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Untitled Goose Game: Gioco dell'oca o gioco dell'anno?

La grandezza di Untitled Goose Game sta nel suo essere piccolo. Piccolo e deliziosamente bucolico. L’idea di House House è allo stesso tempo semplice e deflagrante, ovvero mettere il giocatore nei panni di un’oca che, né più né meno, fa cose da oca: corre con incedere cruento, spiega le ali, nuota, becca qua e là e, soprattutto, starnazza a pieni polmoni. Azioni e comandi semplici che, oltre a immergerci da subito in un’altra dimensione e a darci una precisa prospettiva del mondo di gioco, sanno tirare fuori risate fanciullesche, che ben si sposano con uno stile grafico da cartone per bambini cresciuti. 

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Uscita dal suo cespuglio, l’Oca si ritrova in un tranquillo villaggio alle prese con la quotidianità, ignara che l’interfaccia di gioco incalzi i giocatori a usare il pennuto come un’arma stealth che Kojima scansati proprio. Gli obiettivi da conseguire nei vari quadri sono infatti pensati per destabilizzare la quiete pubblica, incrociando le routine precise e ordinate dei cittadini che, d’un tratto, vedono sparire da sotto il naso l’oggetto che stavano usando/guardando/cercando, mandandoli ai matti. Le varie zone del villaggio di Untitled Goose Game, in effetti, sono dei piccoli diorama con le figure in movimento, in cui la palmipede scheggia impazzita interviene a portare il caos, con il solo scopo di causare abbastanza disagi da proseguire nel suo ciondolare.

Così, un passo alla volta, mentre ci godiamo l’umorismo slapstick e il suo arguto level/puzzle design, Untitled Goose Game si svela pacatamente, lasciando intravedere un mondo di gioco che va ben più in là del piccolo presepe e, anzi, finisce per essere una vera e propria città in miniatura, in un modo a metà tra lo zuccherino e lo stupefacente che mi ha ricordato Katamari Damacy, non a caso uno fra i miei giochi preferiti di sempre. L’Oca di House House, tra l’altro, condivide con la rumenta di Takahashi la stessa leggerezza di fondo, che ti fa pensare spesso di stare giocando a qualcosa di irripetibile, divertente e perfettamente bilanciato in tutte le sue componenti, senza mai per questo farti arrivare a urlare al capolavoro, a dimostrazione che l’umiltà è forse la qualità più sottovalutata da tutti, di questi tempi. 

Umiltà, di cui abbiamo una diapositiva.

Tra un irrigatore fatto partire alle spalle del contadino e uno sgabello levato da sotto al culo, Untitled Goose Game riesce anche nell’impresa, apparentemente titanica, di dare un contesto al fastidio crescente del villaggio nei confronti della povera Oca, ostacolata persino da cartelli troppo puntuali per non intravederci della premeditazione, in un afflato di narrativa non-verbale che incorona perfettamente la sensazione di avere davanti un’opera architettata al millimetro per dare gusto a sadici fanciulli.

Ogni cosa, in Untitled Goose Game, è misurata, perfetta, precisamente al suo posto. Proprio per questo, arrivare a portare l’apocalisse è una sfida semplice e divertentissima, soddisfacente come solo il caos sistematico sa essere. E anche quando gli obiettivi finiscono, ché il gioco è bello quando dura poco, House House porta ancora un po’ di mollica al nostro stagno, lasciandoci una lista di cose da fare abbastanza lunga da farci scoprire nuovi modi per ridere con un’oca stronza, sì, ma terribilmente adorabile.

Ho giocato ad Untitled Goose Game su Nintendo Switch, dopo aver acquistato il gioco al day one, senza remore. Va detto che lo sviluppatore ci ha poi inviato un codice per il download su Switch, ma ormai l’avevo già comprato e che ci dobbiamo fare? Ci ho giocato in inglese, ma insomma, HONK. Il gioco è disponibile anche su Epic Game Store e, se lo comprate tramite questo link, una piccola parte di quello che spendete andrà a noi, senza sovrapprezzi per voi.