Il Pedro di spade 7x02: Giocare d'anticipo

Il Pedro di spade 7x02: Giocare d'anticipo

Ogni settimana, Natale "Pedro Sombrero" Ciappina ci illumina con le sue elucubrazioni sul nuovo episodio de Il trono di spadeChiaramente, trattandosi di analisi sui singoli episodi, evitate di leggerle se non siete aggiornati con le trasmissioni.

Dopo un primo episodio esplorativo, qualcosa inizia a muoversi concretamente nello scacchiere de Il trono di spade. L’abbiamo visto la scorsa settimana: ognuno si prepara ad una guerra che vedrà protagonista ogni fazione su più fronti. A Nord la battaglia contro gli Estranei, a Sud quella per il trono dei Sette Regni.  Nata dalla tempesta, questo il nome del secondo episodio della settima stagione, alza leggermente l’asticella, per un climax che, non ci sono grossi dubbi, accrescerà di intensità sempre di più con il passare delle settimane. Per il momento, Il trono di spade mette tanta carne al fuoco e colma la fame degli spettatori con un assaggino spettacolare, un cliffhanger che aggiunge hype su hype. Ma andiamo con ordine.

Laura Boldrini approva questa foto.

L’episodio si apre con Daenarys che inizia ad inquisire Varys, che risponde colpo su colpo; ha un’enorme dote oratoria, lui. Khaleesi non ha tutti i torti: Varys negli ultimi decenni è sempre stato una presenza fissa accanto ai vari regnanti che si sono succeduti ad Approdo del Re, ognuno dei quali ha finito per subire i suoi arzigogolati complotti, per poi cadere. Eppure, le argomentazioni di Varys sono valide; lui non è fedele al regnante di turno, bensì al popolo. Un discorso se vogliamo ricco di retorica semplicistica, certo, però coerente rispetto a quanto da lui fatto in passato, tant’è che Tyrion prende le sue parti. Come scritto nello scorso appuntamento di questa rubrica, Daenerys si sta facendo trascinare in un delirio di onnipotenza: non riesce più a riconoscere chi è un alleato fedele alla propria causa e chi, invece, si accoda a lei per convenienza  – da intendersi col nome di Cersei, ovviamente, asse portante dell’odio de Il trono di spade.

Emblema di ciò è la tavola rotonda che si stringe attorno a Khaleesi in quel di Roccia del drago; una riunione dove, a fare la voce grossa, sono le tante donne sedute accanto a lei. Il trono di spade ha, fra i suoi tanti meriti, quello di aver dato dignità ad un’incredibile moltitudine di personaggi femminili, trascendendo i vari cliché che legano le donne alla narrazione seriale di nuova generazione; eppure, credo, tutte queste ‘quote rosa’, almeno in quest'occasione, sono frutto non solo di una casualità degli eventi, quanto piuttosto di una precisa scelta di Daenarys, forse stanca di aver passato quasi tutta la sua vita sotto l’egida maschile. A tal proposito, l’inquisizione a Varys potrebbe aver un senso, e l’ampia fiducia che lei prova nei confronti di Tyrion potrebbe, chissà quando, venir meno. In ogni caso, ad oggi, il Lannister è una pedina centrale nel suo scacchiere, tanto da assecondare la sua tattica offensiva contro Cersei: attaccare frontalmente Approdo del Re, con la potenza di fuoco su cui Daenerys può contare, significherebbe una vittoria quasi certa, ci sono pochi dubbi; però farebbe il gioco della regina regnante. In questo modo, infatti, il suo indice di popolarità, fra i sudditi, tornerebbe alto. “La Targaryen ha bruciato con i draghi il nostro popolo, e fatto saccheggiare la parte rimanente dai Dothraki” dice, a ragione, Cersei. E infatti Tyrion vuole evitare proprio questo. Di più: vuole che l’approvazione nei confronti di Cersei coli a picco; la tattica è semplice: circondare Approdo del Re, in modo tale da far morire di fame la popolazione ed aizzarla contro i Lannister che, nel frattempo, si troverebbero attaccati a Castel Granito, il loro storico fortino, da una legione di Immacolati. Una tattica che porterebbe risultati non immediati, certo, ma totalmente sensata. Il problema, però, è che Daenarys, tranne per qualche improvviso sussulto, ha sempre mostrato un lato molto manipolabile di sé. E l’approccio scelto da Tyrion potrebbe non dare, nel breve periodo, gli esiti sperati; un repentino voltafaccia, quindi, non è da escludere.

"PER OUTCAST!"

Sì, il riferimento all’epilogo di questa seconda puntata è palese. Lo zio Greyjoy ha chiarito cosa fosse il dono da portare in dote a Cersei, in cambio di un posto accanto ad essa sul trono: la testa di due delle pedine più importanti di Daenarys. Mentre la regina regnante fa diplomazia a corte, raccogliendo a sé possibili alleati (a tal proposito, potrebbe rivelarsi importantissimo il lavoro di raccordo svolto da Jaime: lui è la carota, la sorella il bastone), lei stessa passa indirettamente all’attacco, colpendo al cuore la nemica, con una spettacolare battaglia navale che vede coinvolti proprio Euron Greyjoy e la nipote, Yara, ed Ellaria Sand, reggente della casa dei Martell. Il trono di spade non è mai stata una serie TV improntata sull'azione dura e pura, però quelle poche volte in cui c'è da menare le mani, lo spettacolo è assicurato, e questa battaglia ne è la prova; uno scontro che, inoltre, consacra Euron come uno dei personaggi più badass dell’intera serie, e che infligge un durissimo colpo a Daenerys.

