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Hereditary: Prendi una donna, trattala male

Hereditary arriva in Italia con qualche mese di ritardo rispetto al resto del mondo, portandosi sulle spalle tutto il peso della chiacchiera che lo accompagna e delle lodi da cui è stato sommerso, indicato come esordio incredibile e miglior horror dell'anno. E se lo merita. Si merita ogni parola positiva spesa nei suoi confronti, se le merita anche se ci si può facilmente trovare qualcosa che non convince e anche se non è scontato innamorarsene. Se lo merita perché è un film dall'ambizione notevole, con momenti incredibili e con una forza, un coerenza e una capacità di rimanere fedele al cammino intrapreso che si vedono di rado. Non perdetevelo, andate, andate senza saperne nulla, andate senza leggere il sottotitolo italiano che fa spoiler, andate, andate, andate.

La storia racconta di una famiglia che affronta la morte recente della simpatica nonnina e si trova a dover gestire tutto ciò che ne consegue. E per buona parte del film, lo spettatore, tanto quanto i protagonisti del film, fatica a comprendere fino in fondo cosa siano queste conseguenze. Hereditary abbraccia infatti il cliché del dubbio, del "Ma starà accadendo davvero?", facendolo però in maniera raffinata, asciutta, quasi fredda, senza lasciarsi andare a furbate o strizzatine d'occhio, inseguendo il suo obiettivo con una cattiveria brutale e asettica. È un film dall'approccio morale quasi documentaristico, che non esprime mai simpatia nei confronti dei suoi personaggi, anzi, li maneggia come se fossero pupazzi in una casa delle bambole. Si limita quindi a mostrarcene la rovinosa caduta verso l'inferno, accompagnandola con una scrittura serissima, intensa, che abbraccia i temi famigliari affrontati e non schiva l'inevitabile comicità figlia dell'assurdo di ciò che racconta.

Seguendo i modelli più alti possibili nel genere senza mostrare alcuna vergogna e senza abbandonarsi al citazionismo sterile, Hereditary gioca sull'accumulo di tensione, imbarazzo, difficoltà umana, semplici cose fuori posto che perturbano, e costruisce un racconto che non insegue i colpi ad effetto ma quando ti piazza le svolte d'impatto trova forse anche per questo un'efficacia terrificante. E il bello è che questa sua fredda spietatezza si mescola anche a un cinico senso dell'umorismo, quello di chi sa abbracciare il senso del ridicolo di cui sono intrisi gli orrori che racconta e non se ne vergogna, anzi, lo cavalca, fino a quel finale così disinteressato ai compromessi che, sì, risulta inevitabilmente storto, stonato, può perfino dare un'idea di ridicolo. Ma è un ridicolo che affonda nelle budella e colpisce fino in fondo. Hereditary è un film meno terrorizzante di quanto chiacchiera e campagna marketing possano far credere e, anzi, non è nemmeno da escludere che uno finisca per ricordarsene soprattutto qualche risatina. Però, attraverso la potenza delle sue immagini, l'intransigenza del suo regista e la bravura di Toni Collette, ti lascia addosso il disagio, il malessere che è proprio dell'horror più forte.

Giusto a titolo informativo: sono andato a spararmelo al cinema ormai più di un mese fa, quando è uscito dalle mie parti, in lingua originale e preda del jet lag di ritorno dall'E3 2018. In Italia ci esce oggi.