Owlboy: quando il classico non puzza di vecchio

Owlboy: quando il classico non puzza di vecchio

Quando mr. Maderna mi ha proposto di recensire Owlboy io ho accettato volentieri, ma non sapevo nulla del gioco dei D-Pad Studios. Ho cercato su Steam, ho visto degli screenshot di una bellezza sconvolgente e niente, buona così, platform 2D con pixel art davvero meritevole e tutti a casa ad installarlo sul PC da gioco. Non sapevo mica che Owlboy è un progetto in cantiere da ben prima che io cominciassi a scrivere di giochini, che ha impiegato ben nove anni prima di vedere la luce sui negozi digitali di videogame per computer. Nove anni evidentemente spesi a rifinire un’opera che i creatori volevano fosse resa disponibile solo una volta che quel software da giocare fosse diventato identico a quanto sognato di realizzare nel 2008.

E in effetti la quantità di energie e competenze dietro Owlboy si assapora tutta, minuto dopo minuto. Facile lodare l’aspetto grafico del gioco, basato su un 2D splendidamente animato, maestosamente disegnato e ricco di dettagli ma sempre, incredibilmente, leggibile. Siamo lontani da tanti giochi indie che, nell’omaggio incondizionato, spesso scimmiottano tecniche del passato o che, al contrario, nel loro tentare di abbagliare gli occhi del giocatore, finiscono per restituire uno spettacolo confusionario. In Owlboy, invece, ci sono una ricercatezza, una cura e una maestria nel posizionare elementi in primo piano e degli scenari davvero maniacale, ma mai urlata al giocatore. Owlboy è insomma quella sventola da panico che non ha bisogno di mostrare il décolleté a tutti i costi per farti girare la testa.

Che poi non è da buttare anche la colonna sonora, eh. Ancora una volta, si è scelta una strada “classicheggiante” ma non vecchia, con brani ben orchestrati che sanno sottolineare con garbo i diversi momenti del gioco, con silenzi che invece enfatizzano sezioni dove è richiesta particolare concentrazione o scene decisamente drammatiche. Perché, nonostante il look cartoon, l’avventura di Owlboy è fatta di risate e tristezza, un po’ come i migliori film d’animazione che guardavamo da bambini. Lo stesso protagonista del gioco, Otus, ricorda un po’ quel tipo di opere: nonostante un handicap piuttosto grave (è muto) e nessuna reale dote speciale rispetto agli altri esemplari della sua specie, il suo coraggio e la sua empatia sanno trasformare, nelle circa dieci ore che conducono ai titoli di coda, avversari in amici e compagni in fratelli. Insomma, è impossibile non affezionarsi ai personaggi di Owlboy, nonostante una trama non certo da premio oscar ma che sa comunque essere godibile, pur nei suoi evidenti limiti.

In movimento è tutto ancora più fregno.

Pad alla mano, invece, Owlboy è un platform d’azione piuttosto canonico, di quelli che alternano alla pari dosi esplorazione, puzzle e combattimenti. La peculiarità del gioco è anzitutto costituita dai movimenti di Otus, uomo-gufo in grado non solo di camminare ma anche, prevedibilmente, di volare. E non mi riferisco al planare già visto in centinaia di platform vecchi e nuovi, ma proprio alla capacità di librarsi in aria e restarci per quanto tempo si vuole. A questa meccanica si lega quindi il sistema di combattimento, basato quasi esclusivamente sul sollevare in volo un compagno per sfruttare le sue doti offensive. Otus, infatti, durante il gioco farà amicizia con tre personaggi, tutti a loro modo in cerca di riscatto come lui. C’è Geddy, ragazzo dotato di pistola che spara piuttosto rapidamente, utile tanto per abbattere nemici quanto per distruggere ostacoli; c’è poi Alphonse, il cui lanciafiamme è ottimo per bruciare arbusti e la cui massa corporea è indicata per premere interruttori particolarmente resistenti; e poi c’è un terzo amico di cui però non vi dico nulla, per non levarvi il piacere della scoperta e sostituirlo con il fastidio dello spoiler.

Di per sé, Owlboy non innova o stravolge nulla. Non è qualcosa di “groundbreaking” o che sarà ricordato nei secoli a venire, se non per la citata maestosa veste grafica. Ma fa tutto con estremo garbo e perizia, con un ritmo che sembra lento ma poi finisce per tirarti dentro e non farti uscire più fino ai titoli di coda. Alcune scelte di level design, specialmente per come i livelli sono tutti tra loro interconnessi e si “aprono” in seguito alla risoluzione di enigmi, può ricordare The Legend Of Zelda e la cosa non può che essere un motivo di orgoglio per i D-pad Studios. Tutto è piazzato al posto giusto, anche quando la difficoltà sembra stranamente impennarsi rispetto alla media piuttosto bassina del gioco: ancora una volta, l’omaggio al passato degli sviluppatori è molto più garbato e consistente di un livello di difficoltà pompato artificialmente, giusto per ricordarci che da bambini eravamo più bravi o pazienti con i giochini. 

Alcune sezioni sono struggenti nella loro semplicità.

Ed è questa la vera forza di Owlboy. È classico, incredibilmente classico, ma mai vecchio. È in grado di appassionare giocatori di una volta e ragazzini alle prime armi senza essere cerchiobottista. È estremamente equilibrato, solido, adatto per chi cerca un platform rilassante ma non banale o per chi, semplicemente, vuole un bel gioco in libreria. Finalmente un platform che omaggia la vecchia scuola senza lasciarti addosso la sensazione di “Vabbé, potevo mettere su l’emulatore ed era meglio”. Complimenti.

Ho giocato a Owlboy su Steam, grazie a un codice fornitomi dagli sviluppatori, per quasi undici ore. Vi consiglio di giocarlo con pad e cuffione d’ordinanza, data la bontà della colonna sonora. E con un F12 sempre sotto mano per gli screenshot: ne farete tantissimi. Lo potete trovare anche su GOG allo stesso prezzo del negozio di GabeN, ovvero poco meno di 23 euro.  

Serata NES con Kenobisboch Productions

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