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Dicembre 1980: Il nonno del Neo Geo, il figlio di Space Invaders | Old!

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

A dicembre del 1980, Data East si lancia all’avventura proponendo quello che, di fatto, è un precursore del Neo Geo: il Data East Corporation’s Cassette System, DECO Cassette System per gli amici. Trattasi di sistema standardizzato per la produzione di videogiochi da sala, che prevede l’utilizzo di cassette (sì, cassette, non cartucce, cassette) che caricano il gioco direttamente nella RAM della scheda PCB, impiegandoci circa tre minuti, con a corredo un trabiccolo anti pirateria volto ad evitare che gli operatori delle sale giochi si facciano le loro copie. L’iniziativa è forse un po’ troppo avanguardista e pagherà una tecnologia non affidabilissima ma, soprattutto, la qualità mediocre di buona parte dei 47 giochi pubblicati nel breve periodo di vita del sistema.

Intanto, Amstar Electronics lascia il segno con l’arrivo in sala giochi di Phoenix, uno sparatutto che si smarca abilmente dal caos dei cloni di Space Invaders proponendo cinque livelli strutturalmente abbastanza diversi e un’astronave madre da abbattere che costituisce, di fatto, uno fra i primi boss di fine livello/gioco di sempre, quando ancora, banalmente, il termine “boss” non è d’uso comune nel gergo videoludico. Prodotto e assemblato da Centuri in America e Taito in Giappone, Phoenix riscuote un buon successo e si scava il suo posticino d’onore nella storia del videogioco, oltre a meritarsi l’inevitabile conversione su Atari 2600 due anni dopo.

Intanto, Sega si lancia sott’acqua con N-Sub, un bizzarro gioco da sala monocromatico, piuttosto povero sul piano estetico ma davvero azzeccato su quello del divertimento. Si controlla un sommergibile che deve abbattere i sottomarini e le navi della fazione avversaria a colpi di siluri. Alla fin fine sempre uno sparatutto è, ma perlomeno non stiamo ancora lì a combattere alieni.

Infine, dicembre del 1980 è il mese nel quale Infocom, software house fondata oltre un anno prima da un gruppo di amicissimi dell’M.I.T. (Tim Anderson, Joel Berez, Marc Blank, Mike Broos, Scott Cutler, Stu Galley, Dave Lebling, J. C. R. Licklider, Chris Reeve e Al Vezza), lancia il suo primo gioco. Si tratta di Zork I: The Great Underground Empire, rielaborazione della quasi omonima avventura testuale sviluppata sui mainframe universitari da alcuni dei simpaticoni in questione. Ne nascerà un piccolo impero dalla produzione stellare, che monopolizzerà il genere per qualche anno, per essere poi spazzato via dall’esplosione della grafica. Ne abbiamo chiacchierato proprio oggi nel nuovo Retroutcast.