinthook è un gioco che premia la ricerca, perché c'è tanto da approfondire. E secondo me – al netto di qualche passaggio particolarmente intricato e frustante – ne vale assolutamente la pena. L'importante è non arrendersi alle prime difficoltà, stringere i denti e proseguire. In fondo non ne possiamo più di giochi che si finiscono quasi da soli, nevvero?

Toccata e fuga in fa maggiore.

Toccata e fuga in fa maggiore.

A impreziosire il tutto ci pensa l'eccellente direzione artistica, un vero trionfo di pixel art, costante questa dei titoli targati Tribute Games. Gli sprite sono di dimensioni generose, caratterizzati in maniera deliziosa e animati con dovizia di particolari. L'azione è sempre leggibile e non si riscontrano incertezze nel frame rate, nemmeno nelle situazioni più concitate. Chiude il cerchio una colonna sonora accattivante e orecchiabile.

Flinthook è un ottimo titolo, che offre l'immediatezza di un arcade e la profondità di un roguelike. Ve lo consiglio senza riserve e lo promuovo a pieni voti, sfoggiando un...

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Ho giocato a Flinthook grazie a un codice fornito da Tribute Games, optando per la versione PC. Lo trovate anche in formato PlayStation 4 e Xbox One, tanto per gradire. Prima di stilare la recensione, ho accumulato 38 ore di gioco e non credo che mi fermerò qui. Il test è stato condotto su un sistema dotato di processore AMD FX 8320, 8 GB di RAM e una scheda video AMD Radeon R9 270X. L'utilizzo di un joypad è a dir poco imprescindibile.

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