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Old! #106 – Aprile 1975

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Torniamo a parlare degli anni Settanta, per la precisione dell'aprile del 1975, e torniamo quindi inevitabilmente a parlare di coin-op. Giusto così. Questa settimana cominciamo con Jet Fighter, “simulatore” di dogfighting incastonato da Atari all'interno di un cabinato con due joystick in stile cloche e pensato per il multiplayer a due giocatori. C'è un limite di tempo entro cui bisogna atomizzare l'avversario più volte possibile e, se si viene distrutti, dopo qualche secondo si appare nuovamente sullo schermo con l'aereo rivolto verso una direzione a caso. Tutto qui? Tutto qui. Oh, stiamo parlando degli anni Settanta, già è tanto che non si tratta di una variante sul modello di Pong.

Lo slogan pubblicitario recita “Hi Way — All It Needs Is Wheels”.

Più o meno nello stesso periodo si manifesta un altro bel cabinato di marca Atari: HI Way, anche noto per essere il primo gioco di guida del produttore americano a proporre un cabinato in cui è possibile sedersi. Chiaramente il gameplay è pure in questo caso piuttosto semplice, si tratta semplicemente di schivare auto e correre velocissimi, all'interno di una simulazione non particolarmente accurata. Ma insomma, non è che si possa pretendere Assetto Corsa.

Ma il gioco più ganzo del mese è probabilmente Indy 800, pubblicato – incredibile ammisci! – da Atari. L'asso nella manica del gioco è chiaramente il grosso cabinato, che può vantare su ciascuno dei quattro lati due volanti e due coppie di pedali. Il monitor si trova nella parte alta del cabinato e si può insomma giocare tranquillamente in otto, avvoltolati attorno al cassone, mentre eventuali spettatori possono seguire l'azione grazie a degli specchi piazzati appositamente in alto.

Dal punto di vista tecnologico, fra l'altro, Indy 800 può vantarsi di essere il primo gioco a utilizzare un display RGB che utilizza colori “veri”, senza appoggiarsi sui filtri da applicare allo schermo. Schermo che, per la cronaca, è da ben 25 pollici. E il gioco? Beh, simula una competizione in stile Indianapolis 500, nella quale si sfidano otto auto di altrettanti colori. Guardate che bello che è nel filmato qua sotto. Guardate quanto si diverte la gente. È tutto bellissimo, viva gli anni Settanta.

Chiudiamo spendendo due parole su Games Workshop, azienda non strettamente legata al videogioco ma che bene o male coi videogiochi tende ad avere molto a che fare. Fondata nel aprile 1975 da John Peake, Ian Livingston e Steve Jackson, con sede in Bolingbroke Road a Londra, l'azienda si occupa inizialmente di tavole di legno per giochi da tavolo classici come il backgammon e il go, ma successivamente passerà ad importare Dungeons & Dragons in Gran Bretagna e quindi diventerà il publisher di wargame e giochi di ruolo che oggi conosciamo bene. Io non sono esattamente un fanatico della disciplina, quindi facciamo che vi rimando direttamente alla pagina su Wikipedia e mi limito qui a sottolineare la valanga di videogiochi che verranno poi prodotti direttamente da Games Workshop o da altri publisher su licenze ufficiali, nel corso dei successivi quarant'anni. E mentre siamo tutti qui in dolce attesa di Warhammer: Total War, già che ci sono, vi rimando anche all'elenco di tutti i giochi più o meno marchiato Games Workshop.