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Viva il sogno, abbasso la concretezza!

A me, ieri l’altro, Microsoft non è piaciuta.

E non perché abbia fatto male, c’erano comunque diverse cose interessanti (poche, per me, comunque) ma perché nella conferenza di quest’anno è mancato il futuro, il sogno, il gioco incredibile che vedremo l’anno del poi dopo essere stato cancellato almeno tre volte.

E lo so che è ormai pensiero comune credere il contrario. Shitstorm per i downgrade, shitstorm per i rinvii e shitstorm per le cancellazioni hanno dimostrato che è meglio non dirle le cose al pubblico, tipo non promettere ai bambini qualcosa di cui non sei sicuro al 100%. Ma c’avete cinquant’anni per gamba, non è meglio crescere voi e capire che fare videogiochi non è una scienza esatta e che le cose possono andare molto male ma anche solo tanto diversamente da come ti immaginavi all’inizio?

La conferenza di quest’anno era basata sulla concretezza: tutto entro l’anno (che poi parliamone, quanti di quei 2023 SENZA data sono incisi nella pietra?), tutto in fase avanzata di sviluppo e quindi niente Indiana Jones, niente Perfect Dark, niente di niente dai team interni per i quali abbiamo aperto le bottiglie buone qualche anno fa. La conferenza perfetta per un pubblico di geometri del catasto, nessuna bugia, ma io stavo proprio meglio quando stavo peggio.

Per me l’E3 non è solo giochi che arrivano a ottobre. Per me l’E3 è sempre stato il motivo per cui starò ancora giocando tra dieci anni, una finestra su quello che i videogiochi possono e vogliono fare, non su quello che stanno facendo. Voglio sognare il “6” al superenalotto, a prescindere dalle percentuali e dalle statistiche che mi ricordano quanto sia praticamente impossibile, non voglio sognare una vita a base di reddito di cittadinanza. Non solo, almeno.

Ma oggi va così.
Meglio un uovo oggi che, forse, quattro galline e un abbacchio domani.
Ha senso.
Ma io mi diverto meno.