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Fist of the North Star: Lost Paradise è fatto apposta per gli amanti di Kenshiro

Il titolo potrebbe bastare. Sega ha tirato fuori dal cappello il suo gioco basato su Fist of the Noth Star, l’opera di Buronson e Tetsuo Hara, in Italia nota come Ken il guerriero. Ci sono cresciuto, anche molti di voi, credo. Negli anni, si sono avvicendati diversi videogiochi ispirati al manga/anime, alcuni belli, alcuni brutti, alcuni bruttissimi, ma questa iterazione è senz’altro la migliore. Il gioco è stato sviluppato da uno dei team soliti lavorare sulla serie Yakuza, e pesca a piene mani dalla saga di Toshihiro Nagoshi, perciò siete avvisati: se non amate vagabondare alla ricerca di oggetti, quest secondarie, oppure non amate i giochi pieni di slices of life, come andare in un ristorante per mangiarsi qualcosa, sappiate che Fist of the North Star: Lost Paradise ne è pieno.

Ma ha anche tutto quello che un fan di Kenshiro vorrebbe. Schifosi balordi che importunano anziani e bambini, da avvicinare e mutilare a colpi di tecniche segrete della scuola di Hokuto? Ci sono. Miseria, povertà, aridità e tante altre allegre caratteristiche che rendono il mondo di Kenshiro l’oasi apocalittica che è? Presenti. L’atmosfera del gioco, scena dopo scena, ambientazione dopo ambientazione, è semplicemente perfetta.

La storia è inedita o, meglio, è la solita di sempre, che inizia con il rapimento di Yuria da parte di Shin e diventa un viaggio verso il ritrovamento dell’amore perduto di Kenshiro. Solo che viene rinarrata e infarcita di qualche fatto nuovo, mischiandosi al destino e ai segreti della città di Eden. Eden è il teatro degli eventi principali del gioco, come di solito lo è il quartiere di Kamurocho in Yakuza. Qualcuno ha storto il naso per le contaminazioni prese dalla serie Yakuza, dai minigiochi a certe sezioni rigonfie di ironia surreale ma nell’opera originale i momenti ironici erano presenti! Voglio dire, Ken che gioca a baseball con una trave colpendo motociclisti punk? Poesia pura. O anche affrontare il minigioco del bartender e preparare cocktail a colpi di Hokuto. Robe che da sempre i fan discutono, magari proprio al bar: “Oh, ma ti immagini Ken a shakerare alcolici?”. Ci hanno dato quello che abbiamo sempre chiesto. Ma pure per i fan di Yakuza, che ne apprezzano la struttura, con Eden piena di minigiochi come i cabinati dove è possibile persino giocare al primo Fist of the North Star per Sega Master System.

Con o senza ghiaccio? Decide Ken.

Oltre alla città principale, c’è tutto il territorio esterno, le wasteland da esplorare in auto a mo’ di Mad Max, che collegano Eden con luoghi storici della serie, che visitiamo man mano che la trama ce lo chiede. Sia in città che in questa parte sandbox, ci sono miriadi di teppisti pronti ad essere picchiati con le tecniche che apprendiamo. Tecniche esplosive, look anni Ottanta porno-metal, musiche in cui la batteria picchia forte e si alterna alle schitarrate, tonnellate di sangue.

Insomma, pare davvero il paradiso per i fan di Ken, no? Mi sento di dire di sì, con un grosso “ma” che, però, fa scendere parecchio il responso finale, anzi, lo fa quasi schiantare. Fist of the North Star: Lors Paradise è un gioco vecchio, tecnicamente così indietro che alcuni scorci paiono presi da un gioco PlayStation 2, messo su PlayStation 4 dopo una spolverata per immergerlo in una cornice quantomeno in alta definizione. La serie di Yakuza ha fatto grossi passi avanti, con fra l’altro Yakuza 6 e Yakuza Kiwami 2 che sfruttano il nuovo Dragon Engine di Sega. Qui no, qui siamo fermi ai primi titoli PlayStation 3 della serie di Kazuma Kiryu. Mancano i guizzi degli ultimi capitoli e la varietà di situazioni, cosa che porta a una ripetitività di fondo a tratti lancinante.

Se siete scimmiatissimi con la storia di Hokuto e delle altre arti marziali, non vi stancherete mai, nemmeno dopo il centesimo “Omae wa mou shindeiru” pronunciato da Kenshiro, a cui segue l’esplosione della testa del nemico. Tutti gli altri non hanno davvero nessun motivo per giocare questo titolo, semplicemente. Aldilà della licenza trattata con i guanti, non offre nulla di nuovo per il panorama videoludico, anzi, fa parecchi passi indietro. Quindi, guardatevi nell’anima, cercate di capire quanto amate Ken il Guerriero e fate la vostra scelta.

Ho giocato a Fist of the North Star: Lost Paradise grazie a una versione fisica del gioco fornitami dal distributore italiano. La mia run è durata circa venti ore, ottenute completando la storia principale, finendo circa metà delle missioni secondarie e provando tutte le attività extra. Da fan sia di Ken il guerriero che del completismo forsennato, capirete che tornerò presto nel mondo post apocalittico di Sega. Se avete sette stelle sul petto, lo farete anche voi senza pentirvene. Come al solito, se acquistate il gioco (o qualsiasi altra cosa) su Amazon passando dai seguenti link, una piccola percentuale di quello che spendete andrà a noi, senza alcun sovrapprezzo per voi. Se volete procedere su Amazon Italia dirigetevi qui, se preferite Amazon UK puntate qui.