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The Dark Pictures Antology: Men of Medan - un videogioco è un prodotto o un’esperienza?

Primo episodio della serie Dark Pictures Antology, Man of Medan è una sorta di B-movie interattivo, scandito da quick timer event e dialoghi a scelta multipla mentre si perlustrano ambientazioni in terza persona per mandare avanti la storia. In termini di game design, non si discosta molto da Until Dawn, esclusiva PlayStation 4 che ricalca, anche in termini di cliché narrativi, pur sostituendo le vette innevate con i fondali marini. Come nell’opera precedente, anche qui Supermassive Games presenta un cast di personaggi che si vorrebbe vedere morti nei successivi cinque minuti e, nonostante qualche salto a sorpresa (a volte gratuito, altre volte telefonato), non è che ci regali un’esperienza ricca di adrenalina.

Eppure, Men of Medan ha una caratteristica che lo rende unico nel suo genere e riuscitissimo come esperimento. È possibile giocarci simultaneamente in co-op con un amico online (oppure con altri amici in salotto, ma su questo torniamo fra un attimo). Questo significa che, giocando in due in rete, è possibile controllare simultaneamente due personaggi differenti, senza vedere quello che fa l’altro. Ho scoperto l’acqua calda? Forse, ma questo meccanismo cambia completamente prospettiva ai cosiddetti film interattivi, tornati recentemente in voga. Non vedere direttamente quello che vede o fa l’altro giocatore ma solo sentirlo in cuffia, e poi sperimentare le conseguenze delle sue scelte, rende l’esperienza davvero elettrizzante.

Allo stesso modo, stare tutti sul divano e passarsi il controller ogni volta che tocca al proprio personaggio, rende l’attività un gioco di ruolo, nel senso letterale del termine. Non si raggiunge il livello di coinvolgimento della modalità online, ma è un modo alternativo per gustarsi una serata in compagnia. C’è di buono, infatti, che l’esperienza dura 3/4 ore circa, quindi, se avete il frigo pieno di birre, è smaltibile in una sola sessione prolungata.

Affrontato da soli, invece, Men of Medan è inevitabilmente meno stimolante. Uno dei limiti principali è dato dalla trama non molo interessante e dall’evoluzione dei personaggi, pensati per essere ruoli facili da interpretare. L’esperienza di gioco complessiva risulta in parte compromessa anche dal sistema di scelte, non sempre consequenziali, e dal livello di difficoltà di alcuni QTE davvero frustranti, soprattutto quando il rischio è di morire per un unico comando impartito in ritardo. Ma sono cose su cui è invece facile soprassedere in gruppo, quando l’intrattenimento è offerto soprattutto da quello che accade davanti allo schermo e non tanto da quello che accade dentro.

Anche se è possibile arrivare alle sequenze finali con una manciata di sopravvissuti ogni volta differente, una volta terminata la prima run, difficilmente avrete voglia di riprovare da soli per vedere cosa vi siete persi. In gruppo, invece, rimane divertente scoprire a quali conseguenze nefaste porti la scelta compiuta da un amico. Il problema è che non sempre si riesce a riempire la casa di gente per giocare a un videogame (colpa delle persone rispettabili che frequento?) oppure a trovare qualcuno (meno rispettabile) pronto a sottrarre il suo tempo di gioco online a Fortnite, FIFA o Rainbow Six per farci compagnia mentre perlustriamo una nave abitata dai fantasmi. Ma, se ci si riesce, il divertimento è garantito.

Men of Medan non è sicuramente una pietra miliare del genere, ma indica una nuova traiettoria per le avventure interattive. Una strada che, onestamente, non vedo l’ora di percorrere tantissime altre volte insieme ai miei compagni di controller.

Ho ottenuto un codice Steam dal publisher del gioco. Con una GTX 1050, ogni tanto, si perde qualche frame, ma sembra più un problema di ottimizzazione del codice che di performance della scheda. Ho testato l’avventura tramite le varie modalità multiplayer offerte: online e con amici davanti al proiettore (limitandomi in questo caso ad osservare le loro reazioni mentre preparavo la cena) ma è toccato poi arrivarci in fondo da solo, mentre i miei figli, a cui ho chiesto aiuto, guardavano giocarci Cicciogamer su YouTube. Valli a capire, i nativi digitali…