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SINNER: Sacrifice for Redemption - Dio perdona, SINNER no

SINNER: Sacrifice for Redemption, a dispetto di ogni apparenza, non è un soulslike; e credetemi, non lo scrivo con malcelata spocchia solo per scimmiottare René Magritte. Il gioco dei Dark Star Game Studios rappresenta proprio l’opposto di quanto offerto dai capolavori di From Software. Dimenticate, quindi, il level design sontuoso, il senso graduale di crescita, la meraviglia per le ambientazioni pietrose e salmastri o la narrazione sbriciolata in migliaia di piccoli indizi, disseminati su una tovaglia sgangherata. SINNER è solo formalmente un soulslike: con quegli attacchi leggeri/pesanti, la capriola e la parata per evitare i colpi o limitare i danni e la stamina che si consuma inesorabilmente ad ogni azione.

Precipitare da un dirupo o cadere in un fosso creatosi nell’incedere della battaglia sono fra le morti più frequenti.

Ci sono poi i consumabili - borracce, bombe, frecce - e i vari status alterati, come veleno o congelamento. Eppure, si tratta soltanto di un guscio, un involucro realizzato con innegabile dovizia e senza cattive intenzioni, anzi: sono pienamente convinto che gli sviluppatori volessero davvero omaggiare i classici From Software, infondendo nella propria creatura un genuino lavoro di caratterizzazione. Il desiderio di distinguersi dalla massa è quindi autentico, tuttavia gli sviluppatori cinesi sono caduti proprio sull’elemento più iconico (anche se non il più importante) dei vari Dark Souls: la difficoltà estrema.

Il design del giovane protagonista ha qualcosa che ricorda le opere di Fumito Ueda.

SINNER: Sacrifice for Redemption, proprio in virtù di tali premesse, si presenta come un gioco tremendamente difficile, spesso ingiusto, che punta fin troppo sul trial & error, risultando assai poco accondiscendente col videogiocatore incauto. Ogni boss è in grado di ucciderci in una manciata di secondi, quasi per capriccio, magari sfoggiando un nuovo pattern d’attacco o distruggendo parte dello scenario per farci precipitare nel vuoto. Il gioco è strutturato per esaltare l’enfasi di questi scontri, proponendo un piccolo HUB costellato da otto stele, attraverso le quali si accede ai singoli nemici. Non ci sono schermaglie introduttive (se non nel tutorial) o fasi intermedie: SINNER: Sacrifice for Redemption è un’implacabile, asciutta maratona contro i boss, che nel rappresentare i sette vizi capitali, ne incarnano il comportamento e la foggia.

A nostra disposizione, una spada, uno scudo e uno spadone a due mani; null’altro, a parte una manciata di oggetti, per avere la meglio sui nostri implacabili avversari. Se il danno può essere identificato nell’estrema letalità dei boss, la beffa è senza dubbio rappresentata dall’assenza del level up. Contrariamente a quanto fosse lecito supporre, visto lo scheletro di gioco, non c’è alcun aumento delle nostre statistiche, nessuna possibilità di migliorare o modificare l’equipaggiamento o lo sparuto arsenale. Al contrario: prima di ogni scontro dobbiamo rinunciare a una piccola parte del nostro potere, sacrificandolo alla stele per espiare i nostri peccati e aprirci un varco verso il nemico.

I boss possiedono un indubbio fascino malsano, e questo - paradossalmente - è ulteriore motivo di rammarico.

Così, in una sorta di Mega Man in versione sadica, dobbiamo decidere l’ordine col quale affrontare gli avversari, scegliendo con cura i fardelli che pian piano si accumuleranno sulle nostre spalle. Perché nel gioco cinese non c’è alcun premio per la sconfitta del nemico, a parte un esiguo aumento di forza vitale. Il nostro percorso è destinato ad essere eternamente in salita e infatti arriveremo allo scontro con l’ultimo boss completamente depotenziati. Quest’opera di sottrazione che caratterizza l’intero impianto di gioco non è priva di fascino, dato che condensa tutta l’azione, la frustrazione e la disfatta in una dolorosa sintesi ai limiti del masochismo.

SINNER: Sacrifice for Redemption, pur non risultando graficamente idilliaco, riesce a nascondere le sue carenze tecniche dietro una forza estetica e un'impatto visivo decisamente ricercati. Il character design del protagonista ricorda le figure eteree di Fumito Ueda, anche se in questo caso gli sviluppatori hanno posto l'accento sull’ombrosità del personaggio, in perfetta linea con l'atmosfera fumosa che si respira nel gioco. Come una sorta di Pinocchio meccanico, nascosto dietro un paio d’occhi spiritati e un’andatura dinoccolata, il giovane guerriero procede inesorabile lungo i tetri scenari.

Una pioggia di spade cadrà anche su di noi e basteranno pochi colpi per trovare la morte.

I vari livelli, pur patendo un minimo di omogeneità ambientale, risultano stilisticamente assai riusciti e nonostante l'assenza quasi totale di un canovaccio narrativo, ogni area è capace di suggerire sommessamente gli eventi che le hanno consumate. Da ombrose foreste ritorte su loro stesse a splendide sale da ballo adornate da enormi lampadari dorati, passando per immense arene baciate dal sole, i cui raggi filtrano tra le colonne diroccate. I nostri avversari, poi, l’incarnazione dei sette vizi capitali, sono tremendamente fascinosi, dettagliati e realizzati con estrema cura; che si tratti di giganteschi guerrieri, creature deformi o scaltri spadaccini, il lavoro svolto sulla loro caratterizzazione è encomiabile.

Con SINNER: Sacrifice for Redemption non si gioca male, sia chiaro. I controlli sono precisi e reattivi, l’impatto coi nemici è poderoso e la costanza premia, anche a scapito di qualche incolpevole dipartita. Nel caso riusciste ad allinearvi con la visione martirizzante degli sviluppatori, potreste trovarlo persino godibile e stimolante. Tuttavia, pur nella sua forte identità ludica e stilistica, il gioco è fin troppo frammentato, punitivo ed essenziale. I ragazzi di Dark Star Studios non si saranno macchiati di crimini capitali, ma hanno senza dubbio peccato d’ingenuità, e nel mondo dei videogiochi si tratta di un errore imperdonabile.

Ho scaricato SINNER: Sacrifice for Redemption su PlayStation 4 PRO grazie a un codice fornitomi dallo sviluppatore. Ho speso almeno un paio d’ore per sconfiggere ogni singolo boss, più altre quattro per quello finale, sul quale, però, ho gettato la spugna senza alcuna vergogna. Un secondo giro potrebbe affascinare i più stoici, ma è difficile che vogliate sentire anche solo il nome del gioco dopo averlo portato a termine. SINNER: Sacrifice for Redemption è disponibile su PlayStation 4, su Switch e su Xbox One. La versione PC è per il momento un’esclusiva Discord.