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Slipstream: se OutRun fosse uscito negli anni ‘90

Il terzo progetto di Sandro Luiz de Paula aka ansdor, trentatreenne sviluppatore di Belo Horizonte, è un paradosso temporale, un racing che sembra appartenere a una generazione di mezzo tra i 16 e i 32-bit, troppo moderno per essere Out Run, troppo vintage per essere Ridge Racer; guida anni Ottanta, stile anni Novanta, un revival ucronistico, nostalgico per qualcosa che non è mai esistito ma che sarebbe stato incredibile.

Il profumo del drifting in campagna!

Ed è proprio questo che rende interessante Slipstream, che ricalca con devozione la struttura a bivi del capolavoro di Suzuki, con cinque stage da percorrere contro il tempo districandosi nel traffico, contaminandola poi con elementi di gameplay che cambiano ritmo e significato al “giro del mondo in cinque minuti” di SEGA, mentre ci si fa sciogliere le retine da una palette spudorata, appariscente, da filtrare a piacere attraverso effetti CRT e pixel art. Le curve si affrontano tutte di traverso, sfiorando il freno e lasciandosi annegare nella dopamina, col modello fake-32-bit dell’auto che prende angoli surreali, visivamente spettacolari e naturalmente tamarri, il tipo di atteggiamento che ci si aspetta da un garage che ammicca leccandosi le labbra ad alcune delle sportive giapponesi più iconiche dei 90’s, tra cui spicca un plagio giallo “soleil” della Nissan 300ZX (e dove la pseudo Lancia Delta Integrale è una gradita intrusa, coi riflessi rossi nei vetri che sembrano il tendaggio della Loggia Nera di Twin Peaks, vai a sapere se è una citazione voluta). Una meccanica di pura estetica, un drifting bidimensionale sicuramente sexy ma abbastanza scomodo, poco adatto alle chicane veloci e soprattutto per sgusciare tra una macchina e l’altra quando si percorre una curva particolarmente affollata, tamponando chiunque o finendo fuori strada; rendendo così prezioso il rewind stile VHS (reso molto bene a livello visivo), soprattutto per non perdere terreno dai rivali che marcano il territorio di ogni stage, con tanto di frasi ad effetto personalizzate (e talvolta citazioniste) per ognuno.

Una piccola Loggia Nera dentro una Lancia Delta, pardon, Epsilon.

Niente yuppie e modelle coi capelli al vento in estati infinite; vetri oscurati, mano sempre vicina al freno a mano e uno spiccato spirito competitivo con cui affrontare soprattutto le modalità alternative, dai tornei (che trasformano i livelli in tracciati singoli) alle prove a tempo, fino alla Cannonball che fa tanto Gumball 3000, estremamente personalizzabile, trasformando il pilota in organizzatore. E da questo punto di vista, nella sua imperfezione, Slipstream concede abbastanza opzioni per adattare il gioco al proprio umore e smussarne gli angoli. Io, ad esempio, l’ho trasformato in un perfetto antistress vaporwave semplicemente impostando la derapata automatica (che entra quindi in curva senza doverla attivare, cosa che risolve parecchi problemi ludici), evitando di fare tip-tap sui tasti e godendomi un bombardamento audiovisivo tanto pacchiano quanto innegabilmente piacevole. E per questo un plauso va fatto necessariamente ad Effoharkay, autore di una soundtrack pazzesca e ricercata, che fluisce alla stessa velocità dell’asfalto, fondendo Eurobeat, dance, lo-fi e synthwave, con sonorità che partono da Just Can’t Get Enough, passano per la colonna sonora di Inital D e arrivano a Kavinsky, così, come se niente fosse. È evidente che ansdor non sia un ruffiano, questo non è un semplice e riverente tributo ad Out Run ma un’opera filosoficamente più vicina allo splendido Horizon Chase Turbo di Aquiris (sempre brasiliani, tra l’altro), l’Out Run retrofuturista dei suoi sogni con cui dimostra una mano invidiabile nel replicare la tecnologia Super-Scaler, arrivando ad un risultato autentico, fluidissimo e velocissimo, molto tridimensionale, esaltante quando entra in scena la meccanica della scia che dà il nome al gioco ma anche coerente con le ispirazioni, trovando la giusta miscela tra vibe anni Ottanta e Novanta.

Lo stile grafico è particolare perché, pur essendo un racing 2D, mescola sia pixel art che texture in stile 32-bit, rafforzando quella sensazione di opera “di mezzo” tra anni Ottanta e Novanta.

Poi si, alcuni fondali sono un po’ pasticciati e “appiccicati”, così come alcune ambientazioni risultano fin troppo anonime/ripetute, ma c’è sempre una genuinità di fondo che rispecchia la dimensione artigianale del progetto e bendispone al suo godimento. Su PC è fuori già da un po’ mentre su Switch arriva domani al prezzo di 8,99 €, che è una richiesta assolutamente onesta per un Out Run arrivato da una dimensione parallela, tutto cuore e traversi, che sa quello che fa, magari non lo fa sempre benissimo, ma lo fa con la giusta faccia tosta, derapando verso l’orizzonte!

Slipstream è disponibile su PC tramite Steam e tramite GOG ma in arrivo anche su Switch. Noi l’abbiamo provato grazie a un codice per la console Nintendo gentilmente fornito dall’agenzia di PR che segue il gioco.