The Walking Dead: Michonne non sa cosa sia la vergogna

The Walking Dead: Michonne non sa cosa sia la vergogna

C’era un tempo in cui si poteva affermare con una certa sicurezza che i giochi Telltale, almeno su PC, funzionavano in maniera più che dignitosa. La serie, nata nel 2013, sulle console casalinghe dell’epoca (signò, te le ricordi PlayStation 3 e Xbox 360?) mostrava il fianco a più di un problemino, a causa di scatti, rallentamenti, freeze e problemi assortiti di varia natura che ne minavano il senso d’immersione e la bontà generale, comunque innegabile almeno per l’epoca.

Tre anni dopo la prima stagione, lo studio californiano ha saputo cavalcare l’onda del successo ottenuto alle spalle delle sofferenze della piccola Clementine e ha siglato accordi di sfruttamento delle IP con mezza Hollywood, perché come abbiamo imparato nel corso degli anni, non si vive di sola gloria e gli stagisti di certo non si frustano da soli. In questi anni, dunque, è arrivata solo un’altra stagione (più intermezzo) di The Walking Dead, per altro piuttosto inferiore alla precedente, probabilmente proprio a causa di quegli stessi stagisti al lavoro su ottomila serie in contemporanea. Anche perché, voglio dire, il risultato di questi nuovi accordi ha portato, nel giro di un anno, a praticamente la qualunque a marchio Telltale: una storia noir nell’universo di Fables, una west side story di Borderlands, un gioco su Game of Thrones e addirittura un’avventura narrativa su Minecraft, perché se non si fosse capito, i soldi non sono davvero mai abbastanza, di questi tempi.

In effetti, perché non stringere la cinta ove possibile? Perché non continuare a proporre ogni singolo episodio su tutte le console dell’universo, anche in formato fisico una volta concluse, tanto per raccimolare qualche spicciolo in più? Perché aggiornare un motore grafico che sembrava vetusto già nel 2013, se tanto continuiamo a vendere come dei matti grazie a franchise che non sono neanche i nostri? E soprattutto, perché sbattersi per offrire un sistema che permetta di portare i propri salvataggi da una console vecchia su PC, in modo che gli utenti possano giocarsi tutto su un sistema che magari possono mantenere vivo e vitale senza che lo decida qualche maxicorporazione? D’altronde, voglio dire, su PC la roba di Telltale funziona meglio, no?

In effetti no. Perché a quanto pare Telltale i problemi non li ha solo con le console, li ha proprio col progresso in generale. A seguito delle insistenze di Microsoft e degli sviluppi del recente E3, in cui è stato detto chiaro e tondo che Windows 10 è sostanzialmente un’Xbox One che non verrà sostituita tra un anno, ho pensato bene di aggiornare il sistema operativo del mio PC. Lo so, Windows 10 caccapupù, bla bla bla, non è questo il punto. Il punto è che, dopo aver aspettato ben oltre la fine della stagione di The Walking Dead: Michonne per essere sicuro di avere tutti gli eventuali bug sistemati, mi sono ritrovato davanti a una realtà desolante.

Faccio partire il primo episodio e mi trovo davanti una quantità imbarazzante di scatti e freeze, alcuni lunghi addirittura qualche secondo. Roba ingiocabile e imbarazzante: Steam segnava 15 minuti di gioco, che effettivi erano forse 5… e pensare che non avevano neanche cominciato a parlare. Neanche il tempo di pensare che Windows 10 è un cancro che divora tutto quello che tocca, che facendo una controprova con NBA 2K16 (non esattamente un motore grafico vetusto) vedo tutto filare liscissimo. Dopo ore passate tra forum e cartelle di sistema, mi rassegno a ri-aggiornare i driver video (dopo due giorni dall’ultima volta) e tutto funziona magicamente, Michonne non ha più le crisi convulsive e, anzi, il gioco va anche piuttosto fluido per i canoni Telltale. #Masterrace.

