Old! #216 – Luglio 1987

Old! #216 – Luglio 1987

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Mamma che mese, il luglio del 1987. Una roba che veramente se la racconti non ci si crede. Ma proviamoci. Proprio il primo giorno del mese, Irem lancia in sala giochi R-Type, sparatutto a scorrimento orizzontale incentrato su un design visivo un po' in stile Alien, sull'utilizzo di un "cazzetto" che è possibile agganciare alla parte anteriore o posteriore dell'astronave e su un level design pesantemente ancorato agli standard arcade dei bei tempi, con livelli che vanno sostanzialmente imparati a memoria se si vuole combinare qualcosa. R-Type riscuoterà un successo mostruoso, verrà convertito su ogni piattaforma possibile e immaginabile, anche decenni dopo, e darà vita a una lunga serie di seguiti, spin-off e imitazioni.

Ma luglio del 1987 è anche il mese di Double Dragon, picchiaduro a scorrimento targato Technos Japan (ma distribuito in occidente da Taito) che si presenta come successore spirituale del Renegade di appena un anno prima. Fra le novità introdotte, si segnalano il multiplayer cooperativo, con quella trovata geniale del far menare i due giocatori dopo il boss finale per conquistare la damigella, e la possibilità di raccogliere e utilizzare le armi cadute ai nemici. Double Dragon diventerà uno fra i primi grandi successi nel genere di appartenenza, verrà convertito anch’esso in ogni dove e darà vita a una vera e propria serie dalla durata pluridecennale, tra seguiti ufficiali e spin-off. Fra le tante conversioni, riscuoterà particolare successo quella per NES, al punto di diventare per molti il “vero” Double Dragon, con tanto di seguito nostalgico prodotto nel 2017.

Spostiamoci un attimo in occidente per parlare di Leisure Suit Larry in the Land of the Lounge Lizards, altro gioco seminale (wink wink) ma in un genere, quello delle avventure grafiche, e in un contesto, quello dei computer, sensibilmente diversi. Realizzato dal designer e programmatore Al Lowe dopo una gavetta su altri titoli Sierra, Leisure Suit Larry è una rilettura in chiave "grafica" di Softporn Adventure, avventura testuale di sei anni prima. Lowe reinterpreta il tutto applicandovi sopra una sana dose di umorismo crasso e rielaborando le situazioni in chiave visiva, tirando fuori il capostipite di una serie che andrà avanti per svariati episodi (compresi ben due remake del primo) e confermando, dopo lo Space Quest dell'anno precedente, l'impegno di Sierra On-Line nel fantastico mondo delle avventure grafiche che la buttano sul ridere.

Ma torniamo in Giappone per celebrare l'arrivo in sala giochi di After Burner, che si verifica il 10 luglio 1987. Ideato da uno Yu Suzuki che in quegli anni sta carico come una molla, After Burner cavalca l'onda di Top Gun, uscito al cinema un anno prima, mettendo ai comandi di un F-14. Il cabinato offre una vera e propria cloche e, per i gestori di sale giochi che non devono chiedere mai, una versione con seggiola semovente che riproduce l'esperienza del cockpit. Il gioco offre diciotto missioni in cui dare sfogo alla propria furia da piloti provetti e riscuote un successone. Come è inevitabile in quegli anni, verrà convertito un po' dappertutto e godrà di due seguiti veri e propri, oltre che di alcuni spin-off più o meno ufficiali.

E chiudiamo con la data del 13 luglio 1987, che ci regala l'uscita di Metal Gear per MSX2. Dietro alla sua copertina "vagamente" ispirata a Terminator, Metal Gear nasconde il primo gioco curato direttamente da Hideo Kojima, nonostante si tratti di un progetto non ideato da lui. Al suo interno si trovano, seppur in maniera molto rozza e semplice, più o meno già tutti i cliché che caratterizzeranno la serie nei decenni a venire, fra meccaniche stealth e fissazioni col cinema iuessei. Metal Gear verrà convertito qualche mese dopo su NES, ma subendo pesanti modifiche non supervisionate da Kojima stesso. Negli anni successivi arriveranno un seguito curato da Kojima su MSX2 e uno non gestito da lui su NES, ma la serie andrà poi in letargo per quasi un decennio, prima di resuscitare e trovare un successo fuori misura a partire da Metal Gear Solid per PlayStation.

Compiti per il weekend – 15/07/2017

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Qualcuno mi stacchi da Nex Machina

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