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Agosto 1980: Cloni, cloni dovunque ti giri | Old!

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Ad agosto del 1980, Taito spara in sala giochi Polaris, ennesimo sparatutto a schermate fisse, in cui si controlla un sottomarino che deve destreggiarsi fra mine e bombe di profondità, cercando di far fuori tutti i caccia bombardieri che sorvolano l'oceano. Non è proprio un capolavoro senza tempo ma fa il suo dovere.

Per non farsi mancare nulla, l'azienda giapponese butta fuori anche un altro sparatutto, tale Space Cyclone, che ricalca in maniera brutale il modello di Space Invaders ma fa perlomeno lo sforzo di aggiungerci una trovata inedita: quando tre delle astronavi nemiche raggiungono il suolo, si uniscono in un unico veicolo e si mettono a bersagliare il giocatore con il raggio ciclonico a cui accenna il titolo del gioco. Ma nonostante questa idea, il gioco non è esattamente memorabile.

Si sforza un po' di più Midway, che con Space Encounters propone una grafica simil-3D e ci piazza a sfrecciare in un canyon metallico, su una stazione spaziale, affrontando nemici di vario tipo. Poi, certo, non è che qui manchi una fonte d'ispirazione e il modello è anzi chiarissimo, inizia per Stars e finisce per Wars. Ma insomma, s'è visto di peggio.

Intanto, nelle case dei videogiocatori si manifesta Circus Atari, sorta di Breakout reskinnato a tema circense, in cui si controlla un'asta che spara verso l'alto un acrobata, intento a fracassare palloncini in movimento prendendoli a crapate. Come dicevo, l'ispirazione è palese ma il gioco è delizioso e ne ho un bel ricordo, sicuramente da bambino ci pasticciai parecchio.

E c'è movimento anche presso la concorrenza, con l'Intellivision che accoglie a braccia aperte la conversione di Carnival, coin-op Sega in cui si va a caccia di conigli, gufi e papere. Nella sua semplicità, Carnival aveva riscosso un buon successo già in sala giochi e andrà presumibilmente bene anche nelle case della gente, dove si introdurrà pure in successive versioni Atari 2600 e ColecoVision.

Infine, agosto del 1980 vede l'uscita di Invaders From Space, un gioco portatile targato Epoch (Grandstand in alcuni territori). Invaders From Space è, a cominciare dalla grafica, un clone spudorato di Space Invaders, ed è francamente portatile di nome ma non troppo di fatto, ma riesce comunque a piazzare fra le mani un'esperienza divertente, accattivante, seducente anche per la sua stessa natura portatile. E l’audio fa un casino che la metà basta.