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Resident Evil: Code Veronica, la bellezza dell'horror di cui ogni tanto ci si dimentica | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Resident Evil: Code Veronica è probabilmente il mio preferito. Dico probabilmente, perché se la gioca con Resident Evil 2, ma l’ho sempre trovato più intrigante del secondo capitolo. Forse per le numerose citazioni cinematografiche (Hitchcock su tutti) o per la folle storia che mette in piedi. Il ruolo della famiglia Ashford nella saga l’ho sempre trovato affascinante, pieno di rimpianti e con la costante sensazione di non riuscire ad arrivare dove i colleghi fondatori dell’Umbrella erano giunti. E poi, il folle rapporto tra Alfred e Alexia, fra l’incesto sfiorato e il puro schiavismo di lui nei confronti di lei (tra l’altro, lei cattiva come poche).

Anche l’ambientazione sembrava non dare scampo. Da una città hai l’impressione di poter fuggire, ma da un’isola? Fra l’altro, abitata solo da lavoratori del complesso Umbrella, qualche carcerato e pochi altri, quindi anche la sensazione di essere davvero soli. Il maniero Ashford che svetta sull’isola e poi il cambio repentino di location, con il laboratorio immerso nei ghiacci dell’artico.

È probabilmente il Resident Evil più lungo, perlomeno di quelli con la formula classica, che i folli speedrunner ci sono eh, ma una prima run di questo gioco da proprio l’idea di non finire mai, un misto di felicità - Wow ma quanto c’è da vedere ancora! - e terrore - Ho finito tutte le cure, questo gioco non lo finirò mai! - che accompagna costantemente il giocatore. Ma poi gli enigmi, la strada della sopravvivenza costellata di oggetti da mettere nel posto giusto, con un buon mix di momenti in cui si spara.

Per la prima volta, la serie proponeva ambienti totalmente tridimensionali, con inquadrature però fisse, che non avevano nulla da invidiare ai precedenti sfondi pre-renderizzati.

Fra l’altro, il gioco era nato come esclusiva per Dreamcast, la console dei sogni di Sega, e quasi per farsi perdonare. Capcom non era riuscita a portare Resident Evil 2 su Sega Saturn e, per rispettare gli accordi, decise di sviluppare questo nuovo capitolo, pensandolo fra l’altro come vero e proprio terzo episodio, con tanto di numero 3. Ma Resident Evil 3: Nemesis arriva prima, è quasi complementare al 2 e si decide di dargli il numero dopo il titolo. Code Veronica, quindi, finisce quasi con il diventare uno spin-off, agli occhi del grande pubblico, che ancora oggi a volte non conosce l’esistenza di un capitolo fra il terzo e il popolarissimo quarto

Dopo il debutto su Dreamcast, il gioco ha goduto di una versione più completa, Code Veronica Complete, commercializzata fuori dal Giappone come Resident Evil: Code Veronica X. E proprio da questa versione è stato realizzato il port in HD per PlayStation 3 e Xbox 360. Si trova anche emulato su PlayStation 4 e Xbox One (e addirittura su Nintendo Switch). C’è pure su Steam, quindi non avete scuse, nel caso l’aveste perso per strada, per non tuffarvi nell’orrore di quei mattacchioni degli Ashford.