Capitolo Nord: doppio corvo per Jon Snow, con due messaggi. 1) Khaleesi vuole che egli si rechi a Roccia del drago, per giurargli fedeltà assoluta; 2) Sam che lo informa che a Roccia del drago giace un gigantesco deposito di Vetro di Drago, l’unico materiale in grado di sconfiggere gli Estranei. L’equazione, va da sé, è semplicissima: come previsto, il cammino di Jon Snow si incrocerà con quello di Daenarys. Fra tutti i personaggi dell’universo de Il trono di spade, il bastardo di Ned Stark è stato sempre quello più coerente con quanto da lui stesso affermato. Crede ai suoi stessi slogan; che in politica, non è mica poco, tutt'altro. Nonostante le apparenze, è uno stratega cinico: il vero nemico sono gli Estranei, l'ha capito da tempo, e allearsi con la Targeryan è il modo più semplice vincere una battaglia che potrebbe radere al suolo l'intero Nord e non solo. Si ripropongono gli screzi fra lui e la sorella, Sansa; ma Jon è irremovibile. Andrà a Roccia del drago, e lascerà proprio a lei il ruolo di regnante ad interim del Nord. Una scelta obbligata, ma che è contemporaneamente un invito a nozze per Baelish. Se n’era parlato la settimana scorsa: se sta in silenzio, vuol dire che c’è da preoccuparsi. E infatti, nonostante Jon lo abbia ragguagliato, tornerà a colpire non appena quest’ultimo volterà le spalle.

In questa foto possiamo notare le chiare origini calabresi di Jon Snow, il quale, da buon silano, promette a lord Baelish di mettere una buona parola per lui con sua sorella Sansa.

In ogni caso, tornando al capitolo Roccia del drago, quella fra Jon Snow e Daenarys si prospetta una trattativa estremamente difficile, e la probabilità che, almeno nel breve periodo, fallisca miseramente, sono molto alte. Si è già parlato della tracotanza di Khaleesi, ma a ciò bisogna aggiungere diverse componenti. Unirsi nella battaglia a Nord, contro quegli Estranei che lei non ha mai visto (lo scettiscimo, in tal caso, sarebbe totalmente giustificato), significherebbe un dispendio di tempo e forze elevato, e che non farebbe altro che giovare a Cersei, la quale vedrebbe due dei suoi nemici principali indebolirsi senza muovere neppure un dito: da un lato il Nord, e da un lato la temibile armata su cui la Targeryan può contare.  

Appunti e aspettative per il prossimo episodio:

  • Melisandre si unisce alla folta rosa di donne attorno a Daenarys. Le sue capacità manipolatorie sono ormai note, e l'effettiva mancanza di polso della Targaryan, che cerca sempre un appoggio per giustificare le proprie decisioni, potrebbe rappresentare una breccia letale.
  • Gli alleati su cui Daenarys può contare sono fin troppo eterogenei. In politica, le grandi e improvvise alleanze non sempre hanno portato ai frutti sperati.
  • Theon Greyjoy: il lupo perde il pelo, ma non il vizio – purtroppo no, per ‘lupo’ non si intende il suo trascorso agli Stark; anzi, magari fosse così.
  • Improvviso cambio di programma per Arya: andare a Sud, in direzione Cersei, sarebbe stato troppo rischioso; meglio tornare, dopo anni, al Nord. Che incontri Jon strada facendo non è molto probabile. E se si rivelasse come la carta vincente per scacciare un eventuale colpo di Stato, a Nord, di Baelish? 
  • Quella fra Verme Grigio e Missandei è una delle più belle storie d’amore a cui abbia mai assistito in una serie TV dall’impronta non romantica. Peccato che, giocoforza, abbia così poco spazio. Anche se mi sa che non andrà lontano: 1) mi sa tanto di scopata d’addio (ricordiamo che Castel Granito è non è mai caduto; espugnarlo non sarà affatto semplice per gli Immacolati, anzi); 2) beh sì, okay, l’amore e tutto, ma con un pene inesistente non penso che la relazione potrà andare avanti a lungo.
  • Chiarito perché Jorah Mormont è a Vecchia Città: per le sue nobili origini, che gli permetteranno di avere un minimo sollievo per il morbo grigio precedentemente contratto, e che non lascia speranze. O forse no. Per ulteriori delucidazioni, si faccia riferimento, possibilmente a stomaco vuoto, a Sam Tarly, e si aspetti il prossimo episodio.
  • Un altro appunto su Jorah, beccato a scrivere un’altra lettera a Khaleesi: smettila, mantieni quel briciolo di dignità che ti rimane almeno in punto di morte. Non ti si incula, fattene una ragione; stacce.
  • La tattica di Cersei contro i draghi di Daenarys: super-balestre. C’avrà di sicuro qualche asso nella manica; per forza, altrimenti la vedo durissima.
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