Però, ovviamente, risolto un problema ne spunta un altro: il pad Xbox One decide che non funziona più, dall’oggi al domani, dopo avermi fatto giocare a tutte le altre serie Telltale senza problemi. E ovviamente non funziona più solo su The Walking Dead: Michonne. Anzi, no, non funziona più neanche con la seconda stagione di The Walking Dead. Né con Tales from the Borderlands. WTF? Un’altra oretta tra forum e helpdesk, e scopro l’ultimo, vero capolavoro di Telltale: la software house ha deciso che, su PC, l'unico pad compatibile è quello Xbox 360. Quello di One non funziona, pur utilizzando GLI STESSI DRIVER.

Bill Gates una volta ha detto: “Sceglierò sempre una persona pigra per svolgere un compito difficile, perché troverà un modo semplice per risolverlo"... il problema è che esistono anche quelli talmente pigri che se ne sbattono il cazzo.

Comunque sia, rassegnato a giocare con mouse e tastiera, mi sparo due orette in compagnia di Michonne e degli scappati di casa che i californiani hanno deciso di metterle al fianco per questo spin-off. La premessa dietro The Walking Dead: Michonne è quella di mostrarci gli eventi successi nel fumetto durante il periodo di assenza della nostra protagonista, andando a colmare un vuoto in cui tutti erano preoccupati per le sorti della panterona di Atlanta. Anzi, a voler ben vedere, più degli eventi successi in quel periodo di per sé, piuttosto in linea con la narrativa standard dell’opera omnia di The Walking Dead (trova degli scappati di casa sulla tua strada -> seguili a un rifugio che sembra normale -> merdone -> uccidi tutti -> scappa -> ripeti), Michonne tenta di raccontarci i traumi della nostra ninja preferita, di cosa le è successo al principio dell’epidemia zombi e di come quegli avvenimenti l’hanno condizionata nel prosieguo dell’apocalisse. Roba di un certo interesse, per chi ha seguito le pagine del fumetto negli scorsi mesi, e che in effetti viene proposta al solito con una certa intensità da Telltale, ancora una volta più brava a tratteggiare le emozioni forti di per sé che a stabilire un legame con i poveracci che si incontrano lungo l’avventura. Senza contare poi che, così come accadeva in Tales from the Borderlands, sapere che Michonne sarebbe sopravvissuta tutta intera alla fine dei tre episodi (spoiler?) tendeva a svuotare un po’ tutte le scelte morali e a smorzare il pathos del gioco. Bene ma non benissimo, insomma.

Arrivato alla fine del secondo episodio, invero anche piuttosto caricato da un finale in cui ho fatto sfoggio del mio essere una brutta persona, mi butto a testa bassa verso l’atto finale della serie per scoprire che… beh, non c’è. Cioè, intendiamoci, la serie come detto è conclusa e teoricamente l’ho pure già scaricata per intero su Steam, ma quando provo a farla partire dal menu di gioco mi esce fuori questa roba qui.

E niente, speravo di aver finito con i forum ma invece no.

E niente, speravo di aver finito con i forum ma invece no.

Non trovando soluzioni, elimino il gioco dall’hard disk e riscarico i 3,5 giga di farsa californiana. Inutile dirvi che, finito il download e avviato il gioco, del terzo capitolo non c’è ancora traccia sul mio PC. E non credo ce ne sarà mai.

A Michò, ma vaffanculo, và.

Ho giocato (ROTFL) a The Walking Dead: Michonne con un codice Steam per l’intera miniserie fornito mesi fa da Telltale Games. Il contatore di gioco segna tre ore, per la questura sono venti minuti effettivi. Fate voi. In tutto questo, c’è di buono che Michonne dovrebbe essere una miniserie slegata dal resto della produzione The Walking Dead di Telltale, quindi le scelte compiute qui non dovrebbero riflettersi nella terza stagione della serie principale. Non che le scelte compiute in 400 Days fossero fondamentali nella seconda stagione, eh, intendiamoci, ché qua sennò sembra che la gente si sbatta a fare le cose per bene. Che poi, considerando quanto mi stanno simpatiche le avventure a episodi e quanto sono riusciti a farmi salire il crimine dopo questa roba, non so effettivamente quanta voglia io abbia di mettere mano a The Walking Dead 3. Ecco, l’ho detto.

Videopep #129 – I miei giochi di giugno 2016

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Old! #167 – Luglio 1976

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