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John Wick ha detto abbastanza

Quando usci il primo John Wick mi domandai: “perché proprio adesso?”. Come mai così tardi? Perché non prima?

L’action occidentale, nonostante la quantità di titoli portati con pervicacia nelle sale, a mio parere non godeva di buonissima salute. Da una parte avevamo i Venerati Maestri in evidente crisi: un Silvester Stallone svogliato aveva imposto la sua ingombrante personalità su Bullet to the Head (JIMMY BOBO!!!) fino a trasformare quello che, sulla carta, avrebbe dovuto essere un classico buddy cop movie in un altrettanto classico “bandito e principessa” movie con Sung Kang nella parte della principessa fuori dal mondo che blatera di belle utopie e si deve far salvare dal rude eroe che sa quanto è cattivo il mondo.

ah, no?

Bruce Willis, dopo aver tentato senza troppa convinzione di trovarsi un erede nel quarto Die Hard, ci riprova una seconda volta con “Die Hard - Un buon giorno per morire”, facendo divertire solo Leo Ortolani ma consegnando ad imperitura memoria il termine “Broccoliculo”.

Qui a imperitura memoria, anche perchè il post sul blog è esploso.

Ai margini estremi dell’action si avevano certo esplosioni sorprendenti: nel ghetto dei palestrati, LA FAMIGLIA di Vin Diesel continuava a fare le sgumme con sempre più convinzione. Ai piani alti dei “grandi interpreti”, Liam Neeson inventava un nuovo modello di action il cui maggiore momento di FOMENTO consisteva in lui che parla al telefono. Sparato al successo dall’ex Signor Madonna, Jason Statham, ci faceva capire quanto può pestare duro un truzzo britannico e, nel più longevo franchise di spionaggio della storia, Daniel Craig bissava il concetto.

Non tutto andava male; il ricambio generazionale sembrava in atto, ma c’era da preoccuparsi del fatto che “la critica che conta” stesse guardando con sempre più interesse ai “Paesi Emergenti di Menare” che a suon di Mue-thai, Tae-kwon-do e Escrima, superavano a destra il kung-fu ormai prestato alla glorificazione della patria comunista/consumista e ci stavano, figurativamente parlando, “facendo il culo”.

La balaustrata nella schiena di The Raid faceva male, signora mia. Uh! se faceva male!

Enter John Wick.
Con un film solo, un belloccio mediamente atletico appassionato di Tai-Chi, a cui dobbiamo lo sdoganamento della bromance prima e del wire-fu ad altissimo budget poi, improvvisamente prende l’action e con una cura dimagrante Full Metal Jacket gli fa sudare tutto l’inutile grasso di cui si era ingozzato.

Uno dei pochi trailer d’azione in cui la proporzione gente che parla/gente che spara è truccata rispetto al film… a favore della gente che parla.

Le due menti dietro all’operazione sono, senza nessuna sorpresa, due stunt-coordinator che capiscono a pelle cosa veramente vuole vedere lo spettatore tipo di film action: qualche decina di mortiammazzatimale e un protagonista che non ti deve lasciare mai dubbi su quanto sia il più crasto del mondo. Le motivazioni, il subplot romantico, la bromance, le tecniche, i vecchi maestri e i saggi sergenti possono anche fare piacere qui e lì, ma molto spesso diventano inutile grasso.

La cura dimagrante John Wick non risparmia nulla: né il movente (gli hanno ammazzato il cane), né i mezzi (sono il killer più figo della mala, punto), né tantomeno l’opportunità (il Continental, del quale sappiamo che ha tutto e può tutto).

Ovviamente a raccontarlo sembra ridicolmente facile, ma il fatto è che per tutti i centouno minuti di film regia e sceneggiatura sono due trainer spietati che non lasciano un attimo di respiro. Quando John Wick viene nominato la gente ridipinge mutande. Quando John Wick parla, che di fronte abbia il suo amico “meccanico estetista” o un simpatico “poliziotto informato”, il leggero nervosismo dall’altra parte rispetto alle conseguenze delle sue parole è fin troppo percettibile.

Ma ancora peggio è la rappresentazione di cosa succede quando John Wick NON parla.

“Che ha detto?” “Abbastanza.”

Tutto il resto è puro e semplice bodycount.

E’ una singolare coincidenza che praticamente negli stessi giorni esca un altro film che si concede di dare al genere una bella sferzata schiantagrassi: The Equalizer, in cui abbiamo invece Denzel Washington interpretare la versione umarell del personaggio “a cui non devi dare un dispiacere” che aveva reso iconico con Man on Fire. Era come se il cinema action si fosse reso conto di stare arrivando male alla prova costume.

Umarell di Menare ((c) i400 calci)

Poi, sarò onesto, io non so cosa sia andato male.

Esce John Wick 2 ed è come rivedere una donna che ricordavo bellissima, con addosso lo stesso vestito da sogno dell’ultima volta e 20 chili in più, che malinconicamente ti confessa un inferno di palestra, cyclette e dieta fatto per l’amore di un’estate ma impossibile da sostenere a vita.
Lo spettacolo c’è. Anzi, è pure meglio, ma il personaggio e tutto il contesto si giocano la credibilità in tempo zero.

La lista de LO SBAGLIO è ampia e gronda strutto: scagnozzi russi che consigliano a capi russi l’unica cosa sensata da fare e, per punizione, devono scrivere alla lavagna “Baba Yaga una volta ha ammazzato tre persone con una matita” cento volte; “patti d’onore” con tante falle attuative da farli sembrare un decreto legge italiano; il Continental che ti sbatte la mercanzia in bella vista come una attempata donna di vita che sa di non poter più contare sulla promessa di un sorriso seducente; Riccardo Scamarcio che sovraccarica il mafioso degenerato togliendo ogni credibilità ad un qualsiasi sindacato criminale occulto che possa anche solo accettarlo come membro, figuriamoci come dirigente. Claudia Gerini, evidentemente ancora offesa perché la Bellucci le aveva fregato il ruolo di Cleopatra in Asterix e Cleopatra.

“Galli, venuti da lontano per soffocarmi nell’odio! Vi mostrerò come muore una regina!”

Ruby Rose, assassina muta, letale e silenziosa, che con un intero labirinto di specchi a disposizione, forte dei suoi quaranta chili scarsi a secco, affronta John Wick in una spoglia e stretta uscita di sicurezza (e Re “Attacco Frontale” Theoden, muto); Morfeo che guida il sindacato dei barboni, opposizione squatter ai fighetti del Continental; John Wick che ammazza davvero tre persone con una matita perché altrimenti noi, malfidenti, non ci avremmo creduto e… Devo continuare?

La leggerezza con cui si passò dall’ “abbastanza” al “troppo” mi lasciò deluso e arrabbiato, tanto che ad oggi ancora non sono riuscito a vedere il terzo film e, certamente, non ho nessun brivido di gioia nel sapere che ce n’è un quarto in cantiere.

Una volta che John Wick dice abbastanza, dopo c’è solo silenzio.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a Keanu Reeves, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.