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Soccer Brawl, altro che quel fifino di Super Sidekicks | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

“Schiaccia a ripetizione questo pulsante!”

Così è stato, in un anno tra il 1992 e il 1995, il mio primo incontro con Soccer Brawl, calcio mecha-futuristico per Neo Geo.

Con gli amici dell’estate, in vacanza al mare; quegli amici più volte rievocati in questi lidi come forieri di nostalgia, pregni di momenti irripetibili, di scoperte arcade e di mare, sole, sabbia, filosofiche dissertazioni videoludiche preadolescenziali, Game Power e fumetti scambiati, saporedimaresaporedisale.

Sì, perché Soccer Brawl la faceva proprio sporca. Non ho mai capito se fosse un glitch o un cheat voluto, ma durante le partite contro il computer, se si premeva ripetutamente il tasto del salto del giocatore 2 - e solo quello, il giocatore COM attivo saltava, saltava, saltava, saltava.

Se volete scoprire se il trucco funzioni ancora, compratelo su Switch e scrivetelo nei commenti.

Quale moderno tonno spiaggiato, secondo solo al godmode di Doom, questo infinito rimbalzare rendeva le partite delle gare di resistenza tra il primigenio giocatore e il suo amico, costretto ad anchilosarsi il dito a forza di premere quel pulsante.

Così, misteriosamente, attorno al coin-op di Soccer Brawl (che, come solitamente per gli MVS, aveva al suo interno anche Ninja Combat e un altro titolo), c’era sempre coda. Perché? A differenza dell’aeroplanino di Metal Slug, vera e propria attestazione di resistenza sovrumana allo stress (o capacità economica brute force del giocatore), Soccer Brawl lo finivi con un gettone e un amico che ci teneva molto a te.

Un piccolo cimitero di robot in area di rigore.

A volte le partite terminavano perché l’amico si stancava e ti diceva di arrangiarti, sul più bello, perché ovviamente, da fini strateghi, anziché aspettare la seconda o terza partita, si chiedeva all’amico di stancarsi da subito, ignari che la prima partita fosse calibrata un po’ come lo spacciatore che ti regala la prima dose di eroina e poi ti dice “Qui ti aspettavo”. E la squadra nemica ti massacrava subito. Alla fine, invece, ci arrivavi solo se l’amico (o gli amici: chi era molto benvoluto si portava squadre di saltatori professionisti da alternare tra le partite), dimostrando sempiterna fedeltà, noncurante del suo tunnel carpale che stava devastandosi prima del tempo, continuava a saltare fino ai titoli di coda.

Alla fine della fiera, non diventavi neanche più bravo giocando più volte: tutte le partite erano un susseguirsi di colpi caricati e scariche elettriche verso la CPU saltellante, senza dare neanche il tempo alla I.A. di esprimersi, di farti vedere che sì, c’era stato del lavoro di programmazione dietro, così vanificato.

C’erano anche i rigori. Cinici, spietati, cibernetici.

Per quanto inutile fosse, Soccer Brawl, era - per chi, come me, non seguiva né segue il calcio - dannatamente divertente; quando arrivarono Super Sidekicks e poi i suoi seguiti, la coda dietro Soccer Brawl andò scemando.

La variante metallica dello stadio. Per sentirsi più cibernetici che mai!

Il nugolo di giovani migrò verso altri arcade, Soccer Brawl fu dimenticato ma rimase al suo posto tra le schede di quel cabinato, selezionato sempre più di rado. Però, il seme della violenza calcistica era stato piantato nelle nostre testoline, ignare che da lì a qualche anno sarebbe arrivata la prima PlayStation e con essa Adidas Power Soccer, il punto di incontro tra Soccer Brawl e gli altri simulatori calcistici.

In sala giochi, però, accanto a Soccer Brawl c’era Power Spikes.

Filosoficamente, qui, c’erano le battute segrete da cui la I.A. si faceva accuratamente fregare la prima volta che le facevi, salvo poi contrastarti con capacità divinatorie dalla seconda in poi. Però era un gioco di pallavolo anziché un calcio robotico futuristico, quindi, prima di appassionartici, è passato qualche altro anno; ma questo, ovviamente, è un altro Racconto dall’ospizio.

Questo articolo fa parte della Cover Story pallonara, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.