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L'epicità strabordante di Pokémon il film - Mewtwo colpisce ancora

L’amore che generalmente caratterizza il ricordo per la prima generazione dei Pokémon non può essere in alcun modo scisso da uno dei suoi esponenti di spicco, Mewtwo, ovvero il suo principale Pokémon leggendario. Una figura misteriosa, sfiorata appena nell’anime e raggiungibile in Rosso/Blu solamente dopo aver sconfitto la Lega Pokémon. Quel poco che si sapeva di Mewtwo era basato su alcuni diari sparsi nel vecchio laboratorio dell’Isola Cannella, dai quali si poteva evincere un fatto sconcertante: i Pokémon potevano essere in qualche modo clonati (ma non come avveniva tramite il glitch di Oro/Argento) e gli scienziati avevano ben pensato di provare a farlo con Mew, il ‘vero’ Pokémon leggendario della prima generazione, dal quale nacque appunto Mewtwo, la cui potenza era a conti fatti incontrollabile.

Si trattava insomma di un Pokémon parecchio affascinante e, quando si venne a scoprire che il primo film dei Pokémon, battezzato per l’occasione Pokémon il film - Mewtwo colpisce ancora, avrebbe avuto proprio lui come antagonista, l’attesa fu insostenibile. Chiunque avesse un figlio fra i cinque e i dieci anni fu praticamente obbligato a portare il proprio pargolo al cinema, con il film piazzato nello strategico novembre del 1999. Purtroppo, io e la maggior parte dei miei amichetti mancammo l’appuntamento: l’unico cinema presente nella zona, a Gioia Tauro, non proiettò il film per chissà quale motivo, facendo di fatto riversare tutti i bambini della provincia a Reggio Calabria, dove la pellicola era probabilmente presente anche in più di una sala. Nemmeno troppo lontano da Palmi, il mio paesello d’origine, ma forse lo sapete già: la Salerno-Reggio Calabria non è mai stato un tratto particolarmente scorrevole e, quindi, anche i soli quarantacinque chilometri di distanza da casa mia potevano diventare un’odissea da tre, quattro ore di viaggio, fra andata e ritorno.

Fortunatamente, ci pensò il cinema all’aperto a mettere una pezza, proiettando il film nello spiazzale della principale scuola elementare di Palmi, la De Zerbi; appena entrato, la visione fu incredibile: centinaia di bambini a schiamazzare in attesa dei Pokémon, talmente tanti da obbligare gli organizzatori a raccattare sedie prese in prestito dalle aule, fino a fare quasi implodere quel gigantesco quadrato di spazio aperto che improvvisamente si era fatto strettissimo. C’era talmente tanta attesa nell’aria da far scordare anche quello che era l’obiettivo principale della serata: il film stesso e Mewtwo; sia io che il mio amico, Gianluca, ce ne scordammo praticamente subito, per via soprattutto del mediometraggio che da allora anticipa ogni film dei Pokémon. In quell’occasione, fu il turno di Le vacanze di Pikachu, una robetta abbastanza divertente, con la tipica comicità slapstick della serie animata.

Ma fu quando iniziò il film che l’altalena emozionale prese violentemente a volare sempre di più: a partire dall’introduzione, con il classico tema della serie originale finalmente riadattato in italiano, cui faceva seguito un Dragonite (un Dragonite, dico) portalettere che avrebbe consegnato ad Ash un invito per un torneo speciale, organizzato da una misteriosa figura (Mewtwo, eccoti lì) e al quale avrebbero partecipato tutti i migliori allenatori del mondo (e che ci farebbe quindi Ash lì in mezzo?); era tutto bellissimo, soprattutto perché, oltre agli allenatori in questione, c’erano anche i loro Pokémon, mettendo così sullo stesso schermo esemplari che nella serie animata praticamente mai si potevano vedere insieme: Venosaur, Charizard, Blastoise, Gyaridos, Hitmonlee, Nidoqueen e molti altri ancora.

Tutti quanti, attenzione attenzione, riuniti da un Mewtwo che finalmente si disvelava, rivelando addirittura la sua capacità di comunicare con gli umani e, soprattutto, il proprio obiettivo: clonare a sua volta tutti i Pokémon degli allenatori invitati sulla sua isola, dando poi inevitabilmente vita a un gigantesco scontro fra cloni e originali (con lo scontato arrivo in corsa di Mew: epicità alle stelle, insomma), in un climax emotivo che aveva come unico risultato quello delle lacrime, seppur inaspettate per le modalità con cui esse giungevano, in occasione del finale, che coincideva con la momentanea morte di Ash. Ora ripensate a quella quantità smodata di bambini: un pianto collettivo devastante, dal quale nessuno degli infanti presenti si poté esimere.

Ci volle un po’, prima che i Pokémon venissero proiettati di nuovo su larga scala sui grandi schermi italiani. Una benedizione per me e i miei compaesani aspiranti allenatori, vista la conseguente anticipazione dell’uscita in home video dei film. Pokémon 2 - La forza di uno non si attestò sugli stessi livelli del precedente, ma la roba messa a disposizione era comunque di tutto rispetto: i tre uccelli leggendari, Articuno, Zapdos e Moltres, riuniti con la forza dall’ennesimo cattivone di turno, con l’unico scopo di evocare Lugia, il principale Pokémon leggendario della seconda generazione, nonché volto copertina di Pokémon Argento. Da possessore di Oro, fui abbastanza seccato dal fatto che quello che invece si trovava sulla mia copertina, Ho-Oh, fu praticamente ignorato, ma va be’, almeno c’era uno Slowking parlante. Comprai anche la videocassetta di Pokémon 3 – L’incantesimo degli Unown, dove il leggendario di turno era solo uno dei tre cani leggendari, Entei, snocciolato in una storiella da filler della serie animata. Ripensandoci, non so se ho smesso di acquistare e guardare i film dei Pokémon per la loro parabola discendente oppure perché, più semplicemente, mi stavo avvicinando alla pubertà, vai a sapere©.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai Pokémon, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.