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Racconti dall’ospizio #128 - God of War: Ghost of Sparta e le fiamme nella PSP

Racconti dall’ospizio #128 - God of War: Ghost of Sparta e le fiamme nella PSP

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

God of War: Ghost of Sparta è stato tante cose bellissime.

Un gioco sontuoso ed emozionante, potente, drammatico, epico e memorabile. Il titolo tecnicamente più all’avanguardia su PSP, un tassello fondamentale del divino franchise, un'enorme tragedia greca in miniatura, da stringere tra le mani e da godere fortissimo. 

Ghost of Sparta aveva tutta la forza narrativa necessaria per scardinare la trilogia perfetta e assurgere a tutti gli effetti come quarto e imprescindibile capitolo della saga di Kratos. Il canovaccio si sviluppava attorno al doloroso rapporto tra Kratos e suo fratello Deimos, tra angoscianti flashback giocabili che arricchivano il background dello spartano in modo giusto e organico.

L’opera di Ready at Dawn, inoltre, scoperchiò tutto il potenziale espressivo e tecnologico dell'hardware portatile di Sony, fino allora inespresso. Era perfettamente in grado di trascendere ogni limite o costrizione imposta dal formato ridotto di PlayStation Portable... a suon di Hyperion Charge da far strabuzzare gli occhi, tra fiammate e giochi di luce. 

Ghost of Sparta introdusse tutto un rinnovato e fantasmagorico campionario di tecniche offensive, che per certi versi eguagliava (se non addirittura superava) in brutalità quello del terzo capitolo. L’energumeno spartano poteva afferrare i nemici, scaraventarli a terra e infierire su di essi con immane ferocia. Alle irrinunciabili lame di Athena, il team di sviluppo aggiunse un carnet bellico di prima scelta, tra Flagelli delle Erinni, Piaga di Thera, Occhio di Atlantide e persino una combinazione di lancia e scudo spartani. Mentre i Quick Time Event, come è giusto che fosse, enfatizzavano particolari situazioni di tormento interiore, penetrando con fortissima immedesimazione nella coscienza giocatore. 

Sebbene alla PSP mancasse MOLTISSIMO un secondo stick analogico, anche la disposizione dei controlli si rivelò perfetta, per una presa ancora più naturale, o comunque meno dolorosa del solito.

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Di fatto, Ghost of Sparta rappresentò un vero e proprio prodigio tascabile, oltre che nuovo metro di paragone tecnologico su PSP, grazie alla solidità del motore grafico, alla sua sconvolgente fluidità e gli infiniti giochi di luce che investivano il giocatore. E ancora, la spettacolarizzazione di ogni scena "semi-interattiva", il coinvolgente taglio cinematografico delle inquadrature, le tinte pastello con cui erano tratteggiati i paesaggi e i suoi pregevoli scorci digitali, le furiose dinamiche degli scontri campali, tutti gli arditi movimenti di telecamera, la credibilità delle animazioni e una regia impeccabile, perfettamente focalizzata su pathos e furia.

God of War: Ghost of Sparta fu un autentico capolavoro di mitologia bellica, che insegnò agli Dei dell'Olimpo come spaccare i culi su PSP.

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Questo articolo fa parte della Cover Story su God of War, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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