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Altro che Rogue One, i piani della Morte Nera li avevamo recuperati in Star Wars: Dark Forces | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Guerre stellari, la Morte Nera. Una piccola luna che in realtà era una stazione da battaglia in grado di distruggere pianeti. In origine, vi era un accenno a come fossero stati rubati i piani che hanno permesso a Luke Skywalker di distruggerla in Episodio IV, e Rogue One ha offerto una descrizione piuttosto avvincente su come i ribelli siano finiti in possesso dei piani della Morte Nera, e anche di come mai avesse quell’evidente difetto di progettazione. Ad oggi, Rogue One rimane il mio film preferito di Guerre stellari, tra gli ultimi usciti.

Ma in realtà, tanti anni fa, in una galassia lontana lontana, la cattura dei piani della Morte Nera era stata già mostrata in uno dei giochi ispirati a Guerre stellari più belli e meglio riusciti, quando LucasArts sfornava capolavori su capolavori e sembrava incapace di fare altrimenti.

In questo universo parallelo, a ottenere i piani della Morte Nera è un ex ufficiale imperiale di nome Kyle Katarn, ed è lui che si controlla in uno fra i più bei sparatutto ispirati a Guerre Stellari: Dark Forces.

In un’era dominata da Doom e ben presto da Quake (Dark Forces è uscito nel 1995, Quake uscirà appena un anno dopo, nel 1996!), lo sparatutto LucasArts non offriva grafica in 3D reale o effetti speciali fuori scala, ma quello che poteva offrire era un protagonista carismatico in uno fra gli universi più affascinanti mai creati. In un’avventura che iniziava col recupero dei piani della Morte Nera e arrivava fino a far sventare uno fra i piani più terrificanti e pericolosi dell’Impero, Dark Forces offriva agli appassionati di sparatutto in prima persona qualcosa di sensibilmente diverso dagli spari a cervello spento che caratterizzavano la concorrenza.

Per quanto fosse però potente nella forza, Dark Forces non era comunque un gioco perfetto. Spesso e volentieri, era difficile capire dove ci si dovesse recare per raggiungere l’obiettivo di missione, ma il suo principale difetto era che non era possibile salvare a metà missione. Esatto: se si iniziava un livello, lo si doveva necessariamente portare a termine, pena il doverlo ricominciare da zero. Follia.

Fortunatamente, tutto il resto contribuiva a rendere comunque l’esperienza di gioco memorabile. Gli scenari, i personaggi iconici della serie e il gunplay in generale erano tutti aspetti che convincevano decisamente. Non mancavano poi dei combattimenti memorabili, come un duello a mani nude contro un Dragone Kell, o un incontro ravvicinato con il famigerato Boba Fett.

Se non si è mai provato il gioco e si ama la saga di Guerre stellari, andare a recuperarlo non è per niente una cattiva idea. Si deve venire a patti con un motore grafico datato (l’audio è ancora fantastico!) ma Dark Forces e tutti i suoi seguiti sono delle gemme assolutamente degne di venir riscoperte. Nel caso possa interessare, si trova in vendita sia su Steam che su GOG, a circa cinque euro, praticamente un regalo.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a Star Wars, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.