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Febbraio 1980: Lo ZX80 e un po’ di sparatorie | Old!

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Il 4 febbraio del 1980, Clive Sinclair lancia sul mercato il suo nuovo computer, lo ZX80, che si distingue subito per il prezzo incredibilmente economico, appena sotto alla barriera delle cento sterline. La mossa è figlia del buon successo ottenuto due anni prima dall’MK14, primo computer targato Sinclair, anch'esso venduto in quella fascia di prezzo. Lo ZX80, tra l'altro, viene venduto anche in versione non assemblata, a venti sterline in meno. Chiaramente, essendo figlia di un processo produttivo totalmente costruito attorno al prezzo, non è una macchina dalle gran prestazioni. Porta in dote 1K di RAM, 4K di ROM e una tastiera molto poco efficiente. Ma la scommessa funziona, lo ZX80 riscuote un successone immediato, Sinclair Research prende il volo e una generazione di giovani scopre le meraviglie del videogioco e della programmazione, gettando le basi di quel fenomeno che sarà la scena britannica del videogioco nei dieci anni successivi almeno.

Lo stesso mese vede il fenomeno degli sparatutto proseguire imperterrito nel suo dominio del settore. Innanzitutto abbiamo Taito che tenta il colpaccio portando in occidente Lunar Rescue, venduto come successore del campione d’incassi Space Invaders. Nel gioco bisogna destreggiarsi all’interno di un campo d’asteroidi per provare a salvare degli astronauti, atterrando nella parte bassa dello schermo per farli salire a bordo e riportarli poi a casa verso l’alto. Pur interessante ed esteticamente gradevole, Lunar Rescue ha la sfiga di mettersi sostanzialmente in competizione con Asteroids. Ed è una competizione che nessuno può vincere.

Intanto, Namco pubblica nelle sale giochi giapponesi Navarone, il secondo di tre giochi monocromatici sviluppati più o meno in contemporanea. Dopo SOS, in cui si controllava un aereo con visuale dall'alto, è il turno di Navarone, in cui ci si muove ai margini di un'isola cercando di raderne al suolo le difese. È decisamente il gioco migliore della tripletta, poi chiusa dal bizzarro Kaitei Takara Sagashi.

Nelle sale giochi occidentali si trova invece Magical Spot, uno sparatutto invece molto colorato, in cui bisogna abbattere una grossa nave madre che ci vomita addosso delle specie di scorpioni particolarmente aggressivi. Il gioco non è nulla di particolare e non riscuote grande successo, eppure, qualche mese dopo, Universal lancerà anche il semi-identico Magical Spot II.

Più convincente è Alien Invaders – Plus!, sparatutto pubblicato da Magnavox per le sue varie console che, sotto un'apparenza da semplice clone di Space Invaders, nasconde qualche trovata interessante. Per esempio, quando l'astronave viene colpita, ci si ritrova a controllarne il pilota rimasto a terra e impegnato a ripararsi nell'attesa di un nuovo veicolo. Inoltre, gli alieni hanno degli scudi indistruttibili e diventa quindi necessario manovrare per attaccarli dalla direzione giusta.

Infine, il 21 febbraio 1980 viene fondato HAL Laboratory, studio di sviluppo indipendente che si farà le ossa su Commodore Vic-20, con Jupiter Lander e le conversioni di Pac-Man e Rally-X, e otterrà una prima dose di successo considerevole su MSX, con la serie Eggerland. Ma la vera esplosione giungerà dopo aver sfiorato il fallimento a causa dei pessimi risultati ottenuti da Metal Slader Glory per NES, quando lo studio, pur rimanendo indipendente, si legherà a doppio filo a Nintendo, stabilirà Satoru Iwata come presidente e sfornerà i suoi vari successoni, fra cui Kirby, Mother/Earthbound e il primo Super Smash Bros.