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Professor Lupo and his Horrible Pets: durante il tirocinio, nessuno può sentirti urlare

Prima di mettere le mani su Professor Lupo and his Horrible Pets, la mia esperienza con BeautiFun Games si limitava a Nihilumbra, consumato un annetto fa su Switch, seduto sulla tazza del cesso. Tra l’altro, rileggendo la recensione di allora, vedo che il mio alter ego del 2018 aveva da ridire sul sistema di controllo, (dis)adattato dalla versione PC, e incollato alla modalità portatile.

Curiosamente, anche a questo giro - sempre su Switch - mi sono dovuto scordare la TV grossa, in via di un sistema di puntamento in stile WiiMote davvero troppo impreciso per fare le veci del touch screen. E sempre parlando di controlli, ci ho messo un po’ pure a trovare il giusto equilibrio tra la modalità touch e quella via stick, scegliendo alla fine di passare dall’un all’altra a seconda della circostanza, anche in seno allo stesso livello. Ammetto che come cosa non è il massimo, soprattutto per quel minimo di riprogrammazione mentale che implica; ma va anche detto che questa piccola schizofrenia è l’unico problema (diretto? Indiretto? Fate un po’ voi) che mi sento di imputare a Professor Lupo and his Horrible Pets, il nuovo puzzle game dello studio spagnolo, in uscita oggi su PC e Mac, oltre che su Switch.

Questa strampalata avventura spaziale parte con un’asta, indetta dal professore eponimo per cedere ai migliori offerenti le creature aliene catturate lungo anni di scorribande (un po’ tipo Jurassic World - Il regno distrutto, per darvi un’idea). Ovviamente le cose vanno presto in vacca e, a seguito di un attacco, le orribili bestiole finiscono per invadere la stazione spaziale Aurora, lasciando l’ingrato compito di metterci una pezza in mano all’ultimo dei tirocinanti.

La vocazione narrativa del gioco non si spegne con l’innesco ma accompagna tutta quanta l‘avventura iniettandoci una bella dosa di humor nero e, già che c’è, contribuisce pure all’approfondimento del contesto, fornendo tutta una serie di informazioni su bestiario e politica. A volte, la trama si srotola direttamente attorno ai puzzle; altre, invece, si appoggia a delle cutscene che non brillano per qualità, e in generale non rendono giustizia a un comparto artistico complessivamente gradevole e, soprattutto, estremamente leggibile.

Il design dei personaggi non mi fa impazzire ma i livelli offrono il giusto mix tra atmosfera e leggibilità.

In termini di organizzazione, ritmo e trovate, il gioco di BeautiFun Games va un po’ dietro allo schema di certi titoli mobile usciti qualche anno fa, tipo Cut the Rope. Non sorprende che in prima battuta fosse destinato a sbarcare su dispositivi iOS e Android, come ci ricorda continuamente l’indecisione tra i diversi sistemi di comando.

Il gameplay, però, non tradisce, e rappresenta il piatto forte di Professor Lupo and his Horrible Pets. In una visuale dall’alto (sort of) che ne valorizza l’alopecia, il protagonista è chiamato ad attraversare più di cento livelli, distribuiti a loro volta lungo cinque capitoli, cercando di raggiungerne incolume l’uscita.

Il problema sono i mostri, un sacco di mostri, che vanno aggirati, gestiti, sconfitti, inzigati gli uni contro gli altri e mille altre cose ancora, a seconda delle circostanze, principalmente intervenendo sui meccanismi appropriati e impostando il percorso più adatto.

All’inizio, le variabili sono limitate: un mostro o due e qualche porta da gestire, sia in presenza che a distanza, con la possibilità di navigare lungo l’area di gioco per studiare le migliori opportunità. Già dopo un paio di livelli, però, le cose prendono a farsi complicate, soprattutto se si vanno ad assecondare tutte le sfide extra che, oltre a perfezionare la prestazione, approfondiscono la trama e consentono l’accesso al vero finale.

Tipo Snake.

A quel punto, diventa necessario imparare il funzionamento di tutti i meccanismi sparpagliati lungo la base e capire come decodificare i comportamenti delle varie specie di mostri del professor Lupo. Per poterne eludere gli attacchi, sì, ma soprattutto per sfruttare a nostro vantaggio la catena alimentare che li regola. Di quando in quando, scende in campo anche una vaga componente survival-stealth, con alcuni segmenti che fanno il verso ad Alien, e senz’altro al giocatore è richiesta una buona dose di destrezza mescolata ad altrettanta strategia.

Eppure, per padroneggiare come si deve Professor Lupo and his Horrible Pets è necessario in primo luogo comprendere i tempi che ne regolano le lancette: importa relativamente che queste assomiglino a erogatori di gas, ragni giganti o vermi ricoperti di aculei. La stessa dimensione spaziale, cucita attorno a un sistema di tessere più o meno visibili (e di tanto in tanto si innesca un aiutino a infrarossi), per quanto sia profondamente intrecciata con quella temporale, boh, ne è in qualche modo subordinata. O perlomeno così mi è parso.

La gerarchia tra i mostri è regolata dalla catena alimentare.

Per il resto, che dire? La curva di difficoltà è stata equilibrata con cura a favore di un’esperienza intensa, ma mai davvero frustrante. Quasi sempre è necessario crepare almeno una volta per vedere come scattano le trappole e svelare la meccanica di ciascun livello, e nonostante gli obiettivi extra vengano illustrati esplicitamente in sede di menù, interpretare le istruzioni nella maniera corretta non è affatto banale.

Professor Lupo and his Horrible Pets non è un gioco particolarmente originale e, diversamente da un Baba Is You, lavora di addizione e metrica, piuttosto che di guizzo. Eppure è coerente, profondo e molto più complesso di quanto sembri, oltre che sufficientemente “metto giù e riprendo dopo” da prestarsi alle ferie.

Ho giocato a Professor Lupo and his Horrible Pets grazie a un codice per il download su Switch gentilmente fornito dagli sviluppatori, utilizzando praticamente solo la modalità portatile. Il gioco è disponibile anche per PC e Mac, ma non mi ci vedo.